Vino e turismo, ecco da dove ripartire dopo il Coronavirus

In aprile è stato presentato nella sala stampa del Senato della Repubblica  il primo manuale dedicato all’enoturismo pubblicato dopo l’approvazione della norma nazionale.

L’Italia è un paradiso goloso e la vendemmia turistica consente di vivere da vignaiolo e scoprire come si produce il vino.

Scritto a quattro mani da chi, da prospettive differenti, vive l’impegno di valorizzare il comparto del vino italiano, è un ottimo spunto di riflessione per la ripartenza. “Turismo del vino in Italia. Storia, normativa e buone pratiche” (Edagricole) è il titolo del volume, scritto dal senatore Dario Stefàno – autore della legge sull’enoturismo che dà la possibilità di gestire la cantina come una vera e propria struttura ricettiva per ospitare “wine travellers” interessati al vino italiano – e dalla produttrice Donatella Cinelli Colombini, nonché storica fondatrice del Movimento Turismo del Vino.

Riccardo Cotarella, Presidente mondiale degli enologi, ha ricordato quanto il “mondo del vino necessiti di libri per valorizzare il lavoro di chi lavora la terra. Il territorio italiano è assai vitato dal Nord al Sud. Nessuna altra nazione ha la nostra estensione di vigneti. Abbiamo più vitigni che campanili! Il turismo è legato al vino. Che cosa sarebbe la Toscana senza il Brunello o il Chianti? E il Piemonte senza il Nebbiolo? Le terre del vino sono spesso Patrimonio dell’Unesco. E il mondo del vino, oltre che essere ambasciatore della bellezza dell’Italia, è sempre in evoluzione. Il senatore Stefàno, grazie al suo impegno, ha, ad esempio, “inventato” il rosato in Puglia. La Signora del Vino, come ormai tutti oggi chiamano Donatella Cinelli Colombini, è diventata con le sue battaglie una garanzia di cultura. E, dopo la pandemia, il vino può essere quel settore produttivo capace di diventare il motore della ripresa, coniugata alla diffusione della cultura”.

Vino e cultura: l’importanza della storia del vino

Il senatore Dario Stefàno, co- autore del libro, ha ricordato come prima della legge fosse quasi impossibile promuovere l’attività turistica in vigna o in cantina senza correre il rischio di essere fuorilegge. “Grazie alla presenza di una ricerca dell’università di Salerno, ricca di dati, abbiamo potuto costruire una legge nazionale per evitare quegli errori in cui è incappata la legge sugli agriturismi, sottoposta a regolamenti regionali e dunque a diverse sperequazioni. Dopo l’approvazione della legge, con Donatella Cinelli Colombini abbiamo condiviso il desiderio di scrivere un libro che promuovesse la cultura del vino. Il vino è il nostro orgoglio identitario, unisce l’Italia da Nord a Sud. Proprio per questo negli IPSAAR andrebbe studiata la sua storia”.

Enoturismo, turismo del vino in Italia

Si possono coinvolgere i turisti con una verticale di vecchie annate o una passeggiata tra i vigneti.

La “Donna del Vino”, Donatella Cinelli Colombini, invita a riflettere su “come il vino sia un’attrazione così forte da indurre molti stranieri a varcare i nostri confini per conoscere il nostro territorio, la nostra storia e la nostra ricchezza enogastronomica. Gli stranieri vanno presi per la gola e l’enoturismo è la locomotiva della ripartenza! Il turismo del vino sta cambiando: chi è nostro ospite vuole conoscere, vuole fare esperienze. È poi crescente la sensibilità ambientale”.

L’enoturismo si fa sostenibile

Per inciso l’avanzare del vino biologico è inarrestabile. Non smette di crescere. Ma cos’è un vino biologico? É il vino ottenuto da vigneti in cui si evita l’uso di fertilizzanti di sintesi chimica, pesticidi ed erbicidi industriali. I fertilizzanti organici vengono quindi utilizzati nel rispetto dell’ambiente naturale, della biodiversità e della salute. Inoltre, in cantina, si riduce al minimo l’aggiunta di zolfo al processo di vinificazione e si scommette sull’uso di lieviti autoctoni e chiarificatori autorizzati di origine vegetale e minerale. Ma torniamo a Donatella Cinelli Colombini: “Va incoraggiata l’innovazione, ma anche la logistica. I nostri visitatori spesso non prenotano e, se le nostre cantine non sono segnalate in modo appropriato, il turista si perde. Serve la connettività, serve la costruzione di orti didattici, cucine sociali. Perché non usare le strutture dei Consorzi per iniziative sociali e culturali? Non sono forse un bene comune? Nel progetto dei borghi il vino deve avere centralità”.

Il futuro dell’enoturismo: un’estate all’insegna del turismo lento e sostenibile

Di certo anche quest’anno rischiamo di ospitare pochi stranieri e dover incentivare il turismo interno. Si privilegeranno le attività nei vigneti rispetto alla visita delle cantine. Una differenza tra il turismo italiano e quello straniero? Sicuramente l’ospite straniero è disposto a spendere di più, mentre quello italiano predilige le esperienze. E allora occorre formare personale capace di intrattenere.

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