Pasqua in Gallura, che cosa c’è di nuovo in cucina?

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Dimentichiamo per un attimo l’uovo di cioccolato e la colomba. Immaginiamo di essere in Gallura e di leggere il menu di Pasqua.

Noi ce lo siamo fatto raccontare da Francesca, la padrona di casa de La chicca di Francesca, B&B a Santa Teresa Gallura. Trascriviamo:

  • Antipasti di salumi e formaggi tipici.
  • Gnocchi di ricotta di pecora (cjusoni) di grano duro e acqua. La loro superficie rugosa accoglie un sugo di carne.
  • Ravioli di ricotta di pecora (puligioni), leggermente dolci. Aromatizzati con limone o arancia.
  • Zuppa gallurese (suppa cuata), ovvero il trionfo di pane raffermo e formaggi intrisi nel brodo di carne. A seconda dei paesi c’è chi preferisce aggiungere la menta, chi il prezzemolo, chi altre erbe aromatiche.
  • Capretto.
  • Formaggelle, dolci ripieni di formaggio di pecora fresco.
  • Seadas, tortelli fritti ripieni di pecorino e guarniti con miele di castagno.
  • Acciuleddi e Meli, treccine di pasta frolla fritte impreziosite con il miele.
  • Papassini galluresi, biscotti con uvetta.
  • Cucciuleddi e Meli, dove un sottile guscio a coroncina racchiude un ripieno di miele, pane grattugiato, scorza di arancia, mandorle e cannella.
  • Pane pasquale con uova sode, modellato in forme sempre nuove e a volte diverse per maschi e femmine. Esempio: borsetta decorata o bicicletta…

Ai dolci si accompagna il Moscato, considerato un vino da donne per la sua connaturata dolcezza che lo preservava delizioso anche nel tempo di Pasqua.

In realtà sveliamo che in Gallura ci siamo proprio in questo momento e che oltre al menu altri due segni della Pasqua ci hanno colpito.

Uno. Le statue sacre e i crocefissi velati con teli viola, il colore del lutto e della Quaresima. Questa assenza della statua e dell’immagine scatena l’immaginario.

Due. Al posto del consueto ramoscello di ulivo distribuito ai fedeli la Domenica delle Palme, piccoli intrecci di foglie di palma fresche in forma di croce e di foglia allungata, la loro perfezione effimera e la cura del manufatto.

Daniela Ferrando e Monica Viani 

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