Un viaggio nel Monferrato astigiano, tra le colline di Albugnano, la cucina sostenibile di Ca’ Mariuccia e la bellezza medievale dell’Abbazia di Vezzolano. Un itinerario che intreccia sapori, arte e antichi mestieri, con una visita al laboratorio di Nicola Restauri e al mondo in miniatura del presepe di Anna Rosa Nicola. Per scoprire un territorio dove il paesaggio è solo il primo capitolo di tante storie da raccontare
Il nostro viaggio nel Monferrato astigiano è un viaggio lento, che segue il ritmo di strade secondarie che fiancheggiano vigne e piccoli paesi. Il paesaggio cambia a ogni curva: colline morbide, boschi, campi coltivati, filari di vite e borghi che custodiscono storie antiche.
Il nostro itinerario parte da Albugnano, sulle colline del Monferrato, e mette insieme esperienze diverse: un soggiorno immerso nella natura, una tavola che riflette sul rapporto tra cucina e ambiente, una delle testimonianze medievali più interessanti del Piemonte e il lavoro paziente di chi restituisce vita alle opere d’arte.
Le tappe sono Teresa sulla Collina, Ca’ Mariuccia, l’Abbazia di Vezzolano e il laboratorio di Nicola Restauri, ad Aramengo. Un percorso nel quale il paesaggio è il filo che unisce il cibo, la storia, l’artigianato e la cultura.
Albugnano, il Monferrato da vivere con lentezza
Teresa sulla collina è stata protagonista di 4 Hotel, il programma televisivo condotto da Bruno Barbieri

Albugnano è un buon punto di partenza per conoscere il Monferrato astigiano. Il territorio è caratterizzato da colline e terreni di origine marina: durante la visita all’Abbazia di Vezzolano, la guida richiama proprio la natura calcarea e sedimentaria di queste terre, ricordando come il suolo e l’esposizione contribuiscano a distinguere i vini prodotti anche a pochi chilometri di distanza.
Ad Albugnano abbiamo soggiornato a Teresa sulla Collina, una struttura immersa nel verde, con un giardino curato e una piscina che invita a concedersi una pausa. Il luogo perfetto per godersi il paesaggio e il relax. Indimenticabile la cura con cui è proposta una colazione abbondante e davvero golosa!
Ca’ Mariuccia: la cucina e la sostenibilità
La cucina narra un’ospitalità rurale nella quale il cibo non è separato dal luogo in cui nasce

Tra le esperienze che hanno dato un’identità al nostro viaggio c’è Ca’ Mariuccia, ad Albugnano. Un ristorante che, in realtà, è una cascina agricola che prova a tenere insieme coltivazione, cucina, ospitalità e attenzione per l’ambiente.
Il progetto si fonda su agricoltura biologica, permacultura e agroecologia. La cucina guarda alla stagionalità e a ciò che la terra mette a disposizione: verdure, prodotti dell’orto, carni e ingredienti provenienti da una rete di produttori locali.
A tavola abbiamo incontrato una cucina contemporanea, curiosa, costruita su accostamenti e consistenze differenti. Ma a rendere interessante la visita non sono stati soltanto i piatti. È stata anche la conversazione con il titolare Andrea Pirollo, che ci ha portato a ragionare su un tema spesso evocato e meno spesso affrontato nella sua complessità: l’impatto ambientale della filiera alimentare.
Il suo ragionamento parte da una considerazione precisa: l’impatto di ciò che mangiamo non si esaurisce nel momento in cui il piatto arriva in tavola. Comincia molto prima, nella produzione delle materie prime, prosegue nella trasformazione, nel trasporto, nella conservazione e arriva fino al confezionamento.
Andrea ha raccontato anche la difficoltà di ridurre gli imballaggi quando le norme igienico-sanitarie impongono modalità di trasporto e conservazione molto rigide. Ha ricordato, per esempio, il tentativo di trovare un sistema di consegna della mozzarella in contenitori riutilizzabili, anziché nelle numerose vaschette di plastica utilizzate ogni settimana. Un’intenzione che si è scontrata con vincoli normativi e organizzativi. È un tema concreto, lontano dalle dichiarazioni di principio. Perché scegliere un prodotto biologico o locale è importante, ma non risolve automaticamente tutte le questioni legate alla sostenibilità di una filiera.
Nel suo racconto è emersa anche la memoria di un modo diverso di acquistare e confezionare gli alimenti. Un tempo il droghiere utilizzava carte differenti per avvolgere formaggi, carne, verdure e altri prodotti. Materiali semplici, spesso legati a una filiera locale, che oggi sono stati in larga parte sostituiti da imballaggi complessi e monouso. Come dice Andrea: «Abbiamo perso il senso di come si confezionava il cibo trent’anni o quarant’anni fa».
A Ca’ Mariuccia una cucina che racconta il territorio

La cena è stata un percorso di assaggi, nel quale verdure, carni e ingredienti del territorio sono stati presentati attraverso preparazioni diverse. Si comincia con una coppetta di gazpacho, pesche grigliate, pomodorini e crema di olive. Seguono la quaglia in carpione, un fiore di zucca ripieno e una crema di zucchine; poi il pinzimonio, accompagnato da una crema di fagioli, verdure condite e una spuma all’olio.
La sequenza continua con una tartelletta di carote e limone e una preparazione di galletto. Arriva poi il pesce marinato, servito come un sashimi con crema di mandorle, olio e foglie di fico. Tra i piatti successivi, una preparazione di porcini con uovo morbido e crema di tartufo nero.
Il risotto al finocchietto, con polpettine di tinca e coscette di rana al Marsala, porta in tavola ingredienti e sapori che raccontano il legame con il territorio. A chiudere la parte salata, una quaglia farcita con carne di quaglia e salsiccia, accompagnata da verdure saltate.
Anche il pranzo del giorno successivo ci ha permesso di ritrovare una cucina attenta alle verdure e alle preparazioni stagionali: tra questi, patate viola, carote, cipollotto alla griglia con crema di cipollotto ed erba cipollina, oltre a una selezione di antipasti come vitello tonnato, acciughe con bagnetto verde, zucchine e trota in carpione. Un trionfo di colori, consistenze e sapori.
Freisa e vini del Monferrato: il territorio nel calice

Il vino accompagna naturalmente il racconto gastronomico. Durante la cena abbiamo assaggiato una Freisa, un vitigno storicamente presente nell’Astigiano e nelle colline piemontesi. La Freisa è un vino generoso, con una personalità riconoscibile e una struttura che può essere importante. La Giulia Freisa d’Asti DOC Superiore di Ca’ Mariuccia esalta il lato più ruvido del vitigno. Profumi di lampone, pepe, viola e sottobosco rendono il gusto selvatico.
Il Monferrato è un territorio in cui il rapporto tra suolo, esposizione e vitigno diventa particolarmente evidente. Le differenze possono cambiare anche nel raggio di pochi chilometri: una ragione in più per non fermarsi a un solo assaggio e per conoscere i vini direttamente nei luoghi in cui nascono.
Abbazia di Vezzolano: cosa vedere in uno dei tesori medievali del Piemonte

A poca distanza da Albugnano si trova l’Abbazia di Santa Maria di Vezzolano, uno dei complessi medievali più significativi del Piemonte. L’abbazia colpisce già dall’esterno, con la facciata romanica e le decorazioni scolpite nella pietra. Le figure, le colonnine e i capitelli raccontano un linguaggio figurativo nel quale la dimensione religiosa si intreccia con la vita e la cultura del Medioevo.
All’interno, uno degli elementi più sorprendenti è il pontile scolpito, una struttura di grande valore artistico che separa e mette in relazione gli spazi della chiesa. Le figure rappresentate, i volti e i dettagli delle sculture invitano a soffermarsi: ogni particolare sembra avere una storia da raccontare.
La visita guidata aiuta a leggere anche gli affreschi, con immagini sacre e riferimenti alla società medievale. Tra i dettagli che colpiscono c’è il blu intenso del lapislazzuli, pigmento prezioso che testimonia il valore attribuito alla decorazione pittorica e le risorse necessarie per realizzarla.
Alcune scene richiamano temi molto presenti nella sensibilità medievale, come la morte e la fragilità della vita. La danza macabra e le immagini degli scheletri ricordano che la morte riguarda tutti, indipendentemente dalla ricchezza e dal rango sociale.
Il presepe di Anna Rosa Nicola: un mondo in miniatura

Assolutamente da ammirare è il lavoro di Anna Rosa Nicola, restauratrice e artista, autrice di un presepe di straordinaria ricchezza di particolari.
Non si tratta soltanto di una rappresentazione della Natività. Il presepe è un vero e proprio mondo in miniatura, nel quale si incontrano botteghe, antichi mestieri, personaggi e scene di vita quotidiana. Ogni figura ha una propria espressione, un gesto, una postura. Anche gli oggetti più piccoli contribuiscono a costruire un racconto corale.
La cura del dettaglio è sorprendente: gli ambienti sembrano abitati, le botteghe sono animate, gli oggetti riproducono con precisione quelli della vita di un tempo. L’opera richiede uno sguardo lento, perché ogni volta che ci si avvicina si scopre qualcosa che prima era sfuggito.
Un aspetto particolarmente interessante è l’utilizzo di materiali di recupero. Ciò che potrebbe essere considerato uno scarto viene trasformato e trova una nuova funzione, grazie a un lavoro artigianale paziente e meticoloso.
Il presepe viene esposto all’Abbazia di Vezzolano. Per chi desidera ammirarlo, è bene verificare dove e quando sia attualmente visitabile: le esposizioni possono cambiare sede e calendario.
Nicola Restauri ad Aramengo: il mestiere di conservare la memoria

Il viaggio prosegue ad Aramengo, dove abbiamo visitato Nicola Restauri, realtà familiare specializzata nel restauro di opere d’arte. L’attività è stata fondata nel 1947 da Guido e Maria Rosa Nicola e si è sviluppata nel tempo grazie al lavoro di più generazioni e alla collaborazione di restauratori e professionisti con competenze differenti.
Entrare in un laboratorio di restauro significa avvicinarsi a un mestiere nel quale manualità, conoscenza dei materiali, ricerca e tecnologia devono procedere insieme. Non esiste una ricetta valida per ogni opera: ogni intervento richiede uno studio specifico, una valutazione delle condizioni e un progetto che definisca tempi, metodi e obiettivi.
Nei restauri più complessi, dove è importante il lavoro in team, collaborano architetti, ingegneri, storici dell’arte, restauratori e altre figure specialistiche. Il risultato non dipende soltanto dalla capacità di intervenire sulla materia, ma anche dalla comprensione della storia dell’opera e del contesto nel quale si trova.
Restaurare un edificio non basta, se poi non si sa quale sarà il suo futuro. Un luogo recuperato ma lasciato inutilizzato rischia di deteriorarsi nuovamente. Al contrario, un edificio vissuto e mantenuto può conservare più a lungo la propria funzione e la propria bellezza.
Il restauro, quindi, non è soltanto un intervento sul passato. È anche una responsabilità verso il futuro: significa restituire un bene alla comunità e fare in modo che continui a essere frequentato, curato e riconosciuto.
Monferrato astigiano: cosa vedere durante il week end

Un soggiorno tra Albugnano e i dintorni può diventare un itinerario di uno o due giorni, da costruire secondo i propri interessi e i tempi della visita.
- Albugnano: il punto di partenza per scoprire le colline, i vigneti e il paesaggio del Monferrato astigiano.
- Teresa sulla Collina: una struttura dove fermarsi per una pausa immersi nel verde.
- Ca’ Mariuccia: una tappa gastronomica per conoscere una cucina legata alla stagionalità e un progetto agricolo attento alla sostenibilità.
- Abbazia di Vezzolano: una visita da non perdere per scoprire architettura, scultura e pittura medievale.
- Aramengo e Nicola Restauri: un’occasione per conoscere il lavoro di chi si prende cura delle opere d’arte e della memoria materiale.
- Il presepe di Anna Rosa Nicola: un’opera in miniatura da cercare nelle sedi e nelle esposizioni comunicate dagli organizzatori.
