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La Danza Macabra della Morte di Clusone: son io la Morte e porto corona/Io son di tutti voi Signora e Padrona

Un affresco affascinante che giustifica una vacanza a Clusone in provincia di Bergamo

Se amate l’arte medievale, dovete conoscere La Danza Macabra della Morte di Clusone. Noi vi raccontiamo la sua storia, come interpretarla e come collocarla nel periodo storico

É curioso come a volte siamo attratti da località straniere, spesso difficili da raggiungere, ignorando l’esistenza di veri tesori vicini a noi facilmente raggiungibili. Lasciando da parte lunghe riflessioni sulle motivazioni, Famelici ha deciso di raccontrvi uno dei beni artistici che rende Clusone – una cittadina in provincia di Bergamo – una destinazione da segnare in agenda.

clusone

Se in un prossimo articolo vi racconteremo il nostro viaggio a Clusone, oggi vi parliamo di un affresco medievale: la Danza Macabra della Morte.Un tema assai noto nel Medioevo che ha ispirato in epoche più recenti film e canzoni. Basti pensare all’epilogo del capolavoro di Ingmar Bergmanil Settimo Sigillo o alla canzone di Angelo Branduardi Ballo in fa diesis minore. In particolare, il cantautore di Cuggiono, noto per la sua ricerca nell’ambito della musica medievale, ha più volte dichiarato che i versi della sua famosa ballata sono stati ispirati da un’opera medievale con tema la danza della morte raffigurata nell’affresco esterno della chiesa di San Vigilio presso Pinzolo, in provincia di Trento.

Lo spettacolare affresco della Danza Macabra della Morte di Clusone: il suo significato e chi l’ha dipinto

La Danza Macabra della Morte di Clusone è un memento mori (ricordati che devi morire): la morte accompagna sempre i vivi

La Danza Macabra della Morte di Clusone

Un tema ricorrente in tutto il Medioevo è rappresentato dall’incontro tra vivi e morti raffigurato da una danza macabra che ci ricorda la supremazia della morte. La Danza Macabra della Morte di Clusone, realizzata da Giacomo Borlone de Buschis, detto il Borlone, fra il 1484 e il 1485, per l’oratorio dei Disciplini, quando nella cittadina dominava la città di Venezia, comprende tre grandi raffigurazioni della morte proprie della cultura medievale: i cavalieri che fuggono dalle frecce della morte, il trionfo della morte e la danza.

Gli uomini tentano in tutti i modi di sfuggire alla morte, ma ogni tentativo è vano. Il Doge, il vescovo e i ricchi cercano di salvarsi comprando la salvezza, ma monete d’oro o fave di zucchero non servono a nulla. La morte non si fa corrompere.

La Danza Macabra della Morte: la rappresentazione di una metafora

clusone danza della morte

Nell’affresco della Danza  Macabra della morte di Clusone si riuniscono tre temi differenti: la Morte che trionfa, l’incontro tra i vivi e i morti e la danza macabra. Una cornice sottile separa l’affresco del Trionfo della Morte dalla sottostante Danza Macabra. Vi si legge: “O che ti serve a Dio del bon core, Non havere pagura a questo ballo venire. Ma alegramente viene e non temere, poi chi nase (nasce) e li conviene morire”. La morte è ineluttabile.

Se l’incontro con la Morte è visibile nella parte alta dell’affresco – dove spiccano le figure di tre cavalieri che servono all’artista per fondere in modo originale il tema dell’incontro e del trionfo della Morte – la sezione che colpisce maggiormente l’attenzione del visitatore è la Danza Macabra della Morte.

Leggendolo da sinistra, si vede che da una porta avanza una moltitudine di persone. Tra esse spicca una fanciulla vestita di rosso con in mano uno specchio, che, nel riflesso, vede lo scheletro che l’accompagna. Lo specchio fa pensare che la donna rappresenti la vanità. Procedendo dalla dama verso destra troviamo un disciplino incappucciato munito di flagello, un conciatore di brocche, un oste, un pellegrino, un mercante (o forse un usuraio) e un portalettere. Il mercante sembra che stia prendendo dalla borsa delle monete da offrire allo scheletro perché lo liberi dalla danza.

Gli anni di ricerca per scoprire il significato della Danza Macabra della Morte di Clusone

L’opera fu commissionata dai Disciplini, ovvero dai membri di una confraternita probabilmente fondata a Bergamo nel 1336 e diffusasi successivamente nei territori limitrofi

Il medievista francese Jacques Le Goff ha dimostrato come, nel dodicesimo secolo, fosse nato un nuovo luogo dell’aldilà, il Purgatorio, un luogo di purificazione temporanea. La sua raffigurazione imponeva una riconsiderazione del rapporto tra vivi e morti per evitare che si perdesse il significato della dannazione. La necessità di ripensare alla geografia dei luoghi dell’aldilà ha portato Giacomo Borlone de Buschis a rappresentare il significato della vita in modo nuovo.

L’affermarsi del Purgatorio implicava, infatti, l’indebolimento del timore delle dannazioni infernali e la necessità dell’imporsi di un nuovo atteggiamento nei confronti dei piaceri della vita. Occorreva ricordare che la morte è Padrona, nessuno può sfuggirle. Ricchi e poveri, giovani e anziani sono le sue vittime predestinate. I beni terreni non salvano dalla sua falce.

Credit Photo Danza Macabra: Andrea Zanga

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Written by Monica Viani

Giornalista e blogger specializzata in enogastronomia e travel, non amo i confini e i pregiudizi, nemmeno quando mi siedo a tavola. In un calice di vino, in un piatto si nascondono storie, speranze e gioie di interi popoli. Cibo è cultura, contaminazione, convivialità, potere e tante altre cose da indagare con spirito famelico. Con Fabrizio Bellavista e il suo sguardo aperto al futuro, cerco di affrontare il mondo del cibo in chiave culturale. Il mio unico imperativo categorico? Mai fermarmi al primo morso, ma divorare tutto ciò che può essere degustato!

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