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Tartufo, cerca e cavatura sono Patrimonio Unesco Immateriale dell’Umanità

Ma che cosa occorre per essere riconosciuti Patrimonio Unesco Immateriale dell’Umanità?

Ci sono voluti 8 anni per il sì ufficiale al riconoscimento della candidatura per tartufo, cerca e cavatura. Una tradizione italiana che coinvolge 70mila tartufai e 14 regioni. Ma che cosa occorre per essere riconosciuti Patrimonio Unesco Immateriale dell’Umanità?

Aggiornato il 28 / 02/ 2026

L’Italia vanta diversi riconoscimenti come Patrimonio Immateriale dell’Umanità e tra questila cucina italiana nel suo insieme. Il prestgioso riconoscimento viene assegnato, in genere, a piatti o tradizioni che rappresentano la dieta di un paese e la sua identità culturale. L’obiettivo è quello di preservarne la conservazione.

La cucina Italiana Patrimonio Unesco Immateriale dell’Umanità

Cucina italiana Patrimonio

In Italia diversi piatti  hanno conquistato l’ambito riconoscimento. Tra questi forse il più famoso, è l’ultimo: la cucina italiana, riconosciuta come un’arte in grado di rappresentare un’intera nazione. Le le motivazioni evidenziano in modo chiaro i motivi di tale ottenimento:

L’elemento consiste in un insieme di pratiche sociali, rituali e gesti legati alla preparazione e alla condivisione del cibo. Comprende conoscenze e competenze relative alla selezione, trasformazione, cottura e conservazione degli alimenti, nonché alla presentazione e al consumo dei piatti. Favorisce la coesione sociale, il dialogo intergenerazionale e un senso di identità condivisa, promuovendo al contempo il rispetto per la biodiversità, la stagionalità e pratiche alimentari sostenibili.”

Significato di Patrimonio Immateriale dell’Umanità

Non è importante l’esclusività, ma il senso di appartenenza della ricetta

Giornata Mondiale dell'uovo 2024
La carbonara rivisitata

L’Unesco definisce chiaramente il significato di Patrimonio Immateriale dell’Umanità. Lo si intende come insieme delle “pratiche,  conoscenze ed espressioni che le comunità riconoscono come parte della loro identità culturale, insieme agli oggetti e agli spazi associati“.

Sembra semplice, ma non lo è. Come può essere definito patrimonio ciò che per sua natura muta nel tempo? Che cosa si protegge, quando un piatto o una tecnica sono dichiarati tali?

La cultura non è la stessa cosa del patrimonio. La cultura comprende manifestazioni di ogni tipo, mentre il patrimonio si riferisce a quei riferimenti culturali che rappresentano la comunità. Quando candiadiamo una ricetta, una tecnica a Patrimonio Immateriale dell’Umanità dobbiamo sempre chiederci perchè lo facciamo e cosa significa proteggerlo per evitare che il riconoiscimento abbia solo un impatto mediatico.

Il patrimonio immateriale sopravvive solo se si accetta che possa essere trasformato per evitare la fossilizzazione. La cucina è materia viva. Oltre alla ricetta, va inclusa la difesa, la promozione e la  protezione dei valori culturali associati a quei piatti o cibi con valore identitario. Le persone che formano la comunità devono, poi, sentirsi attori di questo processo.

Come rendere il cibo reale patrimonio culturale

Se c’è qualcosa che ti piace, non limitarti a assaporarlo. Documentalo, fai domande, scatta foto, video, parla con chi lo realizza, perché arriverà un momento in cui queste persone non ci saranno più e allora si perderà la possibilità di fare vivere quel patrimonio che, se ben conservato, genererà a sua volta cultura.

Il pericolo?

Il grande pericolo che si corre è che il Patrimonio Immateriale dell’Umanità sia ridotto a una mera questione economica in nome di un eccessivo richiamo turistico.

Tartufo, cerca e cavatura sono Patrimonio Unesco Immateriale dell’Umanità

Salgono a 16 gli elementi italiani che fanno parte del patrimonio culturale immateriale dell’umanità

tartufo nero ad Alba
Il Piemonte è conosciuto per il tartufo

La pratica della “cerca e cavatura del tartufo in Italia: conoscenze e pratiche tradizionali” è ufficialmente entrata nel patrimonio culturale immateriale dell’umanità tutelato dall’Unesco. Il Comitato dell’Organizzazione mondiale per l’educazione, la scienza e la cultura, a Parigi, dopo 8 anni, ha dato il sì ufficiale al riconoscimento della candidatura. L’importante riconoscimento è arrivato dopo un faticoso lavoro di catalogazione di una tradizione italiana.

L’annuncio è stato diffuso dal presidente della Coldiretti, Ettore Prandini, durante dell’Assemblea nazionale della maggiore associazione di rappresentanza e assistenza dell’agricoltura italiana.

Che cos’è la cerca e la cavatura del tartufo?

il cane da tartufo birba

La “cerca e cavatura del tartufo”è quella pratica Made in Italy che prevede la ricerca con i cani nei boschi e della raccolta dei funghi ipogei spontanei. Un’arte che è tramandata da padre in figlio e che unisce il Nord e il Sud Italia. Si tratta di una pratica che unisce le competenze del tartufaio e quelle del cane con la sua capacità olfattiva.

Chi ha chiesto la candidatura a Patrimonio Unesco?

Molte le organizzazioni e le persone provenienti da diverse regioni italiane. Tra le associazioni spiccano:

  • Associazione nazionale Città del tartufo (Anct)
  • Federazione nazionale associazioni tartufai italiana (Fnati), da altre libere associazioni ai singoli tartufai. 

Le motivazioni del riconoscimento

La decisione sottolinea come la cerca e la cavatura siano un insieme di conoscenze e pratiche trasmesse oralmente nel corso dei secoli, tutt’ora caratterizzante la viva rurale di diverse comunità diffuse in tutto il territorio nazionale. La tecnica della cava e cerca del tartufo attiene ad una serie di conoscenze e competenze relative al clima, all’ambiente, alla biodiversità, e che impongono una gestione sostenibile dell’ecosistema”.

 

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Written by Monica Viani

Giornalista e blogger specializzata in enogastronomia e travel, non amo i confini e i pregiudizi, nemmeno quando mi siedo a tavola. In un calice di vino, in un piatto si nascondono storie, speranze e gioie di interi popoli. Cibo è cultura, contaminazione, convivialità, potere e tante altre cose da indagare con spirito famelico. Con Fabrizio Bellavista e il suo sguardo aperto al futuro, cerco di affrontare il mondo del cibo in chiave culturale. Il mio unico imperativo categorico? Mai fermarmi al primo morso, ma divorare tutto ciò che può essere degustato!

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