In ordine sparso, parole di lessico #foodcultural da degustare, una alla settimana, in questi tempi satolli. Daniela Ferrando, FamFriend :-), le cura per il nostro blog.
*** Rillettes ***
“Rillettes” non si traduce. Si ordina e si gusta, pronunciando “ri-ièt”, con riferimento a preparazioni di carni di maiale o di pollame o di pesce ridotte in striscioline e cotte nel grasso, servite in panetti, vasetti o terrine – una entrée di molti menu francofoni.
Dove l’ho sentita:
Nel mio patrimonio gastro-mnemonico c’era già, in virtù di qualche regalo dal nord della Francia.
Ma un viaggio a Losanna mi ha fatto rincontrare due volte in due giorni due varianti di rillettes, sempre lacustri. Una impiattata, a Le Berceau des Sens, (il ristorante-frontline dell’Ecole Hôtelière de Lausanne) e una in vasetto, di corègone, alla Brasserie de Montbenon, ex casinò e ora locale amato dai losannesi per il suo spirito Belle Epoque.

Rillettes. Arrotate la “R”: la vera trascrizione fonetica è [ʀiˈjɛt]. E sappiate che il piatto, di origine francese e ben diffuso anche nella Svizzera romanda, è anche menzionato dal grande Rabelais che parla di “marmellata di maiale marrone”.
Ma il nome da dove deriva? È un diminutivo dal francese “rille” o “reille” = “lunga striscia di lardo”, che si ricollega al latino “regŭla” = “regola, riga, bastone dritto”. Quindi lardo che conserva, che ammorbidisce e che nutre. E anche per oggi abbiamo imparato dagli antichi. Siamo sazi o vogliamo scoprire altro?
Per saperne di più:
Apparizioni della parola rillettes negli ultimi 500 anni:
[Immagine: iPhone di Daniela; grafico: educalingo.com]

