Ca’d’Oro a Venezia, un luogo magico che ruba il cuore

Antico e maestoso palazzo, oggi la Ca’ d’Oro ospita, su due piani, l’importante collezione d’arte del barone Giorgio Franchetti.

Costruita tra il 1421 e il 1440 per volontà del ricco mercante veneziano Marino Contarini, la Ca’d’Oro è uno dei luoghi più magici e affascinanti di Venezia.

Nel sestiere di Cannaregio, si erge uno dei più bei Palazzi di Venezia: la Ca’d’Oro. Era il 1421 quando il ricco mercante veneziano Marino Contarini decise di fare costruire dai progettisti Matteo Raverti e Giovanni Bono, da maestranze lombarde e dal pittore Zuane di Faenza un palazzo che doveva essere maestoso. Dopo diversi passaggi di proprietà la Ca’ d’Oro nel 1800 fu restaurata dall’architetto Giovan Battista Meduna. Nel 1894 fu restaurata di nuovo dal barone Giorgio Franchetti, che cercò di riportarla alla sua architettura originaria. Nel 1927, alla morte del barone, fu inaugurata la Galleria Giorgio Franchetti.

La Ca’d’Oro a Venezia, un unicum architettonico

Esempio di arte gotica-fiorita, la Ca’ d’Oro deve il suo nome alla facciata, un tempo, rivestita con foglie in oro. Nonostante queste ultime siano solo un ricordo, il marmo le conferisce lo splendore originario. La Ca’ d’Oro ha una pianta a portego, con tre originali logge sovrapposte. Il cortile interno custodisce un bel mosaico pavimentale. All’interno sono conservate molte opere collezionate dal barone Franchetti. Si trovano dipinti, sculture, arazzi, ceramiche, vasi di terracotta, medaglie e mobili. Qui è conservato lo splendido San Sebastiano di Andrea Mantegna. È poi custodita una raccolta di dipinti del Rinascimento, che è resa preziosa da tre tele del Carpaccio: Annunciazione, Visitazione e Morte della Vergine Maria. Da ammirare anche la Venere allo specchio di Tiziano e la Crocefissione di Jean van Eych.

Ca’d’Oro a Venezia: di cosa ci siamo innamorati

Per noi il valore storico artistico è dato, oltre che dalla ricca collezione, dal mosaico pavimentale e dalla vera da pozzo in marmo posta in cortile e scolpita da Bartolomeo Bon. Il mosaico, disegnato dallo stesso barone Franchetti, rievoca le basiliche paleocristiane. Il mosaico copre una superficie di 350 metri quadrati e utilizza le tecniche dell’opus sectile e dell’opus tessellatum. La decorazione richiama le pavimentazioni medievali delle chiese della laguna veneta come la basilica di San Marco a Venezia e la cattedrale di Santa Maria Assunta a Torcello. Non mancano suggestioni bizantine. Franchetti ha utilizzato marmi e pietre di cavatura moderna, ma anche il porfido rosso antico, il serpentino, il cipollino verde, il giallo antico, il pavonazzetto, il verde antico e il marmo luculleo. Che dire? Il pavimento contribuisce a dare vita ad un luogo magico dove tempo e spazio si intrecciano per sempre, dando vita ad un sogno immortale. Un luogo imperdibile per chi ama l’arte e bellezze eterne.

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