Nessuna città al mondo attrae più turisti, ma la Serenissima si sta spopolando, i residenti la abbandonano a causa del prezzo degli immobili che sale sotto la pressione del turismo di massa. Ormai Venezia conta 50.000 abitanti e corre il rischio di sparire per l’innalzamento del mare. In aggiornamento
Indice dei contenuti: Venezia conta 50.000 abitanti, rischia di affondare e noi cosa facciamo?
- Introduzione: Venezia, un’esperienza unica che rischia di morire
- Venezia oggi: tra fascino eterno e rischio Gardaland
- Turismo predatorio: quando i Vip diventano un problema
- Il Mose e il cambiamento climatico: Venezia rischia di finire sott’acqua
- Overtourism e spopolamento: il centro storico a 50.000 abitanti
- I numeri del declino: turismo mordi e fuggi e crisi abitativa
- Il grido d’allarme di Venessia.com: città viva o parco tematico?
- Tentativi di soluzione: pass a pagamento, smart working e incentivi
- Una città divisa: residenti vs terraferma, quale futuro?
- Il passato glorioso: Venezia crocevia tra Oriente e Occidente
- L’anima orientale nella città d’acqua: commercio, arte, cultura
- Un’eleganza fuori dal tempo: i patrizi veneziani e la raffinatezza lagunare
- Identità e orgoglio: prima veneziani, poi cristiani, poi (forse) italiani
- Cosa rischiamo di perdere se Venezia diventa un museo a cielo aperto?
- Il problema delle barche e del moto ondoso: una città progettata per la lentezza
- Emergenza abitativa e desertificazione sociale
- Conclusione: Venezia come simbolo di resistenza urbana e climatica
Venezia, un’esperienza unica che rischia di morire
Venezia non è solo una meta turistica: è un’esperienza sensoriale e culturale unica al mondo. Tra calli silenziose, riflessi d’acqua e il profilo iconico di San Marco, la città lagunare continua ad affascinare viaggiatori, scrittori, artisti e sognatori da secoli.
Fondata sulle acque da esuli in fuga dai saccheggi barbarici, Venezia è nata da un gesto di resistenza e speranza. Quello che un tempo era un semplice villaggio di capanne di pescatori su banchi di sabbia si è trasformato in una delle repubbliche marinare più potenti e raffinate d’Europa. La sua posizione strategica, protetta dalla laguna, l’ha resa un ponte tra Oriente e Occidente, tra antichità e modernità. Oggi conta 50.000 abitanti e rischia di trasformarsi in Gardaland.
Venezia sempre più Gardaland: overtourism e rischio idrogeologico
E se Venezia diventasse il simbolo della resistenza ai mutamenti climatici?

Gli echi della polemica per il matrimonio poco elegante e rispettoso di Venezia dell’arricchito Jeff Bezos con Lauren Sanchez celebrato a giugno tra l’ rsenale e l’Isola di San Giorgio non si sono ancora sopiti. Invidia per le ricchezze di un uomo ricco? Forse c’è anche quella, ma cìè soprattutto timore per i destini di una città che rischia di morire consumata da un turismo predatorio.
Il matrimonio del ricco di turno ha reso evidente l’immagine di una città stanca, ferita, invasa da migliaia di turisti alla ricerca di un selfie con un Vip o pseudo tale. Un inutile spot, dal momento che Venezia non ha bisogno di essere venduta, ma – ahimè- salvata dall’overtourism e dall’innalnto dell’acqua, fenemeno accelerato dai cambiamenti climatici.
Venezia a rischio inondazioni: secondo l’INGV, il Mose potrebbe non bastare entro il 2100
Uno studio dell’INGV (marzo 2025) prevede che l’innalzamento del mare e il progressivo abbassamento del suolo renderanno il Mose inefficace entro il 2100. Entro il 2150, 139 km² di territorio veneziano rischiano di finire sott’acqua.
Venezia conta 50.000 abitanti, una città che rischia di morire?
Secondo un’ indagine BCG ogni anno arrivano a Venezia 25 milioni di turisti. Oltre il 70% dei visitatori resta in città solo per poche ore. 50 mila abitanti contro 200 turisti al giorno!

Venezia una città o un museo a cielo aperto? Lo chiede Venessia.com – un’associazione di cittadini veneziani – alle autorità della Città dei Dogi. Il centro di Venezia conta 50.000 abitanti l’anno, un numero assai basso. In 50 anni, 120.000 veneziani sono fuggiti dal capoluogo veneto. Oggi gli abitanti di Venezia sono quasi dimezzati rispetto al 1977, con un calo del 48%.
L’associazione veneta è sicura di aver individuato anche la causa: il turismo di massa. La Serenissima accoglie più di 30 milioni di turisti all’anno e ciò comporta la caccia agli appartamenti. I prezzi salgono alle stelle e ai giovani veneziani non rimane che fuggire dalla città. Come conseguenza immediata, i negozi di prima necessità chiudono, prontamente sostituiti da negozi di souvenir, che vendono solo paccottaglia. Non solo, come rivela al Guardian Matteo Secchi, presidente di Venessia.com:”alcuni stranieri comprano case a Venezia e poi le affittano ai turisti“.
Dopo il divieto di attracco delle grandi navi da crociera, per evitare il turismo mordi e fuggi si è pensato di introdurre un pass a pagamento per entrare in città e di mettere in atto un piano per attirare chi usufruisce dello smart working. Le politiche avviate dal sindaco Luigi Brugnaro non sembrano però sortire al momento grandi effetti. Da più parti si chiede al Comune di erogare incentivi finanziari ai proprietari che affittano solo ai veneziani.
Come affrontare lo spopolamento di Venezia (Venezia conta 50.000 abitanti)? La città è divisa
Venezia conta 50.000 abitanti, ma i veneziani si dividono sulle risposte da dare al fenomeno dello spopolamento. Se chi vive in centro sostiene le misure che prevedono un pass d’accesso alla città in nome del mantenimento del loro stile di vita, chi vive sulla terraferma teme un danno economico. Due modi diversi di affrontare il futuro di Venezia. Nel novembre 2019 si era addirittura indetto un referendum a livello locale, chiedendo ai veneziani di votare sull’opportunità di una separazione amministrativa tra centro città e periferia. L’elezione non ha avuto luogo perché non ha raggiunto l’affluenza richiesta del 50%. Un episodio che però denuncia la difficoltà a trovare una risposta unanime per dare un futuro alla città lagunare.
La fortuna che ha reso ricca Venezia nel passato? Essere crocevia tra Oriente e Occidente, tra commercio e cultura

La posizione geografica di Venezia era – ed è tuttora – semplicemente strategica e senza eguali. Affacciata verso l’Oriente, con i fiumi dell’entroterra che convogliavano merci e culture dall’Europa occidentale, la città lagunare divenne ben presto un punto nevralgico per gli scambi commerciali.
Grazie all’Adriatico, che le apriva davanti una rotta privilegiata, Venezia non solo sviluppò una fitta rete di traffici marittimi, ma anche una vocazione alla conquista, all’incontro tra civiltà e alla contaminazione culturale.
Fu proprio da questa posizione privilegiata che nacque la sua ricchezza artistica, gastronomica e sociale: un mix straordinario di influenze greche, arabe, bizantine e nordiche che ancora oggi si riflette nei suoi sapori, nelle sue architetture e nelle sue tradizioni.
Venezia: l’anima dell’Oriente nella città sull’acqua

Venezia non fu mai solo una città. Era, ed è ancora, un ponte tra civiltà, un crocevia culturale che ha trasformato il commercio con l’Oriente in poesia, arte e stile di vita.
Le sue relazioni strette e continuative con le terre d’Oriente non solo determinarono la sua crescita economica, ma plasmarono profondamente il carattere dei Veneziani. Il continuo dialogo con paesi lontani – tra spezie esotiche, sete pregiate e perle rare – alimentò uno spirito visionario, unito a una straordinaria solidità di intenti. In questo crogiolo di influenze, i Veneziani svilupparono qualità uniche: dalla lucidità politica alla calma nei momenti di crisi, dal gusto per l’avventura alla passione per il bello.
L’Oriente nell’atmosfera di Venezia

Il fascino misterioso dell’Oriente si respirava in ogni angolo della Serenissima. Le stoffe di Damasco, le spezie dell’Arabia, i tesori di Ceylon e le leggende riportate da viaggiatori come Marco Polo trasformavano i mercati veneziani in teatri di meraviglia. Non era solo commercio: era un’esperienza sensoriale, quasi mistica. Persino il quotidiano diventava affascinante, sospeso tra realtà e leggenda
Una cultura raffinata, lontana dalla rozzezza feudale
Mentre nel resto d’Europa la nobiltà feudale era ancora grezza nei modi e nei pensieri, i patrizi veneziani vivevano già immersi nella bellezza e nella cultura. Le loro case erano eleganti, i gusti raffinati, l’arte parte integrante della vita quotidiana. La ricchezza portata dal mare diede impulso a una società colta e sofisticata, molto più avanti rispetto ai tempi.
Prima veneziani, poi cristiani. Poi, forse, italiani a causa di un turismo mordi e fuggi
“Imperium stabile, perpetuum et mansurum”, scrive Sabellico, il primo, degli storici ufficiali della repubblica
In un’Italia medievale ancora frammentata, l’identità veneziana era potente e coesa. Non era solo una città: era una nazione indipendente, autosufficiente e fiera, che preferiva guardare al mare piuttosto che legarsi alla terraferma. Il detto “Prima veneziani, poi cristiani” racconta bene lo spirito del popolo lagunare: libero, pragmatico e orgoglioso. Venezia manteneva una politica di distacco dalle altre città italiane, scegliendo invece di consolidare il proprio dominio su Creta, Cipro, l’Egeo e l’Adriatico.
Commento famelico: se Venezia conta 50.000 abitanti che cosa si rischia di perdere?

Venezia deve il suo fascino anche ad una dimensione partiìcolare: il rapporto con il tempo. Qui qualsiasi cosa tu faccia, devi calcolare che non puà essere fatta di fretta. Il tutto e subito non esiste.
Venezia non era stata progettatata per accogliere gli attuali flussi turistici, tanto meno il numero di imbarcazioni che solcano le acque dei canali .Il moto ondoso prodotto da migliaia di imbarcazioni, che spesso credono di essere su una pista di Formula 1, la sta distruggendo. Venezia è una città da visitare a piedi!
A Venezia quasi 4 abitazioni su 10 non sono occupate da residenti, gli studenti non trovano alloggi, le isole vengono acquistate per costruire resort 5 stelle, le maree distruggino quegli isolotti usati dagli uccelli per nidificare. E noi che cosa facciamo? Nulla. E se rendessimo Venezia simbolo di chi lotta per conservare il volto umano delle città e per combattere il cambiamento climatico? Forse troppo poco, ma è un primo gesto di resistenza politica.

