La tendenza 2023: il boom delle bevande analcoliche (dal vino alla birra)

La tendenza 2023, che farà parlare molto di sé, ce la segnala la Francia. Nel paese, dove il vino è il re delle tavole, assistiamo alla nascita di numerose startup che creano alcolici, vini e birre analcoliche.

 Le bevande “no low” (la contrazione di “no e low alcohol”) sono vini o alcolici analcolici. Durante il Dry Jenuary o durante tutto l’anno, il mercato senza alcol è in piena espansione.

La Francia, il paese la cui cultura enologica ha avuto la più grande influenza su tutte le altre nazioni produttrici di vino, sta conoscendo una vera rivoluzione. Nella patria del buon bere sta crescendo più velocemente che in altri stati la produzione e la commercializzazione di vini senza alcol. Un vero boom!! Secondo uno studio dello specialista di ricerche di mercato Businesscoot, il mercato degli alcolici analcolici è cresciuto del 13% nel 2021 in Francia e si prevede che crescerà di circa il 10% all’anno fino al 2025. A livello globale, l’aumento è stato del 32,7% nel 2020.

La nuova tendenza per i francesi è quella di acquistare vino, birre e liquori analcolici, come dimostra il proliferare di tante start up che li producono. Come può accadere nella nazione che orgogliosamente ha sempre promosso nel mondo la cultura del vino? Il Presidente Emmanuel Macron è arrivato a dichiarare: “Bevo vino ogni giorno, all’ora di pranzo e alla sera”. Nonostante ciò, le grandi cantine francesi cominciano a produrre, accanto ai vini blasonati, vini analcolici. Crescono aziende che cercano nuove formule soprattutto per rum e gin analcolici. Grandi imprese come Pernod Ricard stanno investendo molti soldi nel settore. Il marchio francese è stato uno dei primi a lanciare la versione analcolica di anice in Francia nel 1982.

Il boom delle bevande analcoliche: chi è il cliente che acquista bevande analcoliche?

I giovani, tra i 20 e i 30 anni, bevono meno alcol rispetto alle generazioni precedenti. Quest’anno sono stati proposti ben 50 spumanti analcolici venduti come alternativa allo champagne.

Un acquirente giovane, tra i 20 e i 30 anni, curioso, non necessariamente astemio. Sfatiamo un mito, una falsa leggenda. Musulmani o donne incinte rappresentano solo il 20% del mercato. Spesso chi compra bevande analcoliche, lo fa per seguire una sorta di dieta detox. A Parigi, nel diciannovesimo arrondissement, è nata la prima cantina che propone solo bevande analcoliche. L’ Au Paon qui Boit intende offrire un nuovo significato alle nozioni di convivialità e piacere. Qui si trivano oltre 400 bevande senza alcol.

Sempre in Francia la tendenza “zero alcol” delle bevande analcoliche o a basso contenuto alcolico (“low“) sta guadagnando terreno anche nei ristoranti stellati. In alcuni ristoranti nascono le prime carte di bevande analcoliche, che permettono di scegliere tra bevande fermentate e succhi. Spesso riportano anche interessanti consigli di abbinamento. Secondo IWSR Drinks Market Analysis, azienda specialista in analisi di mercato, la Francia è uno dei mercati di bevande analcoliche, apprezzate dai più giovani, in più rapida crescita. Chi le produce sa che chi si approccia alle bevande analcoliche lo vuole fare con le stesse modalità da sempre utilizzate nel mondo del vino. Così le bevande senza alcol sono riuscite a inserirsi in una nazione con una solida cultura del buon bere.

Ma come si produce il vino analcolico?

Come riporta il giornale britannico The Guardian, un esempio di come si producono bevande analcoliche è quello utilizzato dal giovane produttore francese Calixte Payan. Gli esperti di Grasse, la capitale francese del profumo, estraggono l’alcol e poi il suo team in una distilleria storica vicino a Lione rielabora le bevande con una serie di complesse tecniche di distillazione. Un metodo che gli è già valso importanti premi. Una bevanda del marchio di Payan, Sober Spirits, è stata, infatti, votata come il miglior rum analcolico del mondo a Londra l’anno scorso e a San Francisco quest’anno. Il boom delle bevande analcoliche sarà registrato anche in Italia?

La storia del Dry Jenuary e il boom delle bevande analcoliche

Ma le bevande senza alcol si impongono anche al di fuori della Francia. Dove? In Inghilterra. Qui all’inizio di ogni anno, per tutto il mese di gennaio, molti inglesi seguono il Dry January, il gennaio senza alcol, che invita i consumatori ad accettare la sfida di non bere una goccia di alcol per 31 giorni. La sfida è stata lanciata nel 2013 dall’associazione Alcohol Change UK. Oggi è diventata un’iniziativa internazionale.

Commento famelico: ma il vino può essere senza alcol?

In Francia tutto è iniziato con il Gennaio senza alcol. Si voleva indurre chi beveva troppo a provare a disintossicarsi. Mangiare accompagnando il cibo al vino non è solo un modo per dissetarsi, è un rito, è convivialità, è cultura. Il mondo del cibo sembra sempre più conoscere la politica dei divieti. Il maître indossa ormai un camice bianco. La sua prima domanda non è più chiedere le preferenze del commensale ma le sue intolleranze!!!

Da tempo in molti paesi si proibisce la pubblicità degli alcolici o si obbliga i produttori a inserire un’etichetta che ricorda la sia nocività. Come mai la stessa cosa non avviene per bevande poco salubri come la Coca Cola? Sembra un paradosso: aumenta la qualità del vino e diminuiscono coloro che lo sanno apprezzare! Sembra che la medicalizzazione del pasto (niente grassi, niente carne….insomma la cucina del senza!) stia contagiando anche il mondo del vino. Una vera perdita culturale, dal momento che il nostro patrimonio gastronomico ha da sempre premiato l’abbinamento cibo e vino.

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