Una lettura in nome di cibo e cultura di Twin Peaks, la serie statunitense anni 90 che cambia la storia della televisione. Una vera rivoluzione: Twin Peaks e David Lynch fanno dimenticare al pubblico Dallas e Dynasty
C’è stato un tempo in cui una serie chiamata Twin Peaks (1990) ha affascinato migliaia di spettatori. I suoi ideatori David Lynch e Mark Frost hanno scritto una sceneggiatura considerata da molti un capolavoro. Di certo una rivoluzione radicale, tanto da dividere la storia della televisione in un prima e un dopo.
Tutto ha inizio con la testa di una ragazza con la pelle cianotica e gli occhi chiusi avvolta nella plastica. Un’immagine terribile e nello stesso tempo affascinante resa immortale da una musica, una melodia che non smetteva di rimbalzare nella mente di tanti spettatori. Chi ha ucciso Laura Palmer? divenne il primo tormentone, anticipando la grande capacità comunicativa dei social.
Twin Peaks e David Lynch: una serie Tv indimenticabile
In un centro freddo e misterioso degli Stati Uniti si svolge una delle serie tv più belle della televisione

Twin Peaks e David Lynch sono diventati un appuntamento inderogabile per un’intera generazione. Chi non ricorda la la stanza rossa o quella scena in cui Bob si avvicinava alla telecamera dal retro del soggiorno dei Palmer; o la Signora Ceppo o Nadine Hurley con una benda sull’occhio e la sua ossessione per le tende? Eppure la serie tv sembra iniziare come tante: in una piccola cittadina una ragazza molto bella viene uccisa e la polizia indaga per trovare il colpevole. Ben presto la piccola città apparentemente pacifica si rivela un grande inferno.
Lynch e Frost si ispirarono per scrivere la sceneggiatura di Twin Peaks a una grande opera letteraria che racconta una piccola cittadina, Peyton Place (1957). Ma la serie va oltre il libro: è misteriosa e a tratti molto cupa. Lo spettatore è sottoposto a una continua sfida.Tante situazioni sono incomprensibili, difficili da accettare. E nonostante questo, ti tiene incollato al televisore. É un misto tra soap opera, video arte e cinema concettuale. Un capolavoro!
Twin Peaks testimonia come ci siamo trasformati in pessimi spettatori: l’elogio dell’attesa e del silenzio

Twin Peaks testimonia come siamo cambiati in peggio come spettatori. Fino agli anni 90 siamo stati capaci di sederci comodamente in poltrona con i pop corn o un bicchiere di vino per vedere pazientemente una serie, uno sceneggiato nel suo svolgimento sospendendo il giudizio fino alla sua conclusione.
Twin Peaks e David Ltnch imponevano allo spettatore l’accettazione dello scorrere del tempo, unico alleato per comprendere ciò che avveniva. L’immediatezza non esisteva. Tik Tok era ancora lontano, la bulimia delle immagini sconosciuta, le pause erano necessarie per cercare di comprendere lo svolgersi della narrazione. Il silenzio consentiva di riflettere. Dover aspettare una settimana per sapere come si sarebbe svolta l’azione era essenziale ed è stato uno degli ingredienti che hanno reso la serie tv americana un successo mondiale.
Guida alla visione di Twin Peaks, una serie tv che ricorda i quadri di Edward Hopper

Twin Peaks non aveva morale.Si basava sulla creazione di immagini che rimangono nella memoria per sempre. Un obiettivo che noi spettatori abbiamo smesso di valorizzare. Se non capiamo qualcosa, la nostra attenzione viene dirottata, distratta immediatamente. Chi oggi si soffermerebbe a comprendere il significato di una stanza rossa in cui appare un nano danzante? Chi si sforzerebbe di comprendere una frase come “fuoco cammina con me”? E chi,rimarrebbe affascinato dalla segheria, dalll’uccello bicolore, dalle cascate, dalla musica? David Lynch rimarrà immortale proprio per la capacità di aver creato immagini difficili da dimenticare. La loro forza sta tutta nella mancanza di una spiegazione.
Twin Peaks e David Lynch: quando il cibo diventa una narrazione filosofica

Twin Peaks è un palcoscenico in cui si aggirano corpi svuotati e personaggi metafisici quali il nano, il gigante o l’uomo senza braccio. Si muovono nel “negozio della convenienza” per scegliere il prodotto, appropiarsene cibandosi delle paure delle loro vittime, simboleggiata dalla garmonbozia, una crema di mais che rappresenta il cibo degli dei o forse dei demoni. Non conoscono spazio e tempo, sono pura energia.
Cooper è un eletto, vive tra i due mondi e, infatti, le sue indagini non si soffermano sull’esteriore ma indagano il mondo interiore. Cooper sa che la verità è ineffabile e che i segreti sono tali perchè inspiegabili. Solo la trascendenza può portarci in quella stanza rossa dove la rappresentazione del reale è immagine o suono e nulla puo essere trasportato nella ragione, compreso e spiegato. E chi ci prova si autodistrugge. L’apoteosi della filosofia orientale.
Twin Peaks e David Lynch: quando il cibo diventa serie Tv
Lo zuccheroso mondo di Tween Peaks nasconde un gusto amaro che si trasforma in orrore. Non esiste normalità

Il piatto preferito del protagonista di Twin Peaks l’agente speciale Dale Cooper è la torta alle ciliegie, la cherry pie. Cooper la divora famelicamente ovunque: sul balcone, al tavolo della tavola calda della cittadina. La gusta sorseggiando una tazza di caffè. Un mondo d’innocenza, un richiamo all’infanzia ma anche alla sensualità.
La cherry pie è un dolce della tradizione americana, con cui si celebra il 4 luglio. É una torta semplice con una base di pasta frolla fatta con tanto burro e una farcia di purea di ciliegie. La ricetta americana non prevede l’utilizzo della marmellata, che, essendo liquida, bagnerebbe la frolla, regalando al dessert un gusto troppo dolce.
Oltre la Cherry Pie…

Ma la cherry pie non è l’unico dolce ad essere il protagonista della serie tv. L’eccesso di dolciumi è più che evidente in numerose scene. Il cibo è rappresentato come in Gargantua e Pantagruel di Rabelais. Tutte le cene della tavola borghese sono interrotte da scene grottesche che sottolineano l’imbarazzo dei commensali. Così le colazioni sono eccessivamente opulente e persino le diete sono terrificanti.
Nel posto di polizia di Twin Peaks non mancano mai quelle ciambelle che, di fronte a crimini efferati, rappresentano il sogno di un mondo privo di violenza. La morte di Waldo è raccontata magistralmente con un primo piano che si sofferma su ciambelle macchiate di sangue che potrebbero sembrare a uno spettatore distratto marmellata. Un sottile gioco tra innocenza e orrore.
Ciao David Lynch e buon viaggio dall’altra parte della stanza rossa
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