Un film e un libro ci raccontano il percorso delle donne per riappropriarsi della propria vita e del proprio ruolo in una società ancora troppo declinata al maschile
Come festeggiare l’8 marzo? Con storie di donne.“C’è ancora domani”di Paola Cortellesi, uno dei 10 film italiani più visti della storia (superando persino “La vita è bella “ di Roberto Benigni), ha scatenato un ampio dibattito sulla violenza domestica.“L’altra, tre numero (im)perfetto”, un libro scritto a quattro mani dalla giornalista ed esperta di comunicazione Raffaella Borea e dalla psicoterapeuta e sessuologa Laura Rivolta, ci invita a riflettere sulle storie tossiche che si nascondono nelle relazioni non convenzionali.
Storie di donne: un film e un libro
“C’è ancora domani” e “L’altra, tre numero (im)perfetto” sono due forme di espressione culturali diverse tra loro che trattano due temi apparentemente lontani. Eppure un sottile filo li unisce. Al di là del fatto che sia il film che il libro hanno un grande effetto sulle persone, toccando corde femminili sensibili, entrambi definiscono la storia di una consapevolezza che dal dopoguerra ad oggi ha portato le donne ad una maggiore coscienza dei propri diritti e al desiderio di appropriarsi della propria vita.

Ognuna di noi ha una nonna, una zia o una conoscente che ha vissuto qualcosa di simile alla storia di Delia, la protagonista del film di Paola Cortellesi. Allo stesso modo noi tutte ci riconosciamo nelle parole di Raffaella e di Laura, perché, al di là delle nostre vicende personali, noi siamo sempre l’Altra, tre numero (im)perfetto. È la società che ce lo impone. Se non lo siamo sentimentalmente, lo siamo in famiglia o sul posto di lavoro.
Storie di donne: L’Altra, tre numero (im)perfetto

“L’Altra, tre numero (im)perfetto” narra le vicende di una donna con un passato di pesanti abbandoni che l’hanno resa sentimentalmente ingenua e fragile, vittima predestinata di liaison con uomini a loro volta problematici ed irrisolti.
Come uscirne? Come cercare la strada per lasciarsi alle spalle il buio emotivo recuperando l’amore per sé stessa? Imparando a mettersi al centro della propria vita, spostando il focus del proprio interesse, riconoscendo le mancanze subite e le menzogne accettate pur di non dover sentirsi vittima di un ulteriore addio. Attraverso le parole della psicologa emergono non solo le cause che portano all’accettazione tacita, alla sudditanza psicologica e alla resa, ma anche le strategie da adottare per riuscire a spezzare un circolo vizioso dalle ripercussioni tossiche.
Perchè L’Altra, tre numero (im)perfetto è un libro da leggere e da regalare

Il libro L’Altra, tre numero (im)perfetto di Raffaella Borea e Laura Rivolta non è un diario ma uno “specchio” dei sentimenti femminili in cui le donne possono ritrovarsi. Poco importa che tu sia l’altra o meno. La protagonista siamo tutte noi, perchè ad una donna diìfficilmente è mancata l’esperienza di sentirsi l’Altra. Spesso lo accettiamo per amore, per paura di non avere la forza di dire basta o di rivendicare i nostri diritti.
Tante volte le donne si innamorano di uomini apparentemente forti, spesso lavorano accanto a uomini che non le riconoscono meriti e retribuzioni adeguate al loro ruolo, talvolta nelle famiglie fanno un passo indietro per non incrinare fragili equilibri. In nome dell’amore ci annulliamo e soprattutto non miglioriamo situazioni precarie destinate a non conoscere salvezza. Il nostro desiderio di nutrire con la nostra forza sistemi malati si trasforma in un disperato tentativo di costruire un alfabeto sentimentale capace di tenere insieme una storia priva di tessuto narrativo.
Un libro che racconta come si può tornare a giocare con la vita

Non è facile decostruire quel percorso che ci porta ad accettare le briciole e a fingere che siano un lauto pranzo. Significa mettersi in discussione, accettare le proprie fragilità, distruggere i ricordi edulcorati, l’immagine di un passato che spesso è stato la proiezione dei nostri desideri. Il libro di Raffaella Borea e di Laura Rivolta è un investimento emotivo. Ci racconta quanto costa riconoscere che un rapporto che un tempo ci era sembrato speciale fa solo parte di una stagione della nostra vita. Ci accorgiamo che il cuore non batte più come un tempo, anzi dobbiamo tenere a bada la rabbia.
“Lei” sa che è arrivato il momento di farsi amico il tempo per conquistare quelle risposte ancora difficili da trovare. La separazione definitiva ha i suoi tempi, le sue pause, i suoi ritardi, le sue richieste di tregua. Saper attendere è una dote femminile. Così talvolta, se aiutate da amici e professionisti, impariamo a respirare profondamente e a girare pagina. E allora facciamo spallucce e torniamo a giocare con la vita. La storia che ci ha fatto soffrire sbiadisce, si perde definitivamente dietro a quella curva che abbiamo saputo affrontare. Sappiamo finalmente che abbiamo vinto, abbiamo vissuto una storia sbagliata ma ora siamo cresciute. Siamo finalmente altre!
8 marzo, una data per raccontare storie di donne
È incredibile quanto le donne provino il desiderio di raccontarsi, di parlare di sé, di scambiarsi le loro storie. E le storie di donne possono fare la grande differenza se si vogliono risvegliare le coscienze. La storia non la fanno solo le eroine, ma anche tante donne che come Raffaella e Delia costituiscono il tessuto sociale di un’epoca.
Da non perdere
Il libro L’Altra, tre il mumero (im)perfetto sarà presentato il prossimo 23 marzo alle 15 a Milano, alla libreria Monti, in Viale Monte Nero 15.

