8 marzo e chef donne: non è un tema nuovo, ma la questione del ruolo delle donne nella cucina e nella pasticceria gourmet è ancora attuale. Perchè la figura femminile è sempre stata la protagonista della cucina ma nei grandi riconoscimenti culinari non è rappresentata come tale?
Sebbene abbiamo fatto grandi passi avanti nell’uguaglianza di genere, ci sono alcune professioni che nascondono ancora alte dosi di misoginia. Una di queste riguarda la professione dello chef, dove le donne hanno cominciato ad emergere solo da qualche decennio. Il tetto di cristallo – espressione coniata nel 1978 dall’americana Marilyn Loden – soprattutto nell’alta ristorazione è stato davvero rotto? In tealtà, cibo e femminismo sono temi ancora all’ordine del giorno.
8 marzo e chef donne: esiste il patriarcato in cucina?
Le donne trovano molto spazio nelle interviste degli chef uomini solo quando raccontano i motivi per cui si sono avvicinati alla cucina. Difficile trovare chi non ricorda la mamma, la nonna, la zia, persino la sorella, spesso con note folkloristiche, melodrammatiche o retoriche. Insomma la donna è una fonte universale di ispirazione culinaria, ma non deve entrare nelle brigate in posizione di comando. Ad essere applaudite ai meeting, ai congressi o per aver conquistato prestigiosi riconoscimenti sono ancora pochissime.
Un’altra anomalia nelle interviste agli chef riguarda la loro capacità di trovare un equilibrio tra vita professionale e vita familiare. Pochissimi giornalisti chiedono alle star maschili della cucina quanto tempo spendano con i loro figli. Risulta più interessante scoprire i segreti della loro cucina e che cosa faranno per conquistare riconoscimenti sempre più importanti.
Perchè le donne sono le regine delle cucine domestiche, ma i grandi chef continuano ad essere uomini?
Fino al 2000 la cucina non era valorizzata. Solo negli anni successivi ha assunto un ruolo importante. E così i riferimenti sono diventati maschili

In generale, la figura del cuoco è assunta agli onori della cronaca solo da qualche decennio. Fino a poco tempo fa fare il cuoco equivaleva a dichiarare di essere incapace di fare qualsiasi lavoro riconosciuto socialmente. Questa visione ha influito moltissimo sulle possibilità delle donne di costruire un percorso professionale vincente. Molte non prendevano in considerazione di lavorare in cucina. Solo nel nuovo secolo gli chef sono diventate vere star, sostituendo nell’immaginario collettivo la figura del calciatore. E la professione – diventata ambita – è stata conquistata dagli uomini.
Perchè le fotografie degli chef stellati sono con poche donne e tanti uomini?
Gli uomini compaiano in numerose fotografie dei congressi, dei grandi gala stellati Michelin o dei 50 Best Restaurants. E le donne? Certamente scontano un fattore culturale codificato alla fine dell’Ottocento dallo chef e scrittore di libridi cucina Auguste Escoffier, che rifacendosi ai gradi dell’esercito declinati al maschile, ha definito come doveva organizzarsi la brigata di cucina. Se le donne continuarono ad essere chiamate cuoche, gli uomini diventarono chef.
Oggi non mancano ancora critici e operatori del settore che giudicano le donne psicologicamente fragili, incapaci di assumere la leadership in cucina. Non solo, i giornalisti o i blogger scelgono gli aggettivi per descrivere i piatti facendo una scelta sessista. Così un piatto è cucinato con passione, con amore se proposto da una donna, con un gusto potente, deciso se messo in tavola da un uomo. Non solo, le donne per imporsi in cucina devono negare la loro femminilità; emulare gli uomini. Adottare quegli atteggiamenti che in politica furono propri di Margareth Thatcher.
L’esempio vincente di Maria Acquaviva, CEO della pasticceria Mignon a Milano

Eppure qualcosa si muove. Ci sono imprenditrici, che non negando la loro femminilità e i propri desideri, hanno scelto di aiutare altre donne a intraprendere un percorso lavorativo che le renda libere e soddisfatte delle proprie scelte, anche laddove abbiano subito violenze.
Un esempio di imprenditoria socialmente responsabile, con particolare attenzione all‘inclusione femmimile, l’abbiamo conosciuta in occasione della nuova apertura del nuovo locale-pasticceria in Corso di Porta Romana 48.
Maria Acquaviva, fondatrice e CEO della pasticceria Mignon, sa quanto sia ancora difficile per le donne lavorare nel settore del food. Così per una scelta che vede al centro la valorizzazione del lavoro femminile nei suoi locali la quota rosa è ben presente: l’80% del personale è composto infatti da donne.
Che cosa fare per abbattere il tetto di cristallo
Le donne devono essere capaci di costruire strategie che le aiutino a costruire la loro carriera. Gli uomini sono molto bravi in questo. Sono anche più strategici nella loro rete di contatti. Le reti delle donne sono generalmente più piccole e meno diversificate, il che significa che nelle loro reti ci sono molte più donne che uomini, e in un mondo in cui il 70% dei leader sono uomini, ciò significa che hanno meno opportunità di accedere a posizioni da leader.

