Dietro ogni piatto, anche quello consumato quotidianamente, si nasconde una storia. Può essere famosa o sconosciuta, triste o felice, ma sempre capace di ricordarci che il cibo è cultura e nutre la civiltà
Agnolotti, anolini, tagliatelle, pasta alla genovese, sushi, humus, vitello tonnato, crostata, tiramisù, quante volte pronunciamo il nome delle ricette distrattamente. Ma dietro questi nomi si cela una storia, le tracce di un’identità culturale che definisce chi siamo.
Per questo motivo, quando si assiste alla rivisitazione o allo stravolgimento delle ricette tradizionali, emergono spesso vivaci proteste. Chi propone piatti creativi, tradendone la storia, spesso lo fa per marketing, o più banalmente, per pigrizia.
In una società ormai tristemente globalizzata, importiamo piatti che provengono da culture diverse senza conoscerne né il nome né la storia, indifferenti alla ricchezza delle lingue e delle culture di altri popoli. Dimentichiamo che la cucina rappresenta una contaminazione di culture e non un’indebita appropriazione. Tali inadeguatezze ci fanno perdere la consapevolezza della nostra unicità e della essenziale multiculturalità del nostro mondo.
Il valore culturale e politico del cibo

In tempi di sofferenza nazionale e internazionale, si fa spesso appello a un’idea generica di “umanità” mediante cliché stanchi e luoghi comuni ritenuti rimedi universali, tra i quali il più abusato è: “il cibo unisce le persone”.Chi ha dimenticato le banali parole del ministro Lollobrigida, secondo cui la pace si costruisce intorno ad un tavolo imbandito?
Sebbene il cibo abbia davvero la straordinaria capacità di costruire ponti per il dialogo, è fondamentale ricordare che non può compiere azioni che non gli competono. L’intenzione è il fulcro attorno al quale ruota il cibo, perché il cibo è una narrazione, se decidiamo di condividerla.
Il cibo non è soltanto una scelta personale, è un’esperienza collettiva. Ci fa riflettere sui confini, sui tabù e sulle lezioni apprese attraverso le verità e i traumi della storia, che si tratti del modo in cui il ragù si combina con le tagliatelle, del significato del panettone proposto sulle tavole natalizie o il motivo per cui i savoiardi sono i biscotti necessari per fare un buon tiramisù. Tutto racconta una storia legata ad un contesto culturale.
Il cibo è trasgressione e racconta la storia di un popolo
Ogni piatto riflette diversi livelli di trasgressione delle regole culinarie ed esiste una consapevolezza diffusa che gli ingredienti possono attraversare svariate culture. Le dispute sui social media riguardo a chi detiene la proprietà di certe ricette o tradizioni culinarie spesso ignora che il cibo ha attraversato e superato le sfide di molteplici dominazioni.
Sapori, consistenze, colori rappresentano scelte millenarie che riflettono la nostra continua evoluzione e complessità come esseri umani. Più siamo legati da “vincoli di parentela”, più tendiamo a discutere se un ingrediente provenga dal Mediterraneo, dal Nord Africa, dall’Asia sud-occidentale o da qualsiasi altra regione che rivendichi la versione originale di una determinata ricetta o di un ingrediente necessario per realizzarla.
Quando il cibo è cultura non allevia solo la fame, ma nutre la civiltà
Le voci di molte persone, inclusa quella delle donne, sono spesso trascurate in un’industria alimentare che rimane dominata da figure bianche, maschili, e, soprattutto, orientata al profitto, dalla produzione agricola fino alle cucine dei ristoranti, a discapito delle comunità emarginate.
È necessario creare spazio per le persone con molteplici ruoli e identità sociali per navigare nella loro personalità e nelle relazioni con il loro mondo gastronomico, e quindi con la loro cultura. Il cibo racconta storie di lotte, gioie, speranze, sopravvivenza, contraddizioni, traumi non risolti, migrazioni e orgoglio di un popolo. Non solo, offre anche brillanti opportunità di evoluzione e innovazione, e talvolta una conversazione che porta alla comprensione. Può così essere lo strumento per superare i divari degli -ismi e del razzismo. E oggi ne abbiamo più bisogno che mai!


