Ecco come fare la spesa senza spendere troppo: pianifica i pasti, controlla ciò che hai già, usa buoni sconto e coupon, e compra prodotti di stagione. Non solo impara a non buttare via niente a casa
Per la “spesa tipo” oggi spendiamo oltre tre euro in più rispetto all’anno scorso (+13%) e quasi dieci euro in più rispetto ai livelli pre pandemia relativi a quattro anni fa (+ 44%), secondo i dati resi pubblici da Altroconsumo.
Molti italiani stanno risentendo dell’aumento dei prezzi alla cassa del supermercato.L’Ipsos Global Inflation Monitor, uno studio internazionale che esamina le percezioni di popolazioni in 33 paesi del mondo attraverso più di 24.500 interviste, indica che l’Italia è il paese in Europa dove i cittadini riscontrano maggiori difficoltà attuali nella gestione delle proprie finanze. In questo contesto, il contenuto del carrello della spesa rimane invariato in termini di prodotti, ma ne diminuisce il valore complessivo. Nei ceti meno abbienti c’è chi ha denunciato di aver occasionalmente saltato i pasti a causa dell’aumento dei prezzi.
Come fare la spesa senza spendere una fortuna
La disinformazione alimentare è una minaccia che altera le abitudini di acquisto, incoraggia diete sbilanciate e mettea rischio la salute pubblica.
Perché i generi alimentari sono così costosi in questo momento?

L’aumento dei prezzi può essere ricondotto alla pandemia di COVID-19, che ha causato gravi interruzioni della catena di approvvigionamento e carenza di lavoratori
Anche i conflitti globali, comprese le guerre in Ucraina e in Medio Oriente, hanno contribuito all’aumento dei prezzi. In particolare, sia l’Europa che gli Stati Uniti hanno risentito delle sanzioni contro Putin, che hanno impedito l’approvvigionamento di grano. Analogamente, si sono verificati problemi con la fornitura dell’energia e della benzina.Inutile ricordare che l’attuale situazione nel Medio Oriente rappresenta una pericolosa polveriera.
Inoltre i social media hanno amplificato la velocità e la portata di messaggi emotivi e fake news che confondono i consumatori e minano la fiducia nel settore. Nella realtà molti hanno ancora difficoltà a leggere le etichette. Secondo il Food Trust Report 2023 di EIT Food solo il 48% degli europei si fida del fatto che i produttori forniscano informazioni corrette e oneste,
Quanto spende l’italiano medio in generi alimentari?
Gli italianii spendono in media 289 euro al mese per fare la spesa, secondo Idealista, che cita i dati di una ricerca di Picodi.com.Tuttavia, è probabile che i prezzi dei generi alimentari varino notevolmente a seconda delle dimensioni di una famiglia e dal reddito familiare.
I prezzi dei negozi alimentari scenderanno?
È difficile ridurre i prezzi dei generi alimentari una volta che questi aumentano. Le aziende tendono a essere riluttanti nel diminuirli e i consumatori si adattano ai nuovi livelli di prezzo.
Ma c’è qualche speranza. Il recente rapporto di Altroconsumo rileva che: “Anche se i prezzi sono più elevati di prima, c’è di buono che nel 2023 hanno corso meno, con alcuni prodotti in diminuzione. Scendono olio di girasole, farina, latte, pasta e zucchero. Continuano ad aumentare passata, caffè e soprattutto olio extravergine di oliva e zucchine, rispettivamente a + 59% e + 30%. Focus sulla pasta e sull’annuncio di riduzione dei prezzi di Barilla“.
La Coop, per supportare le persone in difficoltà economiche, ha lanciato l’iniziativa “Dona la spesa”. Questa permette di donare online i punti accumulati con la Raccolta Coop 2024, fino al 31 gennaio 2025. È possibile donare a partire da un minimo di 50 punti, che equivalgono a 1 euro, e i loro multipli, per contribuire alla causa. In genere molti supermercati hanno attivato promozioni sui prodotti alimentari per venire incontro alle persone in difficoltà.
Qual è un budget per fare la spesa?
I prezzi dei generi alimentari variano a seconda di dove vivi. La spesa alimentare, infatti, occupa in media circa il 18% della spesa delle famiglie, per un valore medio mensile pari a 482 euro. Il dato, varia a seconda della regione: ecco nel dettaglio con l’indagine della Coldiretti del 2023. Si va da minimo di 389 euro al mese in Sardegna al massimo di 552 euro al mese in Campania.
Così, ad esempio, la spesa alimentare in Campania è del 42% superiore, rispetto alla Sardegna.
Anche nelle altre regioni, i costi variano molto:
- 445 al mese in Trentino-Alto Adige;
- 454 euro al mese in Puglia;
- 457 euro al mese in Liguria;
- 466 euro al mese in Emilia-Romagna e nel Lazio;
- 468 euro al mese in Lombardia;
- 469 euro al mese in Veneto;
- 471 euro al mese in Friuli-Venezia Giulia;
- 473 euro al mese nelle Marche;
- 481 euro al mese in Piemonte;
- 484 euro al mese in Abruzzo;
- 491 euro al mese in Basilicata e in Toscana;
- 493 euro al mese in Calabria;
- 499 euro al mese in Umbria e in Molise;
- 511 euro al mese in Valle d’Aosta;
- 546 euro al mese in Sicilia.
Per le famiglie, la spesa più onerosa continua ad essere quella per la carne e i salumi. Negli ultimi mesi è aumentato sensibilmente anche il prezzo dell’olio extra vergine d’oliva e della frutta.
Come fare la spesa rispettando il proprio budget

Prima di andare a fare la spesa, è utile, per evitare sprechi, controllare nella propria dispensa per vedere cosa è disponibile e cosa necessita di essere acquistato. È consigliato adottare nella dispensa il metodo “first in, first out”, posizionando gli articoli con scadenza più prossima nella parte frontale, così da renderli più visibili e favorirne l’utilizzo.
Oltre a fare acquisti seguendo una lista, puoi applicare la regola che consiste nell’acquistare sei tipi di verdure, cinque varietà di frutta, quattro fonti di proteine, tre tipi di amidi, due condimenti e un prodotto per il piacere. I cibi pronti sono costosi e generalmente concepiti per un singolo pasto.
Acquista prodotti di stagione, generalmente più economici. Opta per alimenti che si conservano facilmente e che possono essere utilizzati in varie ricette.
Qual è il giorno migliore per fare la spesa?
Gli esperti suggeriscono che il giorno ideale per fare la spesa può variare a seconda dei supermercati locali, poiché molti seguono cicli di vendita che iniziano e finiscono in giorni specifici della settimana.
È più economico andare a fare la spesa una volta alla settimana?
Sembra la soluzione migliore. Dilatare troppo gli intervalli può facilmente condurre a spese impreviste e maggiori. Contrariamente all’opinione comune, è preferibile fare la spesa quando si è sotto pressione di tempo piuttosto che quando si sta semplicemente trascorrendo il tempo.
Quando è meglio acquistare grosse confezioni?
Alcuni prodotti possono costare meno se acquistati in grandi quantità, quindi è vantaggioso monitorare il prezzo unitario per determinare se si sta ottenendo un buon affare. Il prezzo unitario, che si trova generalmente nell’angolo dell’etichetta, riflette il costo per unità di peso. Osservare il prezzo unitario di un prodotto può aiutarti a confrontare i costi tra i supermercati e i negozi al dettaglio.
Come ridurre lo spreco alimentare in casa e non avere la sensazione di buttare via i soldi

Quanto contano le date di scadenza?
Le date di scadenza spesso si riferiscono alla qualità. Molti prodotti alimentari sono sicuri da consumare dopo la data di scadenza indicata sull’etichetta, ma è sempre necessario ispezionare il cibo per verificarne la qualità prima di consumarlo.
Quale cibo economico dura più a lungo?
Il cibo in scatola è spesso vittima di pregiudizi. Tuttavia, frutta e verdura in scatola sono raccolte al momento della massima maturazione, il che le rende più gustose rispetto ai prodotti freschi e a un costo inferiore. Alimenti come lenticchie, fagioli, riso, pasta e patate rappresentano inoltre opzioni economiche e durevoli per la dispensa.
E non aver paura di usare il tuo congelatore. Dalle erbe aromatiche alla carne, dal pane ai funghi, tutto può essere congelato per ridurre gli sprechi e facilitare l’aggiunta a un pasto futuro.
Qualche consiglio in più per ridurre lo spreco alimentare
- Fare attenzione alle offerte. Possono sembrare allettanti, ma si finisce per acquistare cibo non necessario che poi si deteriora.
- Riciclare il cibo. La frutta e la verdura in via di deterioramento possono essere trasformate in marmellate, composte, frullati o addirittura congelate per un utilizzo futuro.
- Dona cibo. Se possiedi del cibo che non consumerai e chenon è scaduto, donalo a organizzazioni che si occupano della distribuzione di aiuti alimentari.
- Adottare abitudini di consumo sostenibili. Opta per prodotti sostenibili e locali con imballaggi ridotti, minimizza l’uso della plastica e prediligi il consumo di prodotti freschi e di stagione.
Perché è importante acquistare prodotti di stagione
- Sapore migliore: i prodotti raccolti al massimo della maturazione hanno un sapore più dolce, più succoso e più saporito.
- Più nutrienti: gli alimenti che non hanno viaggiato molto conservano più vitamine e antiossidanti.
- Meno costosi: quando c’è più offerta (e meno viaggi), i prezzi scendono.
- Sostiene gli agricoltori locali: scegliendo prodotti locali e di stagione si sostengono i coltivatori della comunità.
Una guida rapida ai prodotti di stagione

- Estate: pomodori, mais, anguria, pesche, frutti di bosco, cetrioli, peperoni, melanzane, zucchine, avocado.
- Autunno: mele, pere, mirtilli rossi, fichi, zucca invernale (come la butternut e la spaghetti), carote, barbabietole, zucca e patate dolci.
- Inverno: pompelmi, arance, mandarini, cachi, cavolo riccio, cavoletti di Bruxelles, broccoli, cavolfiori, pastinache e rape svedesi
- Primavera: fragole, ciliegie, albicocche, asparagi, carciofi, spinaci e piselli freschi
Le principali fake news sul cibo
Il latte non è sano

Che il latte sia meno sano delle bevande vegetali e causi allergie è uno dei miti più diffusi degli ultimi anni. È alimentato da tendenze di consumo, campagne di marketing e dibattiti sulla sostenibilità. Le prove scientifiche rivelano un quadro molto più sfumato.
Il latte vaccino è un alimento ricco di nutrienti: proteine ad alto valore biologico, calcio biodisponibile, vitamina D, vitamina B12 e iodio. Le bevande vegetali, ad eccezione delle bevande di soia fortificate, offrono un profilo proteico inferiore, un diverso contenuto di vitamine e minerali e nutrienti aggiunti artificialmente. Molte contengono zuccheri aggiunti, a differenza del lattosio, uno zucchero naturale presente nel latte.
Il consumo di latticini è collegato a una migliore salute delle ossa e ad effetti neutri o benefici sulla salute cardiovascolare, in particolare i latticini fermentati.
Lo zucchero è un veleno

Pochi ingredienti generano tanto dibattito quanto lo zucchero. La crescente preoccupazione per l’obesità e le malattie metaboliche ha portato a una diffusa demonizzazione dello zucchero, considerato un vero e proprio veleno. In realtà, occorre fare delle precisazioni.
Gli zuccheri intrinseci presenti in frutta, verdura e latticini sono accompagnati da fibre e nutrienti. Gli zuccheri liberi o aggiunti sono quelli che, in eccesso, compromettono la salute. L’eccesso di zuccheri liberi è collegato all’obesità, al diabete di tipo 2, alle malattie cardiovascolari e alle malattie del fegato. L’OMS raccomanda di limitarne l’assunzione a meno del 10% delle calorie giornaliere (idealmente meno del 5%).
In linea di massima, lo zucchero non è un veleno, ma un nutriente il cui impatto dipende dal tipo, dalla quantità e dal contesto. Gli zuccheri liberi in eccesso sono dannosi; gli zuccheri intrinseci fanno parte di una dieta sana.
La carne è meno sana delle proteine vegetali

La scelta di eliminare le proteine animali dalla nostra dieta quotidiana è uno dei dibattiti più accesi oggi. Se è vero che un elevato consumo di carne rossa tende ad avere una maggiore incidenza di malattie coronariche, l’affermazione categorica che le proteine vegetali siano più sane è eccessivamente riduttiva.
Eliminare la carne è una scelta ecologica? Secondo Science, la carne bovina è al primo posto in termini di emissioni di CO2 e consumo di acqua e suolo. Tuttavia, la coltivazione della soia, in quanto fonte proteica vegetale, ha gravi conseguenze sulla deforestazione di terreni di elevato valore ecologico.
La carne è poi una fonte di proteine complete, ferro eme, vitamina B12 e altri composti bioattivi di origine animale. Si tratta di nutrienti difficili da ottenere solo dalle piante e che devono essere somministrati farmacologicamente per evitare carenze nutrizionali.

