Maria Montessori: incontro tra cibo e cultura

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Cibo e cultura, un legame da far crescere fin da piccoli. Chi lo dice? L’educatrice e filosofa italiana Maria Montessori, da cui prese il nome un discusso metodo didattico, in cui il cibo è gioco, ma anche insegnamento.

Chi è Maria Montessori

Il 31 agosto 1870 nasceva la donna che ha affrontato il mondo dell’infanzia in modo rivoluzionario. Dopo 150 anni si continua a parlare di lei e del suo metodo.

Nata a Chiaravalle, in provincia di Ancona, da un impiegato e una casalinga, cresce in un contesto sociale in cui alla donna si chiede solo di essere carina, educata, civettuola ma senza esagerare. A Maria Montessori questo ruolo sta stretto. Contro tutto e tutti, si laurea in Medicina e gira il mondo per raccontare il suo metodo di educazione rivolto ai bambini.

Ma la studiosa marchigiana assume comportamenti rivoluzionari anche nella sua vita privata. Femminista e suffragetta, volontaria come medico nei dispensari dei quartieri più poveri di Roma, capisce il reale significato della miseria. Qui persino i bambini sono vittime di violenze ed abusi. Spesso la loro ribellione al degrado si conclude con il ricovero in manicomio. Non ci si può limitare ad occuparsi dei soli bambini con ritardo mentale, bisogna lottare per abbattere l’oppressione ovunque si nasconda. Anche nella scuola.

Ha una relazione di libero amore con un collega, Giuseppe Montesano. Rimasta incinta, rifiuta il matrimonio riparatore. Giuseppe, sposatosi con un’altra donna e avendo riconosciuto davanti alla legge il bambino, fa perdere a Maria ogni diritto sul figlio di soli 3 anni. Al compimento dei suoi 15 anni, Maria se lo riprende, sfidando la morale dell’epoca.

Che dire? Maria Montessori è stata una visionaria, che ha messo al centro il bambino, chiedendone il rispetto, quali che fossero le sue condizioni economiche. La sua capacità è stata quella di formulare tesi solo dopo aver osservato i bambini senza pregiudizi. Amava ricordare che quando entrava in aula “si svuotava”.

Maria Montessori: cibo e cultura. La scoperta del bambino

Fondamenti per capire la pedagogista italiana più discussa:

  • il bambino non va trattato come un piccolo adulto;
  • va rispettata la sua indipendenza in nome del suo naturale sviluppo psicologico, fisico e sociale;
  • deve crescere liberamente in un contesto predisposto nel rispetto della sua personalità.

Il metodo montessoriano smussa la rigidità della scuola “classica”. L’interazione con l’ambiente, con i colori, il gioco ed il movimento erano ritenuti indispensabili per creare cittadini liberi. C’è libertà, tanta fantasia, c’è voglia di giocare, di corteggiare l’esperienza. Sembra di sentire riecheggiare le parole di Calvino: “planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore”. L’esaltazione della leggerezza.

Mangiare con le mani…assolutamente sì!

Per Maria Montessori le mani sono il principale organo dell’intelligenza dei bambini, almeno fino ai tre anni. Sono, con la bocca, ciò che gli consentono di sperimentare il mondo circostante…e di acquisire autonomia dalla madre. Allora se talvolta assistiamo al rifiuto delle posate e al ricorso delle mani…non lo puniamo o rimproveriamo! Del resto in molti celebri ristoranti gli chef ci invitano a non usare le posate per godere del contatto diretto con il cibo.

…e oggi ci sono bambini che alimentano e custodiscono parole

A tutti gli alunni delle prime elementari della scuola Giosuè Carducci di Formigine, in provincia di Modena, è affidato un termine da “alimentare” fino alla quinta elementare. In questi anni dovranno trovare significati e connessioni del vocabolo custodito. Il metodo “Lid” (learning in depht), importato dal Canada e applicato per la prima volta in Italia, è stato ideato dal filosofo dell’Educazione Kieran Egan per insegnare a interrogarsi, ad alimentare il sapere.

A ogni bambino, all’inizio del suo percorso scolastico, è consegnato un termine sorteggiato da una lista che contiene 150 parole. Essendo un dono prezioso, vi è una vera e propria cerimonia che sancisce l’importanza del compito affidato. I bambini, ogni giorno, in ogni momento della loro vita quotidiana dovranno scoprire tutti i significati e le connessioni a cui il termine dà vita. É un compito che alimenta il sapere e che rende consapevoli di quanto sia importante custodirlo. Tutto deve essere fatto senza un eccessivo aiuto dei genitori o di Internet.

Sembra che il metodo di Maria Montessori, ma anche la grammatica della fantasia di Gianni Rodari siano diventati una realtà capace di preservare l’amore e la capacità di approfondire. Ogni settimana i bambini spendono un’ora della loro vita scolastica nel descrivere ciò che hanno raccolto o scoperto nel custodire la loro parola. Si confrontano con i compagni e con le maestre. Un modo intelligente e divertente per conoscere e indagare le profondità del sapere.

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