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Il filo nascosto: se la moda è estetica, il cibo è fisicità. E il sesso?

Quando l’amore passa dalla tavola, il cibo diventa potere: Il filo nascosto racconta una relazione cucita su desiderio e controllo

Moda, cibo e potere si intrecciano ne Il filo nascosto di Paul Thomas Anderson. Ambientato nell’Inghilterra degli anni ’50, il film racconta una relazione disturbante in cui l’amore passa dalla tavola prima che dal corpo. Tra colazioni rituali, piatti a base di funghi e abiti cuciti come armature emotive, il cibo diventa linguaggio segreto di dominio e dipendenza. Un’analisi sensoriale dove la cucina è desiderio e la moda controllo

Negli anni Cinquanta lo stilista inglese Reynolds Woodcock vive esclusivamente per il suo atelier, nutrendosi del ricordo dell’amore materno perduto in tenera età e di una devozione assoluta per il lavoro. Il suo cuore è arido, disciplinato come le sue giornate scandite da rituali ossessivi. Le donne non sono compagne, ma manichini da vestire, osservare e poi accantonare fino alla prossima creazione. L’amore è un concetto superfluo, sostituito dalla ricerca maniacale della perfezione estetica. Questo è il protagonista de Il filo nascosto, film di Paul Thomas Anderson che intreccia moda, potere e desiderio in modo sottile e disturbante.

Il filo nascosto, moda, cibo e sesso…forse!

il filo nasxosto
In Il filo nascosto il gusto sostituisce il sesso e la moda diventa ossessione. Un film da assaporare lentamente

La vita di Woodcock scorre sempre uguale, regolata da orli, trine, pizzi e velluti. Ogni gesto è calcolato, ogni parola pesa come un punto di cucitura. Fino al giorno in cui, in una locanda di campagna, incontra Alma, una giovane cameriera dallo sguardo fiero. La vuole. Non se ne innamora, almeno non nel senso comune del termine. La desidera come si desidera un oggetto raro: vuole trasformarla in musa, in un manichino vivente per i suoi abiti, in un boccone da divorare per soddisfare una fame pantagruelica che non è solo fisica, ma soprattutto emotiva e creativa.

Alma deve diventare una sua creatura, perfetta come una sua collezione. Ma Alma ha un cuore, una volontà e una testa pensante. E soprattutto ha deciso di impossessarsi di quell’uomo che ha sostituito il cuore con gli occhi. Woodcock è una vittima dell’estetica, del bello fine a se stesso, incapace di gestire l’imperfezione e l’imprevisto.

Ne Il filo nascosto l’amore è nascosto in piatti a base di funghi

Dopo aver tentato di usare tutte le “armi” a sua disposizione – seduzione, pazienza, dedizione – Alma sceglie una strada diversa, radicale e pericolosa: il cibo. Più precisamente, i funghi. Un veleno centellinato con maestria, dosato non per uccidere ma per indebolire. «Non morirai. Ti voglio inerme. Sottomesso. Poi di nuovo forte, ma eternamente mio». In questa frase è racchiusa l’essenza del loro rapporto.

Il cibo, del resto, li aveva inizialmente uniti: le colazioni silenziose, il rumore insopportabile delle posate, la lacrima di vino usata per cancellare il rossetto. In Il filo nascosto il cibo è linguaggio, è gesto d’amore ma anche strumento di controllo. Può essere gioco, ma diventa rapidamente un campo di battaglia, una guerra combattuta senza armi visibili.

Una cena di compleanno sbagliata – asparagi al burro al posto del familiare condimento con olio e limone – sembra segnare la sconfitta di Alma. Per Woodcock, rovinare un piatto amato equivale a voler rovinare la sua vita. Ma proprio i piatti a base di funghi ribalteranno l’esito dello scontro, trasformando la fragilità in potere.

Giochi di amore, giochi di potere

In guerra si è certi di aver vinto solo quando il nemico capitola. Alma lo capisce e ribalta definitivamente l’equilibrio con piatti preparati con funghi allucinogeni. Finalmente ha trovato il modo di placare quell’insaziabile fame tanto temuta dal sarto. Lo ha quasi ucciso, ma come una madre gli ha restituito la vita. Si è posta tra abito ed essenza, tra corpo e anima.

Se lui l’ha vestita, lei lo ha spogliato, scarnificato, reso vulnerabile. Il loro è un gioco di ruoli sadomasochista che presuppone fiducia assoluta e che non può conoscere una vera fine. Non c’è redenzione, non c’è happy end. Solo un equilibrio perverso e necessario.

Cibo e moda diventano così il filo nascosto che unisce due persone che hanno disperatamente bisogno l’una dell’altra. Dopotutto, il cibo, con la sua ricerca del gusto, è l’altra faccia della moda: entrambi parlano di desiderio, controllo e identità.

Nel film Il filo nascosto di Paul Thomas Anderson la fisicità è il cibo, la moda è pura esteriorità. E il sesso? Rimane solo evocato, nascosto tra una forchetta e un punto invisibile cucito nella fodera di un abito.

Il filo nascosto

Regia: Paul Thomas Anderson
Attori: Daniel Day-Lewis, Lesley Manville, Vicky Krieps
Sceneggiatura: Paul Thomas Anderson
Anno: 2017

 

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Written by Monica Viani

Giornalista e blogger specializzata in enogastronomia e travel, non amo i confini e i pregiudizi, nemmeno quando mi siedo a tavola. In un calice di vino, in un piatto si nascondono storie, speranze e gioie di interi popoli. Cibo è cultura, contaminazione, convivialità, potere e tante altre cose da indagare con spirito famelico. Con Fabrizio Bellavista e il suo sguardo aperto al futuro, cerco di affrontare il mondo del cibo in chiave culturale. Il mio unico imperativo categorico? Mai fermarmi al primo morso, ma divorare tutto ciò che può essere degustato!

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