Stappare una bottiglia? Ci pensa Henshall con il cavatappi

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Il vino con il tappo a vite è una scelta sbagliata? Sembra di no. Il fascino del cavatappi che viola il sughero è indescrivibile. E se fosse lui il colpevole della nostra preferenza per il tappo in sughero?  In realtà per alcuni enologi il tappo a vite funzionerebbe meglio per proteggere il vino. Anche perché non si producono più i tappi di sughero di una volta. Dopotutto talvolta, arricciando il naso, non diciamo “sa di tappo”?

Ma conosciamo la storia del cavatappi?

Stappare una bottiglia. Un gesto che ci capita di fare di frequente. E, più importante è il brindisi che ci apprestiamo a fare, maggiore è il senso di ritualità che accompagna questa azione. A rendere possibile tutto questo è un oggetto molto comune nelle nostre case, specialmente di chi ama bere: il cavatappi. La sua storia è parte del nostro racconto su cibo e cultura.

A brevettare il cavatappi fu un inglese

Il primo nasce in Inghilterra e a brevettarlo fu nel 1795 Samuel Henshall. Il modello ideato dal reverendo inglese era uno strumento così composto: una vite o spirale, un manico e, infine, una sorta di dischetto posto tra le due parti per evitare di spingere il tappo troppo in fondo nel corso dell’estrazione. Alla nascita di questo strumento contribuì una grande rivoluzione nel mondo del vino: dopo la metà del Seicento si diffuse l’uso di invecchiare il vino in bottiglia e con questa nuova pratica si diffuse la necessità di rimuovere il tappo in sughero. Il brevetto ottenuto da Henshall favorì il passaggio da una produzione di tipo artigianale a una invece in serie. Per arrivare invece al cavatappi a due leve bisogna attendere quasi un secolo dopo. Fu sempre un inglese, William Burton Becker, a inventare nel 1880 il cavatappi a due leve.

Il primo cavatappi della storia nasce in Inghilterra e a brevettarlo fu nel 1795 Samuel Henshall

Dallo chatelaine all’orologio. Il cavatappi..si indossa!

Anche dopo il brevetto di Henshall, affianco a cavatappi di fattura industriale, continuarono a essere commissionati dalle classi sociali più abbienti dei veri e propri capolavori su misura: esemplari realizzati da artigiani di grande fama in oro, argento o altri materiali pregiati, oggi pressoché introvabili. Pezzi così ricercati e raffinati da essere impiegati da uomini e donne dell’epoca per impreziosire il proprio abbigliamento: le dame appendevano i cavatappi a  un gioiello di nome chatelaineplacca in oro dotata di svariati morsetti a cui agganciare gli accessori più mondani del momento – mentre i gentiluomini lo fissavano alla catena dell’orologio o anche lo inserivano nel bastone da passeggio.

Cavatappi e bottiglie. Una storia a doppio filo!

L’evoluzione del cavatappi segue i miglioramenti apportati al sistema di chiusura delle bottiglie: dal Settecento all’Ottocento con l’invenzione del tappo a corona tutti i liquidi erano venduti al dettaglio con il tappo di sughero. Il cavatappi veniva usato pertanto indistintamente per stappare birra, alcolici, ma anche bottigliette da profumo, medicine e anche le boccette per l’inchiostro!

A Barolo dei cavatappi c’è anche il museo

Che cosa c'entra Barolo con il cavatappi?Quando si stappa una bottiglia, tra le mani insomma passano ben trecento anni di storia. Se volete saperne qualcosa in più, il consiglio è di andare a Barolo. Il comune piemontese (siamo in provincia di Cuneo) ha dedicato a questo utensile un intero Museo. Qui attraverso 19 sezioni ci si immerge in un curioso e affascinante universo fatto di cavatappi di ogni tipologia ed epoca: modelli dal Settecento a oggi, cavatappi decorativi e figurativi, tascabili, pubblicitari, i sistemi multiuso, quelli a tema animale ed erotico. Non mancano esemplari in miniatura per profumi e medicinali, oltre che preziosi.

Il cavatappi più bello? Made in Italy

Il designer  e architetto Alessandro Mendini, che amava definirsi un pasticcione e che fondò con Adriana Guerriero il movimento artistico radicale Alchimia, inventò il cavatappi più bello mai visto sulla faccia della terra. Lo creò per Alessi. L’atto dello stappare una bottiglia è inteso come una danza o meglio un ballo rituale. Il “Cavatappi Anna G”, dedicato alla sua collaboratrice Anna Gilli, è un vero racconto d’infanzia e d’amore. L’idea nasce dal ricordo della nonna che apriva le bottiglie a tavola. Un rito tra performance e ballo. Ecco spiegato la scelta di dare a un utensile comune le sembianze di una ballerina gioiosa! Nel 1994, quando fu lanciato, vendette più di 20.000 esemplari, più di un milione e mezzo ad oggi.

Indirizzi da conoscere

Museo dei Cavatappi

P.za Castello, 4 – 12060 Barolo (Cn)

Telefono: (+39) 0173/560539

info@museodeicavatappi.it

www.museodeicavatappi.it

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