Conosci la storia e la ricetta del Benedictine, il liquore sacro?

Cibo è cultura e dunque oggi vi raccontiamo la storia avventurosa e trucida del Benedictine, diventato nel tempo il liquore dei benedettini. La ricetta è segreta ma noi…

Una storia un pò romanzata narra che un giorno l’intrepido Carlo Magno conobbe la paura. In un imprecisato porto della Francia scorse le navi dei Vikinghi e, presagendo la distruzione che avrebbero inferto al suo popolo, si stracciò le vesti e si strappò la lunga barba. In effetti i robusti e fulvi Vikinghi per ben due secoli rappresentarono un pericolo per diverse popolazioni che popolavano non solo le coste, ma anche l’entroterra, quando questi uomini del mare cominciarono a risalire i fiumi. Arrivarono persino ad assediare Parigi per ben 12 anni!

Erano imprendibili, sparivano alla stessa velocità con cui arrivavano. Con gli elmi alati e gli scudi irti di punte feroci usavano la tecnica della guerriglia. Con sé portavano viveri, pentole e piccole botti, che contenevano un estratto alcolico fatto con erbe aromatiche ed ingredienti a noi sconosciuti. Era la “magica pozione” che consentiva loro di vincere sempre. Le loro navi affrontavano tempeste, le loro gesta risuonavano in canti accompagnati da arpe. Si raccontava che avevano ucciso draghi, affrontato le più terribili traversate, superando insidie e pericoli. I marinai ascoltavano le gesta eroiche bevendo un liquore il cui colore ricordava l’ambrosia. L’unica avvertenza era non eccedere nel sorseggiarla. Tutti sapevano che cosa era successo a quegli uomini che, intorpiditi dal sonno, in una palude, erano stati sbranati dal demone che lì vi abitava!

Il liquore era presente in tutti riti, anche nei trucidi riti funebri, quando sul rogo del principe venivano svenati i suoi cavalli preferiti e le sue donne vi si gettavano per ardere vive. Il principe, con i suoi tesori e la botticella del liquore magico, era sepolto nel naviglio che aveva solcato i mari e che lo aveva accompagnato in mille avventure.

Ma il vero miracolo per noi avvenne quando le popolazioni assoggettate riuscirono a carpire il segreto per produrre quella bevanda magica. La ricetta sarebbe stata scoperta a Sandefjord in Norvegia, dove fu violato il tumulo del principe per impadronirsi dei tesori, tra cui la preziosa botte. Probabilmente questa fu venduta ad un oste in cambio di cavalli freschi per proseguire la fuga per sfuggire alla vendetta dei Vikinghi. I segreti della distillazione entrarono poi in possesso dei monaci benedettini. Il liquore fu benedetto due volte e fu chiamato Benedictine. Suggellò la pace, quando Olaf I Tryggvason e il suo popolo si convertirono al cristianesimo. I monaci in una notte battezzarono centomila uomini!

Abbracciata la nuova fede, i vikinghi misconobbero l’antica fede e abbandonarono le antiche usanze. Rimase un unico legame con il passato: il liquore, che ricordava le erbe della terra natale e le antiche saghe. Dall’oblio fu salvata l’antica leggenda del Vascello Fantasma, che sfuggì ai vandali e al fuoco e che ancora oggi naviga silenziosi nei mari. Scommettiamo che nella stiva è  gelosamente custodita una botte con quella pozione magica capace di trasformare gli uomini in eroi?

La ricetta del Benedictine

Qui vi dobbiamo deludere, la ricetta, tramandata per oltre 500 anni, è segreta. Sappiamo che comprendeva 56 diverse erbe aromatiche. Se però ci volete provare a farlo, ecco cosa vi suggeriamo. Essiccate noce moscata, vaniglia, issopo, mirra, tè nero, timo, chiodo di garofano e altre erbe selvatiche del vostro territorio. Procedete poi all’infusione nel brandy, aggiungendo  un macerato di scorze di limone e vaniglia. Dopo la distillazione, lasciatelo invecchiare in botti di rovere per circa due anni. Nell’ultima parte del processo di lavorazione, si aggiunge il miele e lo zafferano, per conferirgli il tipico colore ambrato. Oltre che berlo da solo, risulta un ottimo ingrediente per numerosi cocktail.

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