Canzoni fameliche. Il caffè cantato, dalle note aromatiche alle note musicali

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La Giornata Mondiale del Caffè, 1 ottobre, ha anche un risvolto canoro. Il caffè ha profumato moltissime canzoni. E le ha senz’altro ispirate anche quando non appariva nel testo. Perché nutriva comunque, con le sue proprietà nervine, la concentrazione, la lucidità e la veglia di compositori, autori e cantautori.

Ci piace immaginarli in versione notturna, brutti e arruffati, fumare sigarette e consumare intere caffettiere fumanti. Quasi cercando nella nera bevanda il verso mancante, il tema memorabile, il refrain perfetto.

Quindi, sorvolando le note aromatiche, più o meno volatili, ci libriamo nelle note musicali di qualche canzone che sa di caffè. Solo alcune. Iniziamo?

Fred Bongusto “Spaghetti a Detroit”

Il caffè per un ammalato d’amore. Che ci dà una misura della sua inappetenza, condensando liricamente il menu del suo pasto: spaghetti, pollo, insalatina e una tazzina di caffè. Praticamente, la fotografia del pranzo anni ’60. Comunque con un primo, un secondo e un contorno. E il caffè a mettere il punto. Nonché l’amaro aroma.

Riccardo del Turco “Ma cosa hai messo nel caffè?”

Qui l’ammalato d’amore, che però non sembra tanto dispiaciuto della sua condizione, scherza sulla pozione amorosa, una presunta ma immateriale pozione amorosa. Probabilmente disciolta nel caffè. O nell’immaginazione dell’interessato. Quante scuse per dare alla donna tutta la colpa della seduzione!

Fiorella Mannoia “Caffè nero bollente”

Caffè nero bollente come rimpiazzo di un uomo assente – non il solo rimpiazzo. La canzone, presentata in un ancor prude Festival di Sanremo nel 1981, conteneva (contiene) un’allusione molto chiara all’autoerotismo. Scandalo? Forse neanche troppo, neanche allora. Ma la presenza del caffè ha una innegabile forza.

Scialpi “Cigarettes and coffee”

Chissà se questa canzone gli ha portato fortuna. O solitudine. O sintonia con i suoi fans. O oblio. Ascoltatela, è bella ancora, alcuni versi sono anche poco banali. “Cigarettes and coffee” è il solo inciso in inglese nel testo così anni ’80. Anche Mina l’aveva ripresa, da par suo.

Fabrizio de Andrè “Don Raffaè”

Caffè carcerario. Non la sbobba, ma una superba bevanda, quando il rito della tazzina e della colta conversazione assume grottescamente e paradossalmente l’aspetto di un fine giornata facendo salotto in una cella del braccio speciale del carcere di Napoli, con la richiesta – unidirezionale – di buoni consigli tra il brigadiere e il camorrista, gli opposti non-opposti.

E se mi dite, come mi direte, che le canzoni al caffè sono tante altre, aiutatemi a commentarle.
Viva il caffè cantato.

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