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Nuova tendenza? I succhi estratti dalla frutta. Ma non chiamiamoli vino!

Nuova tendenza in fatto di bevande? I succhi estratti dalla frutta.  Nulla di nuovo sotto il sole: i contadini hanno sempre usato la frutta in eccesso per produrre succhi che assomigliavano al vino. Oggi sono stati riscoperti dalla cultura hipster e sono sempre più richiesti nei bar di tendenza. Sotto l’influenza della cultura asiatica spopolano in USA.

E in Italia? Difficile che riescano ad imporsi. La nostra cultura, come quella francese, è legata al vino che si ottiene dall’uva.

Tutta la frutta che contiene quel tanto di zucchero che può trasformarsi con la fermentazione in alcol, può diventare una bevanda che alla lontana può richiamare il vino, sia pure con un grado alcolico inferiore.
I metodi per ottenere una bevanda mutano a seconda del frutto utilizzato. Spesso si deve aggiungere lievito o zucchero.

Dove trovarli? In Italia nei mercati contadini e nelle sagre. Ecco i 4 più conosciuti.

I succhi estratti dalla frutta più trendy

Mele
Dal frutto più coltivato e conosciuto al mondo, si ricava il succo di mele. Dal gradevole gusto dolce, non troppo zuccherino, può essere proposto con l’abbinamento di mele acide con mele più dolci.

Ananas
In Thailandia propongono una bevanda con il succo di ananas fermentato da degustare fresca con piatti di pesce o di carne.

Sambuco
Si può ottenere un succo dalle bacche mescolato con quello ottenuto dai fiori, che vanno colti appena sbocciati in primavera.

Tarassaco
Un succo leggermente alcolico si ottiene dai petali del fiore di tarassaco e zucchero, solitamente con l’aggiunta di succo di limone.

 

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Written by Monica Viani

Giornalista e blogger specializzata in enogastronomia e travel, non amo i confini e i pregiudizi, nemmeno quando mi siedo a tavola. In un calice di vino, in un piatto si nascondono storie, speranze e gioie di interi popoli. Cibo è cultura, contaminazione, convivialità, potere e tante altre cose da indagare con spirito famelico. Con Fabrizio Bellavista e il suo sguardo aperto al futuro, cerco di affrontare il mondo del cibo in chiave culturale. Il mio unico imperativo categorico? Mai fermarmi al primo morso, ma divorare tutto ciò che può essere degustato!

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