Per festeggiare la fine del 2023 e l’ingresso nel 2024, abbiamo scelto di raccontarvi i vini Colline Albelle
Il Capodanno si avvicina e nessuno di noi vuole sbagliare vino per la tavola di fine anno. Per palati raffinati segui il nostro consiglio: i vini Colline Albelle. Noi presso il ristorante Verso di Milano abbiamo conosciuto Julian Reneaud, titolare di Colline Albelle e degustato i suoi vini.
Ristorante Verso, dove abbiamo degustato i vini Colline Albelle (con ottimi abbinamenti gastronomici!)

Il ristorante Verso, nel cuore di Milano, in Piazza Duomo 21, è il regno degli chef Remo e Mario Capitaneo. I due giovani cuochi pugliesi si distinguono per combinare i migliori ingredienti della cucina mediterranea con tecniche contemporanee che giocano a favore della loro creatività in un ristorante che sembra un teatro. Il risultato è una cucina sublime. Non per niente quest’anno hanno ricevuto due stelle Michelin e sono saliti subito ai vertici dell’alta cucina di Milano.
Il locale è sì moderno, ma davvero accogliente. Il ristorante si sviluppa intorno a una cucina a vista che permette di osservare il ritmo sostenuto ma non caotico della brigata. Assai ambiti sono i tre chef’s table, a cui si aggiunge un tavolo che accoglie fino a 10 persone e una saletta privata per un massimo di 8.
Come un francese arriva in Toscana? Il sogno di Julian

Julian Reneaud, titolare di Colline Albelle, dopo essersi laureato in Economia nel 2008, non sapeva ancora che da lì a qualche anno sarebbe diventato un produttore di vini in Toscana. All’epoca voleva fare il giro del mondo “seguendo – come racconta – le vendemmie da un continente all’altro”, senza spendere un euro. Come fare? Semplice, imbarcandosi sulle navi come cameriere o aiuto cuoco.
Approdato in America lavora come Assistant Winemaker a Opus One Winery. Quando Opus One 2013 conquista i 100 punti, James Suckling gli propone di trasferirsi in Toscana per lavorare come direttore a Caiarossa a Riparbella. Julien si innamora di quelle terre e sogna di poter produrre proprio qui il suo vino.
L’incontro di Julian con due donne che gli avrebbero cambiato la vita
Dilyana Vasileva e Irena Gergova, produttrici di vino in Bulgaria, trascorrevano con i mariti una vacanza in Toscana. L’incontro casuale con Julian ha fatto nascere un sodalizio societario che ha portato all’acquisto nel 2019 di una tenuta di 30 ettari a Riparbella, un piccolo borgo medievale sulle colline pisane.
Il sogno di Julian parte da una cantina abbandonata. Qui decide da subito di avviare una produzione biologica, biodinamica e di puntare su vini con una forte personalità.
Così nasce Colline Albelle nell’entroterra di Cecina. Non solo, il ragazzo che amava le avventure, aveva finalmente trovato ciò che gli piaceva fare!
La cucina del ristorante Verso
Il segreto del ristorante Verso? La qualità delle materie prime e il talento dei fratelli Capitaneo
“Una cucina inclusiva, aperta, che accoglie al suo interno la sala e propone piatti che per gli ispettori della Guida sono stati un formidabile exploit”. Ecco le motivazioni della Guida Michelin per l’assegnazione delle due stelle Michelin. Il piatto che ha ammaliato i giudici è stato: animella, ricci di mare, salsa bernese al caffè e acetosella, una proposta strepitosa che fonde mare e terra.
Il menù di Remo e Mario Capitaneo si basa su ottimi prodotti di stagione, sulla padronanza di tecniche contemporanee e su condimenti non scontati. Piatti sempre accompagnati da ottimi vini. Viene proposto un menu degustazione Il Nostro Percorso che prevede 6 portate per un costo complessivo di 150 euro.
Colline Albelle, vini da re degustati presso il ristorante Verso

Come ogni pranzo o cena che si rispetti si parte con delle bollicine. Che cosa c’è di meglio che lo champagne? Julian sceglie di servirci un Cremant de Limoux Brut dell’azienda Tholomies nel Languedoc – Roussilion. Un vino che gli ricorda la regione in cui è nato.
“Inbianco” Toscana IGT Vermentino 2022

Si tratta di un vermentino in purezza, raccolto appena maturo in modo da ottenere un vino fresco. Le uve vengono vinificate in acciaio, una piccola parte poi è affinata per pochi mesi in barrique non tostate. Dal color paglierino tenue, xon un bouquet floreale e fruttato, sentori agrumati e di erbe aromatiche fresche, s’impone per l’eleganza. Buona l’acidità e la mineralità. Il vino nel bicchiere esprime con autenticità il terroir delle colline pisane.
Una proposta che ben si sposa con l’ostrica adagiata su una crema di ceci neri, accompagnata da una quenelle di gelato alla nocciola. Altro abbinamento riuscito è con la capasanta appena scottata, crema di mandorle e cavolo nero
“Inrosso” Toscana IGT Merlot 2021

Si tratta di un merlot in purezza che si ispira ai vini di Bordeaux degli anni ’80. Un vino originale, leggero in alcol, fresco ed elegante. Dal bel color rubino, al naso presenta profumi di piccoli frutti di rovo, more, amarene, mirto, rimanda alla macchia mediterranea. In bocca è giovane e verticale, con tannino elegante e delicato. Il finale rimanda ai sentori della liquirizia. Ben si abbina a un risotto con fondo di cervo e melograno.
“Serto” Toscana Toscana IGT Sangiovese 2020

Sangiovese in purezza, “Serto”, viene lasciato per 30 mesi in barrique e poi affinato 6 mesi in bottiglia. Succoso, con sentori floreali e fruttati e note balsamiche presenta tannini ammorbiditi. Ha grandi potenzialità aromatiche. Ben si abbina a un filetto di vitello con una fetta sottilissima di melone che racchiude una tartare di vitello, funghi in casseruola, cime di rapa, salsa di rosa canina e crema di castagne.
“Inbianco” Toscana IGT Vermentino 2020
“Volevo creare un vino aromatico come lo Champagne ma con la bevibilità del Vermentino”, racconta Julian. La fermentazione malolattica è parziale, circa un 10% del vino affina in barrique non tostate e piegate al vapore. Al naso si presentano sentori di fiori, frutta gialla, erbe aromatiche e di macchia mediterranea. In bocca si propone con una buona acidità e sapidità, Ottimo accompagnato con meringa, ganache al gianduja, more nocciole e gelato al tartufo.
Il commento famelico: Julian Reneaud, un imprenditore che sfugge all’inflazione dell’io
Julian Reneaud parla in modo pacato, tranquillo, in un italiano perfetto. Sembra un attore della nouvelle vague che si trova a suo agio nell’essenzialità del bianco e nero. In un mondo come quello enogastronomico che alza spesso la voce, fa davvero piacere trovare un giovane imprenditore che non cade nell’autoesaltazione e che, con coerenza e solidità, segue un progetto capace di creare ottimi vini.
