La storia, le caratteristiche dell’Erbaluce di Caluso DOCG, un vino che si sta imponendo all’attenzione di consumatori sempre più alla ricerca di vini bianchi di qualità
Territorio vocato alla viticoltura. Storicità. Espressione del terroir. Personalità. Eleganza. Freschezza. Sentori floreali. Acidità pronunciata. Queste sono solo alcune delle espressioni che abbiamo ascoltato durante il webinar Catturare l’alba in un acino: tutti i colori dell’Erbaluce di Caluso Docg oirganizzato dal Consorzio Vini di Caluso Docg e di Carema e Canavese Doc, nato nel 1991 per per dare voce ai produttori e per tutelare, valorizzare e promuovere la produzione vitivinicola piemontese di una zona da sempre vocata alla viticoltura.
L’identikit dell’Erbaluce di Caluso DOCG

La zona di produzione dell’Erbaluce, un tempo passaggio obbligato per recarsi in Francia e nel Nord Europa, comprende oggi trentasette comuni situati tra Ivrea e Caluso in un’area conosciuta fin dall’antichità per la produzione di vini di qualità.
Le uve maturano su colline di origine morenica, formatesi grazie allo spostamento dei ghiacciai. La natura del terreno si rivela particolarmente adatta per la coltivazione della vite perchè se la pendenza delle colline favorisce il deflusso delle acque, la presenza di argilla conserva l’acqua per i periodi, sempre più frequenti, di siccità. Qui, grazie al clima, oltre alle viti, crescono ulivi, agavi, aranci selvatici e fichi d’India.
Erbaluce di Caluso DOCG: il mistero delle origini e i segreti della natura

Il territorio canavese è un territorio molto bello, ricco di storia ed ideale per la produzione di vino di ottima qualità. Leggenda vuole che il vitigno prenda il nome dalla ninfa Albaluce, figlia del Sole e dell’Aurora, che ebbe la sventura di immamorarsi di un pastore. Un grande amore -ahimé – osteggiato dagli dei. Una notte, sulle rive del lago di Viverone, furono sorpresi da una violenta tempesta. Albaluce, per proteggere l’amante, si trasformò in vite e il pastore in un grappolo d’uva. In memoria di un amore eterno, ogni mattina, al sorgere del sole, le uve acquisiscono una luce dorata.
I 1000 colori dell’Erbaluce di Caluso DOCG: dalla leggenda alla storia

Fin qui la leggenda, ma poi c’è la storia. Sappiamo che i Romani, come testimonia Plinio, trovarano una viticoltura già sviluppata. I primi a coltivare il vitigno drll’Erbaluce in queste zone furono, infatti, i Salassi, una popolazione della Gallia.
La sua produzione giunse fino al Medioevo con il nome di Uva Rustia, ovvero uva arrostita poiché. essendo colta assai matura, sembrava “arrostita” dal sole. Alcuni testi medievali attestano che l’Erbaluce fosse un vino assai apprezzato, tanto da essere utilizzato come moneta di scambio o come dono importante.
In Piemonte divenne uno dei vini più amati dalla nobiltà piemontese. Nel 1606 il gioielliere di Casa Savoia lo descrive come ottenuto da “l’uva bianca così detta, come alba luce, perché biancheggiando risplende… matura diviene rossa e colorita”. Nell’800 i vini canevesani, soprattutto i rossi e in particolare il Nebbiolo, erano considerati eccellenti al pari di quelli prodotti in Borgogna.
Come nasce il successo dell’Erbaluce

Il successo dei vini bianchi è recente, soprattutto in Piemonte, terra di grandi rossi. L’Erbaluce era fino a qualche tempo fa considerato una sorta di reliquia del passato, usata soprattutto per produrre passiti. Mancava una proposta di vino bianco secco. Nel 1968, negli anni della contestazione giovanile, nasce l’interesse verso i bianchi. I rossi si consumavano in famiglia a tavola. I giovani, nelle grandi città dove non si produceva vino, dove spopolavano le canzoni di Gaber e di De André, si riunivano nei bar e bevevano al di fuori dei pasti. Per questo si preferivano vini con un grado alcolico più basso rispetto ai rossi e proposte che segnassero in modo evidente la distanza con genitori e nonni.
Nascono così nuovi mercati che guardano con interesse ai vini bianchi. Il Canavese e il Gavi colgono per primi il cambiamento di tendenza. L’Erbaluce non era una proposta per tutti. Era considerato un vino per “duri e puri” a causa di un’acidità granitica, che aveva giustificato l’espressione popolare “sei acido come un’ Erbaluce”.
Negli anni 90, gli anni della globalizzazione, i bianchi diventano vini di successo, soprattutto se strutturati, morbidi, “burrosi”. Tempi duri per l’Erbaluce, tanto che ci si interroga se cambiarne le caratteristiche. Nel 2000 finalmente qyesto vino dalle antiche origini trova il suo profilo, imponendo la sua personalità.
Dimmi cosa vuoi mangiare e ti dirò quale Erbaluce di Caluso DOCG scegliere
Spumanti
Marco Rossa – Caluso Docg Spumante Metodo Classico Pas Dosé 2020
Dalla spuma luminosa, con un colore che tende al dorato, presenta al naso freschezza, intensità, regalando sensazioni che ricordano l’erba appena tagliata. In bocca ha una buona struttura, in cui spicca l’acidità. La sua pulizia richiama la mineralità.
Abbinamento
Si abbina al pesce in umido, formaggi freschi, crostacei cotti al vapore, risotto alle verdure, antipasti di pesce, piatto orientali, ma anche ai torcetti di Agliè, alle paste di meliga e ai canestrelli
Cieck – San Giorgio Caluso Docg Spumante Metodo Classico Brut 2020
Si presenta con un colore paglierino-dorato luminoso. Al naso regala sensazioni minerali, freschezza e un corpo snello che lascia spazio ad una struttura che si accompagna ad una buona acidità persistente.
Abbinamento
Piatti di pesce, carni bianche, formaggi delicati e verdure.
Vini fermi giovani
Orsolani – La Rustìa Caluso Docg 2022
Dal colore paglierino luminoso di media intensità, presenta note vagamente fruttate ed erbacee e una mineralità fredda. L’acidità è ben bilanciata.
Abbinamento
Minestra di farro e salsiccia, risotto al luccio, pesce di lago e crostacei.
Azienda Vitivinicola Giacometto Bruno – Caluso Docg 2022
Dal colore che ricorda la paglia baciata dalla luce che crea diverse sfumature, sprigiona note quasi salmastre che arricchiscono la mineralità. La sua corposità contrasta con l’acidità. Il finale tende alla sapidità.
Abbinamento
Con i piatti della cucina piemontese. A tutto pasto.
Vini fermi maturi
Kalamass – Caluso Docg 2020
Prodotto da un’azienda giovanissima, sul confine della denominazione, è un’interpretazione che strizza l’occhio alla naturalità. Al naso spiccano sentori di vaniglia che lasciano spazio ad una mineralità calda.
Abbinamento
Salumi e formaggi mediamente stagionati, carni bianche, pesce alla griglia.
Tappero Merlo – Kin Caluso Docg 2019
Dal color giallo dorato luminoso, regala sensazioni salmastre con note sul finale di paglia, di fieno . Dotato di buona struttura, con una nota quasi tannica, si avvicina alla potenza di un rosso. In fase gustativa mostra note di agrume essiccato, con un finale leggermente vegetale e ammandorlato.
Abbinamento
Risotti, paste con pesci e frutti di mare, crespelle e agnolotti di magro.
Passiti
I vini che si degustano con ottimi dessert. Le famiglie appassivano le uve nei solai. Le finestre erano tenute aperte per permettere all’aria di circolare e consentire un appassimento naturale. I passiti, vini pregiati, erano bevuti a Natale o in occasione di feste importanti.
Cantina Massoglia – Caluso Docg Passito 2016
Dal colore ambrato brillante, ha una gradazione alcolica importante. Il profilo olfattivo presenta note di frutta secca e miele. La nota zuccherina è contrastata dall’acidità. Un vino riflessivo, da conversazione.
Abbinamento
Dolci, ciccolato e formaggi stagionati ed erborinati.
Cantina della Serra – Caluso Docg Passito Riserva 2015
Ambrato, presenta note che rimandano al miele di acacia, ai sentori d’uvetta passa, datteri e cera d’api. Tutte note che mirano a fare emergere i ricordi d’infanzia. Lunga la persistenza.
Abbinamento
Dolci di farina di mais, cioccolato, torte alle mandorle, zabaione.

