Ca’d’Oro a Venezia, storico palazzo affacciato sul Canal Grande, ospita su due piani la pregiata collezione d’arte del barone Giorgio Franchetti. Piazza San Marco, dedicata al santo patrono, simboleggia la ricchezza e il prestigio della Serenissima. Due monumenti imperdibili da visitare!
Ti proponiamo di soffermarti nel tuo tour di Venezia su due tesori che ne esprimono la storia. Se la Cà D’Oro rappresenta la ricchezza mercantile, Piazza San Marco, cuore spirituale, politico e artistico della Repubblica Serenissima.
Fondata come un’umile comunità di pescatori rifugiatisi tra le isole della laguna per sfuggire alle invasioni barbariche, Venezia si è trasformata in una potenza marittima, punto di incontro tra Oriente e Occidente. La sua posizione geografica strategica – protetta dal mare e collegata al commercio europeo – ha favorito l’ascesa di una civiltà autonoma e orgogliosa, che ha fatto della libertà e dell’indipendenza politica la propria bandiera.
Cà d’Oro a Venezia
Costruita tra il 1421 e il 1440 per volontà del ricco mercante veneziano Marino Contarini, la Ca’d’Oro è uno dei luoghi più magici e affascinanti di Venezia.
Ca’d’Oro a Venezia, una meraviglia! Nel sestiere di Cannaregio, si erge uno dei più bei Palazzi di Venezia: la Ca’d’Oro. Era il 1421 quando il ricco mercante veneziano Marino Contarini decise di fare costruire dai progettisti Matteo Raverti e Giovanni Bono, da maestranze lombarde e dal pittore Zuane di Faenza un palazzo che doveva essere maestoso.
Dopo diversi passaggi di proprietà la Ca’ d’Oro nel 1800 fu restaurata dall’architetto Giovan Battista Meduna. Nel 1894 fu restaurata di nuovo dal barone Giorgio Franchetti, che cercò di riportarla alla sua architettura originaria. Nel 1927, alla morte del barone, fu inaugurata la Galleria Giorgio Franchetti.
La Ca’d’Oro a Venezia, un unicum architettonico

Esempio di arte gotica-fiorita, la Ca’ d’Oro deve il suo nome alla facciata, un tempo, rivestita con foglie in oro. Nonostante queste ultime siano solo un ricordo, il marmo le conferisce lo splendore originario. La Ca’ d’Oro ha una pianta a portego, con tre originali logge sovrapposte. Il cortile interno custodisce un bel mosaico pavimentale.
All’interno sono conservate molte opere collezionate dal barone Franchetti. Si trovano dipinti, sculture, arazzi, ceramiche, vasi di terracotta, medaglie e mobili. Qui è conservato lo splendido San Sebastiano di Andrea Mantegna. È poi custodita una raccolta di dipinti del Rinascimento, che è resa preziosa da tre tele del Carpaccio: Annunciazione, Visitazione e Morte della Vergine Maria. Da ammirare anche la Venere allo specchio di Tiziano e la Crocefissione di Jean van Eych.
Ca’d’Oro a Venezia: di cosa ci siamo innamorati
Per noi il valore storico artistico è dato, oltre che dalla ricca collezione, dal mosaico pavimentale e dalla vera da pozzo in marmo posta in cortile e scolpita da Bartolomeo Bon. Il mosaico, disegnato dallo stesso barone Franchetti, rievoca le basiliche paleocristiane. Il mosaico copre una superficie di 350 metri quadrati e utilizza le tecniche dell’opus sectile e dell’opus tessellatum. La decorazione richiama le pavimentazioni medievali delle chiese della laguna veneta come la basilica di San Marco a Venezia e la cattedrale di Santa Maria Assunta a Torcello.
Non mancano suggestioni bizantine. Franchetti ha utilizzato marmi e pietre di cavatura moderna, ma anche il porfido rosso antico, il serpentino, il cipollino verde, il giallo antico, il pavonazzetto, il verde antico e il marmo luculleo. Che dire? Il pavimento contribuisce a dare vita ad un luogo magico dove tempo e spazio si intrecciano per sempre, dando vita ad un sogno immortale. Un luogo imperdibile per chi ama l’arte e bellezze eterne.
San Marco, il cuore di Venezia: la sua storia definisce l’identitò della città

San Marco: martire ad Alessandria, patrono di Venezia
Secondo la tradizione, San Marco Evangelista fu martirizzato ad Alessandria d’Egitto. Le sue spoglie furono sepolte in una chiesa della città, dove venivano custodite con grande devozione. Ma nell’anno 829, qualcosa cambiò il corso della storia.
Due mercanti veneziani, Buono di Malamocco e Rustico di Torcello, si trovavano nel Mediterraneo per motivi commerciali quando, spinti da una tempesta, cercarono rifugio nel porto di Alessandria. Qui vennero a sapere che il governatore locale, Regolo, stava saccheggiando edifici religiosi per decorare un sontuoso palazzo al Cairo. Tra i luoghi a rischio di profanazione, anche la chiesa che custodiva le reliquie del santo.
Il “furto sacro”: la missione dei mercanti veneziani
Temendo che il corpo di San Marco potesse essere distrutto o disperso, i due mercanti veneziani proposero un accordo ai custodi della chiesa: trasportare segretamente le reliquie a Venezia, dove avrebbero ricevuto onore eterno. Per ingannare i controlli saraceni, le ossa furono nascoste tra strati di carne di maiale, alimento impuro per i musulmani.
Fu così che il corpo di San Marco arrivò a Venezia, accolto con solenne cerimonia e custodito nella basilica che ancora oggi porta il suo nome, cuore religioso e simbolico della città.
Una leggenda che definisce l’identità veneziana

Secondo un’altra leggenda popolare, fu un angelo ad apparire in visione a San Marco, mentre naufragava sulla laguna, pronunciando le parole:
“Pax tibi Marce, evangelista meus. Hic requiescet corpus tuum” —
“La pace sia con te, Marco, mio evangelista. Qui riposerà il tuo corpo.”
Questa profezia avrebbe sigillato il legame sacro tra Venezia e il santo, trasformandolo nel patrono della città lagunare, più venerato perfino di San Pietro a Roma o San Giorgio in Inghilterra.
Il grande incendio del 976: tra violenza politica e distruzione sacra
Quella prima basilica resistette per quasi 150 anni, fino a quando nel 976 una rivolta scoppiata contro il doge Pietro Candiano IV si trasformò in tragedia. Il popolo insorse, incendiando il palazzo ducale e le case vicine. Le fiamme si propagarono fino alla chiesa di San Marco, dove il Doge si era rifugiato. Ma non fu risparmiato: fu assassinato mentre tentava la fuga.
Le fiamme devastarono oltre 300 case, la basilica e il cuore del potere veneziano. Ma come spesso accade nella storia della Serenissima, dalle ceneri nacque una nuova epoca: la ricostruzione della Basilica di San Marco, che oggi ammiriamo, ebbe inizio proprio dopo quel disastro.

