Mete spirituali. Per cibare l’anima. Vol. 1

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Che cosa sono le mete spirituali? Per alcuni sono una ricerca di se stessi, per altri più semplicemente una vacanza rilassante. Non manca chi cerca di misurare la spiritualità in modo scientifico. Lo sappiamo che l’idea fa sorridere, ma esiste il Global Spirituality Index (Indice Globale di Spiritualità). Noi vi sveliamo la classifica, ma le perplessità sono lecite!

1. Canada
2. Italia
3. India
4. Giappone
5. Regno Unito
6. Stati Uniti
7. Messico
8. Australia
9. Filippine
10. Germania

Famelici non aspira a tanto. Con umiltà vi segnaliamo alcuni luoghi in Italia che invitano alla meditazione religiosa o laica. Cibo per la mente.

Ci piace farlo a due voci – Monica e Daniela in modalità Doppiamente Famelici – memori di viaggi fatti vagando da Nord a Sud, isole comprese. Sarà un viaggio in più tappe.

Cominciamo con:

Lombardia. Abbazia di Mirasole (Mi)

Piemonte. Santa Maria di Vezzolano (AT)

Abruzzo. Pietra di Sande Pàule nell’Oasi dei Calanchi di Atri (TE)

Sardegna. Colonia Penale di Castiadas (CA)

Basilicata. Le chiese rupestri (MT)

Lombardia. Abbazia di Mirasole. Un’eco spirituale dal passato

Mete spirituali: abbazia di Mirasole

L’abbazia di Mirasole, eretta a cavallo tra il XII e i primi anni del XIII secolo, presso il villaggio Mirasole, ha un nome evocativo: richiama la tensione della vita ascetica a tenere lo sguardo fisso in Cristo, sole della vita.

La grangia (antico termine di origine latina, granea e quindi grangiarius, che indica una struttura edilizia utilizzata per la conservazione del grano intorno a cui si sviluppavano edifici a uso agricolo e strutture abitative) fu opera degli Umiliati con una comunità di soli laici.

Ma chi sono gli Umiliati? Il primo ordine nella storia della chiesa ad avere un terz’ordine, i terziari, laici considerati parte integrante dell’ordine religioso, pur vivendo nelle proprie case. Il loro obiettivo? Adattare i precetti benedettini e agostiniani all’attività lavorativa dei propri membri, soprattutto nella lavorazione della lana.

Il destino dell’Abbazia è la testimonianza vivente della storia dell’ordine religioso degli Umiliati, riconosciuto nel 1201 da Papa Innocenzo III.

Nel XIII e XIV secolo l’Abbazia di Mirasole era un fiorente centro di vita religiosa e di attività agricola, ma la crisi demografica ed economica causata dalla peste nera del 300, portò alla scomparsa dei terziari e così, divenendo insufficiente il numero dei salariati dediti al lavoro, i monaci furono costretti a cedere la terra ai nobili milanesi. Nel 1482 Mirasole fu ridotta a commenda e, come conseguenza  del fallito attentato a San Carlo Borromeo, da parte di un umiliato della casa di Brera, papa Pio V nel 1571 abrogò l’ordine degli Umiliati.

Nel 1582 la proprietà dell’Abbazia passò al Collegio Elvetico di Milano per l’istruzione del clero svizzero. La vita monastica di Mirasole cessò e, tranne la chiesa e il chiostro, tutti gli edifici Abbaziali furono destinati a fittavoli e salariati. Nel 1797 Napoleone soppresse il Collegio elvetico e donò l’Abbazia, completa di fondi e podere, all’Ospedale Maggiore di Milano, per ricompensarlo dell’assistenza prestata ai suoi soldati malati e feriti. Fu l’inizio di una lenta e inesorabile decadenza.

E ora? Il 25 luglio 2016 Fondazione Progetto Arca e Progetto Mirasole Impresa Sociale, vincitori di un bando con un progetto di welfare sociale di comunità, hanno fatto il loro ingresso in Abbazia. Fervono grandi progetti per un luogo recuperato nelle sue antiche strutture, dove è innegabile che si avverta la presenza di quella dimensione del sacro che cerca di sposarsi all’umano per innalzarlo a mete tutte da scoprire con la ragione e con il sentimento.

http://abbaziamirasole.org/

Piemonte. Santa Maria di Vezzolano. Per meditare sul viver gentile

mete spirituali

Siamo nell’astigiano delle pievi romaniche rurali. E Santa Maria ne è un gioiello – prezioso e misterioso costruito risale a partire dall’XI sec. con i secoli successivi per ampliamenti, completamenti, pentimenti, rifacimenti. Ma è sorta senz’altro in un’epoca in cui il mondo si ricopriva di un bianco mantello di chiese – dice Rodolfo il Glabro – “etiam praeter necessitatem”, anche più del necessario.

Perché visitarla? Per la bellezza sottile della facciata. Per il portale con Maria raffigurata nella sua regalità e il retablo nell’abside. E per le sue 3 principali stranezze, e cioè:
– i bacini di ceramica inglobati nella facciata come ornamento
– il raro pontile interno con doppio registro policromo, dove dei 40 antenati di Maria 35 sono scolpiti e 5 dipinti, probabilmente per un ripensamento del progetto
– l’affresco nel chiostro con il Contrasto dei tre vivi e dei tre morti (come anche nel Duomo di Atri), motivo medievale che rappresenta cavalieri armati atterriti da scheletri, eterna contrapposizione tra il vivere religiosamente e il viver gentile.

www.vezzolano.it
info per visite guidate: infopoint@turismoincollina.it

Abruzzo. Pietra di Sande Pàule. Per un brivido pagano

Mete spirituali

La pietra misteriosa, simile a un lingam indiano ma con una cavità in cima e molto più probabilmente un’ara o un cippo, è ora protetta da una cappelletta e si trova nella Riserva Naturale dei Calanchi di Atri (TE), già di per sé un luogo mistico per la grandiosità del paesaggio.

Perché visitarla? Per un brivido pagano. Alla pietra detta di San Paolo (Sande Pàule in dialetto) perché si credeva fosse quella su cui il santo fu decapitato, si attribuivano poteri taumaturgici, soprattutto nella guarigione di bambini deboli e malati. Si doveva porre il bambino sulla pietra, lavarlo e consumare un pasto al suono di antiche formule cantate, poi rivestirlo di abiti nuovi lasciando lì quelli vecchi. Si doveva poi raschiare un po’ di polvere della pietra da mettere in un sacchettino come amuleto appeso al collo del bambino. E poi bisognava allontanarsi per una strada diversa da quella dell’arrivo, senza parlare con anima viva. Quanti poveri hanno rivestito i figli con abiti donati come ex-voto a San Paolo!

www.riservacalanchidiatri.it

Sardegna. Colonia Penale di Castiadas, una Spoon River sarda

Mete spirituali

Un non-paese. Una strada dritta e, all’improvviso come nella scena di un film, l’imponente facciata rosata del doppio edificio carcerario. Castiadas è la testimonianza materiale della colonia penale agricola tardo-ottocentesca: un progetto di bonifica impiegando i detenuti ai lavori forzati. Detenuti che vivevano in comunità nella struttura, andando a lavorare con palla al piede e catena e internati nelle celle di rigore solo in caso di gravi trasgressioni. Parte della colonia è ora visitabile come Museo.

Ma è il cimitero locale, meno noto, che tocca il cuore. Perché dunque merita una visita? Perché è come una Spoon River sarda. Si trova un po’ oltre la villa del direttore della colonia ed è un cimitero di paese, che guarda le colline circostanti. E qui parte un loop sonoro, “La collina” di De André.

Nella parte vecchia, in fondo al muro, ci sono ancora le tombe degli agenti di custodia, piene di anni e di solitudine. Colonne spezzate, simbolo antico della vita interrotta. Croci storte, arrugginite, vecchio pizzo di ferro. Pietre illeggibili. Nomi sardi, un nome siciliano. “I compagni posero” – nemmeno i parenti.
Che vita sarà stata la loro, in carcere senza essere carcerati?

In volo con un drone sopra la Colonia Penale

Basilicata. Le chiese rupestri alla ricerca di mete spirituali a Matera

Mete spirituali: le chiese rupestri di Matera

Se dici Matera, pensi subito ai Sassi. Ma non si possono dimenticare le chiese rupestri, testimonianza di una forte religiosità popolare. La chiesa della Madonna delle Vergini, scavata nel masso tufaceo, è l’unica ancora aperta al culto. Un tempo i fedeli raggiungevano l’altare in ginocchio o addirittura con la lingua che strisciava per terra in segno di estrema devozione. Ma Matera e il Parco delle chiese rupestri sono piene di rocce, cripte e basiliche ipogee, che erano il rifugio di monaci di diverse confessioni religiose in fuga dai loro persecutori. Ogni piccola chiesa conserva tracce di affreschi più o meno conservati.

Le chiese rupestri custodiscono ancora un “sapore” mistico soprattutto per la loro capacità di mimetizzarsi con una natura che sembra volerle proteggere. Nel silenzio cogli il profumo del timo selvatico, della rucola e i suoni del vento o di torrenti il cui gorgoglio ti solletica il desiderio di ricongiungersi con un Dio o con la Natura. Sembra di camminare in un presepe perenne illuminato e riscaldato dal sole o sotto la minaccia di nuvole che preannunciano un acquazzone.

Se sei un buon osservatore puoi incappare nell’ “asfodelo mediterraneo” utilizzato dagli antichi Greci per decorare le tombe dei guerrieri o nei cardi mariani, che ricordano nel colore il latte della Madonna caduto durante l’allattamento sulla pianta che da allora assunsero il suo colore candido.

Ecco un piccolo assaggio di mete spirituali da vivere per nutrire l’anima!

Monica Viani e Daniela Ferrando

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