Monte Orfano: terroir unico della Franciacorta

Il Monte Orfano, a differenza delle colline moreniche tipiche della Franciacorta, ha origine prealpina e una composizione di rocce calcaree bianche, ricche di carbonato di calcio. Questo terreno, insieme a un microclima più caldo e secco, rende la zona ideale per la produzione di Chardonnay strutturati e vini bianchi fermi.
Grazie alla sua posizione elevata, il Monte Orfano si comporta come un vero cru naturale, offrendo vini dalla forte personalità, con un profilo aromatico complesso e una spiccata mineralità.
Storia del Convento: spiritualità e cultura tra le vigne

La storia del Convento dell’Annunciata di Rovato inizia nel 1449, quando l’Ordine dei Servi di Maria sceglie il Monte Orfano per edificare un luogo di preghiera e lavoro, secondo la regola dell’Ora et Labora. Qui, tra il 1464 e la fine del XV secolo, vengono costruiti il chiostro e la chiesa, che ancora oggi conserva l’affresco rinascimentale dell’Annunciazione, opera di Girolamo Romanino, tra i maggiori pittori lombardi del Cinquecento.
Dopo secoli di attività religiosa, il convento fu soppresso nel 1772. Solo nel 1960 i Servi di Maria rientrarono in possesso dell’edificio, avviando restauri conservativi. Dal 2018, la Fondazione Vittorio e Mariella Moretti gestisce il sito con l’obiettivo di valorizzare il patrimonio storico, culturale e paesaggistico del Monte Orfano, puntando su ospitalità, enoturismo e eventi culturali.
Frate Sebastiano: tra vino, poesia e spiritualità
Uno dei protagonisti più affascinanti della storia recente del convento è Fra Sebastiano, ultimo custode del convento. Frate, ma anche viticoltore, agricoltore, artista e poeta, trasformò il terreno circostante in una vigna produttiva (6 ettari), curando anche uliveti e distillazioni artigianali. Un uomo che ha saputo unire spiritualità e cultura contadina, lasciando un’eredità preziosa che vive ancora oggi nel progetto enologico del convento.
Il chiostro e gli spazi storici

Il chiostro del convento, costruito tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento, è un autentico capolavoro architettonico. Il piano terra ospita 22 colonne in pietra con capitelli decorati con motivi vegetali simbolici, mentre al primo piano le colonne doriche accompagnano le antiche celle monastiche e la biblioteca. Su cosa soffermarsi? Ammira sia la Serra Carati, elegante struttura liberty di fine Ottocento, oggi sede di eventi, che la suggestiva Sala Camino.
Esperienze uniche: dormire nelle celle dei frati
Il Convento dell’Annunciata Soul Retreat permette di vivere un’esperienza unica. Qui, le antiche celle dei monaci sono state trasformate in camere moderne e funzionali, senza perdere il fascino e l’atmosfera di pace che da secoli caratterizzano questo luogo. Dormire al convento significa vivere un’esperienza autentica tra spiritualità, natura e accoglienza.
Oltre al soggiorno, è possibile visitare la struttura, partecipare a degustazioni di vini locali e scoprire l’antica vigna storica, oggi parte integrante del progetto enologico Bellavista.
Bellavista e il vino del Convento: tradizione e sperimentazione

Bellavista, celebre cantina della Franciacorta, ha creato una linea speciale di vini dedicata al convento. Il fiore all’occhiello è il Curtefranca Bianco DOC “Convento Santissima Annunciata”, prodotto con uve Chardonnay provenienti da vigneti storici del Monte Orfano.
La recente versione sperimentale, da uve selezionate in quattro parcelle, testimonia l’impegno nella ricerca e la volontà di produrre vini bianchi di altissima qualità, capaci di rappresentare l’anima del territorio in continua evoluzione.

Abbinamenti e gastronomia: cosa mangiare a Rovato

Un’esperienza completa non può prescindere dal cibo. Se visiti Rovato, prova il manzo all’olio, piatto tipico della tradizione bresciana (trovi la ricetta sul nostro blog!). Un abbinamento perfetto? Con il Curtefranca Bianco del convento: la sapidità del vino bilancia la morbidezza e la ricchezza del piatto.
Allevamenti locali e cappello del prete: da Rovato alla tavola, eccellenze a km zero

A Rovato, cuore gastronomico della Franciacorta, la qualità della carne è una questione di tradizione e territorio. L’Allevamento Manfredi, attivo dal 1918, rappresenta una delle realtà storiche della zona nella produzione di carne bovina di alta qualità, destinata alle migliori macellerie e alla grande distribuzione. La famiglia, giunta oggi alla quarta generazione, alleva bovini da carne selezionando razze francesi pregiate come la Charolaise e l’Aubrac.
L’allevamento conta circa 150 capi, di cui 50 maschi, cresciuti in modo sostenibile e alimentati con mangimi naturali: fieno, paglia, sorbo e girasole proteico, provenienti per la maggior parte dai 42 ettari di terreni coltivati direttamente. Questo approccio garantisce carni genuine, magre ma saporite, ideali per la preparazione di piatti tipici locali come il manzo all’olio di Rovato.
Al centro della ricetta, troviamo il cappello del prete, un taglio ricavato dalla spalla del bovino, perfetto per cotture lente grazie alla sua struttura venata e gelatinosa. Morbido, saporito e succoso, il cappello del prete viene cotto a lungo in olio, acqua, aglio e acciughe fino a ottenere una consistenza tenera e un gusto profondo e avvolgente.
Questo taglio è protagonista anche di altre ricette lombarde tradizionali, come lo stracotto o il brasato al vino rosso, ma a Rovato trova la sua massima espressione nel manzo all’olio, piatto simbolo della cittadina e perfetto da abbinare a un Curtefranca Bianco DOC del Convento dell’Annunciata, capace di esaltarne la rotondità con la sua freschezza e mineralità.
Conclusione famelica
Franciacorta non è solo bollicine. È storia, arte, territorio e persone che sanno custodire la bellezza. Il Convento dell’Annunciata è un esempio perfetto di come si possa fare accoglienza e viticoltura rispettando le radici. Un luogo da vivere, non solo da visitare.

