Il goloso Giorgio De Chirico e i biscotti di Ferrara

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Dei biscotti che sembrano sospesi su un vassoio blu intenso, sovrastati da una sottile barretta cilindrica di zucchero. Un quadro nel quadro. Il vassoio è parte di una piazza nella quale si sovrappongono squadre, un portico, un archetto che sembra un giocattolo. Veri scorci dechirichiani. Una nota dolce in un dipinto inquieto e indecifrabile.

Giorgio De Chirico e i biscotti di Ferrara. Mostra a Palazzo Reale di MilanoIl ribaltamento prospettico è portato alle estreme conseguenze: il dipinto non ha più nessun rapporto con gli aspetti naturalistici, tutto diviene metafora di solitudine ed eterno simbolo dell’enigma.”Un biscotto, l’angolo formato da due pareti, un disegno evocante un che della natura del mondo scimunito e insensato che ci accompagna in questa vita tenebrosa”.
É Il pomeriggio soave (Le Doux Après-midi), un quadro metafisico dipinto nel 1916 in una Ferrara definita da Jean Cocteau Mistero laico.

Giorgio De Chirico era arrivato con il fratello Alberto e con la madre nella città estense, dopo aver lasciato la vivace Firenze. Giorgio era, in realtà, afflitto dalla nostalgia per la Parigi di Apollinaire e di Guillerme.
Gli ci volle del tempo per cominciare ad amare quella città della provincia italiana che a prima vista gli era parsa troppo sonnecchiosa.
«L’aspetto di Ferrara, una delle più belle città d’Italia, mi aveva colpito; ma quello che mi colpì soprattutto e mi ispirò nel lato metafisico nel quale lavoravo allora, erano certi aspetti di interni ferraresi, certe vetrine, certe botteghe, certe abitazioni, certi quartieri, come l’antico ghetto ove si trovavano dei dolci e dei biscotti dalle forme oltremodo metafisiche e strane». (De Chirico, Memorie, in Baldacci 1997, p. 307).

Il goloso Giorgio De Chirico e i biscotti di Ferrara

Giorgio De Chirico e i biscotti di Ferrara. a milano in mostra a Palazzo reale

Si innamorò, in particolare delle sue botteghe artigiane, prediligendo le pasticcerie del ghetto ebraico. I dolci ammirati nelle vetrine entreranno in diversi quadri, spesso scollegati dalla composizione, dal contesto circostante, creando un forte senso di spaesamento. Quello spaesamento che deriva dalla minuziosa rappresentazione degli oggetti che, invece, di tradursi in una forma di realismo, sottolinea l’enigmaticità del rapporto soggetto-oggetto. Ogni nesso logico viene destrutturato, il pittore vuole fare vedere ciò che non si vede, abbattere le coordinate temporali e spaziali. Non è importante l’oggetto, ma tutti quei significati che nasconde.

Cosi i biscotti sono rappresentati evidenziando la loro consistenza, mettendo in mostra la loro rugosità. I solchi ricavati dall’incisione dei rebbi delle forchette emergono creando un gioco di luci e ombre. Lo ricorda il fratello di Giorgio, lo scrittore Andrea, conosciuto con il nome di Alberto Savinio, nel suo Hermafrodito: «Nelle vetrine dei pasticceri s’ergono in immense piramidi i dolci neri bizzarrissimi che mai nessun vivente mangiò ne mangerà. Tagliati essi presentano la complicata anatomia mineralogica delle loro interiora […]»

Mostra De Chirico – Milano

Dal: 25/09/2019 al: 19/01/2020
Palazzo Reale Milano
Piazza del Duomo, 12 – Milano
Orari: lunedì 14.30-19.30; martedì, mercoledì, venerdì e domenica 9.30-19.30; giovedì e sabato 9.30-22.30

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