Giornata Mondiale della Terra: parliamo di cibo e ambiente

Earth Day, manifestazione internazionale in nome della salvaguardia del Pianeta, è un momento di riflessione su cibo e pianeta.

Ma i semafori sono davvero utili?

Il tema del futuro dietro l’angolo? Il ruolo degli operatori logistici, che erediteranno l’attuale strapotere dei supermercati. Una previsione? I Ghost Restaurant falcidieranno i ristoranti di quartiere. E tutto ciò aumenterà la confusione su che cosa sia cibo sano e no.

Le etichette a semaforo danneggiano il settore agroalimentare di qualità, i cui prodotti più tipici – formaggi, prosciutto, dolci, salse, olio, pasta ripiena,– risultano marchiati con un bollino rosso. E’ lo stop alla cultura gastronomica di diversi paesi europei. Quella che avrebbe dovuto essere una guida al consumo consapevole rischia di diventare così un’arma delle multinazionali contro le produzioni locali. Le lobby ovviamente non hanno esitato ad esercitare tutto il proprio potere per creare un sistema a loro favorevole, nascondendo che molti prodotti con il semaforo verde celano in realtà alimenti industriali ricchi di zucchero, grassi e/o sale. Stiamo parlando di quel sistema chiamato Nutri.Score, un passo verso l’omologazione, quella che vorrebbe rapportare allo stesso piano le produzioni intensive con quelle dove la naturalità e il rispetto dei principi di sana alimentazione sono le priorità. E’ comunque un tema su cui Famelici sta lavorando per portarvi, a breve, a conoscenza, con dati e statistiche, di quanto pericoloso sia questa disegno delle multinazionali.

Il cibo è un atto politico ed un bene comune: proteggiamo l’umanità

 Ma non è il solo problema che dovremo affrontare al più presto con coraggio. Vi siete mai chiesti come faremo a mettere nel carrello prodotti biologici senza spendere una fortuna? Ma soprattutto come faremo ad essere certi che prezzi più bassi non nascondano lo sfruttamento di agricoltori, migranti e riders? E’ giunto il momento di ridiscutere il sistema agro-alimentare. Non si tratta più solo di denunciare le cattive abitudini, ma di trovare soluzioni reali. E forse dovremo tornare a parlare di cooperazione. Ma come fronteggiare il potere delle grosse multinazionali? Inutile sfidarle con una battaglia che coinvolga i grandi media, in particolare la TV. Qui il loro potere è inattaccabile. Meglio costruire strategie che partano dal basso, campagne che siano in grado di cambiare le coscienze delle persone, puntando su una informazione alternativa. Occorre partire da azioni piccole, ma simboliche. Un esempio? La conquista delle mense scolastiche. Come fare? Promuovendo le reti di fornitori locali, sensibilizzando nello stesso tempo i genitori degli studenti sull’importanza del cibo salubre. Un’altra battaglia che va sostenuta è far comprendere che il cibo sano non è per un elite, ma è un bene comune a cui tutti devono avere accesso. E se chiedessimo l’abolizione dell’IVA per i cibi che salvaguardano la salute e l’ambiente? E poi perché non promuovere campagne finanziate dal Ministero della Salute che offrano consigli alimentari? Uccide forse solo il fumo o l’alcool? Ricordiamoci che la difesa della corretta alimentazione è figlia della battaglia ambientale, che ci spinge a lottare contro i cambiamenti climatici. Le battaglie, decisive per un reale cambio di passo, vanno iniziate nei campi, che non devono essere più considerati le pattumiere delle città.

 Lo strapotere del carrello del supermercato

 E arriviamo all’ultimo spunto di riflessione: il magico mondo dei supermercati. Luoghi non luoghi, dove mille luci e colori ti invitano a riempire il carrello e a farti credere che la scelta sia così infinita da poter essere considerati sinonimo di libertà. Sicuri che sia così? Mille etichette, ma lo stesso padrone. Ebbene sì, le multinazionali hanno nel tempo fagocitato i piccoli marchi, che conservano spesso il nome, ma non il sistema di produzione. Per inciso ricordiamo che il 60-70% del profitto di un prodotto agricolo è del supermercato. Questa ingiustizia si può risolvere solo accorciando la filiera, diminuendo il numero degli intermediari. Gli agricoltori devono vedere riconosciuti i loro diritti e l’equo compenso. Oggi invece, con le politiche delle multinazionali, sono costretti all’angolo, strangolati e resi inoffensivi, negati dai giusti riconoscimenti, economici e etici.

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