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Ricette light: semifreddo di cassata ai pistacchi e all’arancia

La cassata non ha bisogno di presentazioni, ma se è in versione light forse sì. La sfida lanciata da Davide Mosca, chef presso la Steak House Karné a Milano, in via Zuccoli 6, è quella di farvi assaporare un dolce da tutti conosciuto come ipercalorico in versione light, ovvero senza zucchero. La cassata è nata da sedimentazioni culturali antichissime, che risalgono all’epoca in cui i pastori sfruttavano il latte per produrre numerosi prodotti alimentari. Di certo è un dolce che ha conquistato subito i palati di tantissimi e a cui molti non vogliono rinunciare. Lo si può alleggerire, rendendolo light? Lo chef Davide Mosca vi propone una variante “leggera” invernale che prevede l’utilizzo di pistacchi, uva, noci e arancia con un leggero profumo di cannella.

Semifreddo di cassata ai pistacchi e arancia al profumo di cannella con acini freschi di uva, noci e miele

Di Davide Mosca

Ingredienti
Per 9 persone

450 g Uva
400 g Panna
150 g Miele
100 g Albume
100 g Noci
20 g Granella di pistacchi
1 Cucchiaino di cannella in polvere
Scorza d’arancia

Procedimento

Diluite 100 grammi di miele con qualche cucchiaino di panna. Montate il resto della panna con la cannella. A parte montate gli albumi con 50 grammi di miele. Diluite il restante miele con qualche cucchiaino di panna, per renderlo liquido, e unirtelo alla panna montata. Successivamente incorporate delicatamente gli albumi, il pistacchio e la scorza d’arancia. Congelate il composto ottenuto. Servite il dessert con acini freschi d’uva, noci ed un filo di miele.

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Written by Monica Viani

Giornalista e blogger specializzata in enogastronomia e travel, non amo i confini e i pregiudizi, nemmeno quando mi siedo a tavola. In un calice di vino, in un piatto si nascondono storie, speranze e gioie di interi popoli. Cibo è cultura, contaminazione, convivialità, potere e tante altre cose da indagare con spirito famelico. Con Fabrizio Bellavista e il suo sguardo aperto al futuro, cerco di affrontare il mondo del cibo in chiave culturale. Il mio unico imperativo categorico? Mai fermarmi al primo morso, ma divorare tutto ciò che può essere degustato!

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