“L’amore ai tempi del colera”…mangiare per amore

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Cibo e letteratura: un incontro culturale declinato utilizzando diversi ingredienti. Il cibo può essere protagonista di un romanzo fin dal titolo o solo evocarlo attraverso i sentori e i profumi della cucina. Gabriel García Márquez ci aiuta a comprendere che cibo è cultura.Sapori, saperi e profumi ci aiutano a interpretare uno dei più grandi romanzi di Gabriel García Márquez: “L’amore ai tempi del colera”. In tutti i libri dell’autore colombiano il cibo è sempre presente: richiama atmosfere, contribuisce a creare la magica cornice delle sue storie. L’atto del mangiare si associa spesso ad emozioni, suggestioni, fantasie e sentimenti. Gabriel García Márquez, detto Gabo, ci ricorda, con il suo realismo magico, che cibo è cultura, ovvero identità, ma anche voglia di contaminazione. Questo spiega perché in molte opere il cibo non ha una funzione accessoria o casuale. La scelta di un cibo piuttosto che un altro, le modalità di assunzione e il contesto nel quale avviene il pasto sono legati a un’intenzione e a una precisa volontà di significazione.

“L’amore ai tempi del colera”: una storia di amore, di coraggio e di attesa

“Era inevitabile: l’odore delle mandorle amare gli ricordava sempre il destino degli amori contrastati.”

Il lettore non conosce ancora nulla della storia narrata da Gabriel García Márquez, ma subito è trasportato in un’esperienza olfattiva. Il sentore della mandorla amara ci  introduce in un romanzo che è una riflessione sulla vita, la morte, la nostalgia per il passato e la forza dell’amore. Quel profumo di mandorla amara, tipico della cittadina del Caribe, richiama quel sentimento della nostalgia che pervade tutto il romanzo. Introduce a una storia fatta di nostalgia per un amore “sventurato”, dove il profumo amaro della mandorla confuso con quello del cianuro richiama il tragico tema del rapporto thanatos ed eros. “Cinquantatré anni, sette mesi e undici giorni, notti comprese”. Tanto deve  aspettare Florentino Ariza, poeta e proprietario della Compagnia Fluviale del Caribe, prima di poter  vedere realizzato il suo sogno con la bella Fermina Daza. L’amore più passionale, quello che non conosce rifiuti o il trascorrere del tempo è raffigurato nell’atto del mangiare con avidità: “Sconvolto dalla felicità, Florentino Ariza passò il resto del pomeriggio a mangiare rose e a leggere la missiva … a mezzanotte l’aveva letta così tanto e aveva mangiato così tante rose che la madre dovette stenderlo a terra come un vitello per fargli ingoiare un decotto di olio di ricino”. L’amore ha bisogno di essere nutrito in continuazione, è voracità. Cibo e amore diventano un termine unico: felicità.

…quando il cibo, al contrario, si trasforma in costrizione e conservatorismo

Ma il cibo può diventare anche simbolo di costrizione. Così Femina Daza: “Si vergognava dell’abitudine di preparare tutti i giorni la tavola per i banchetti, con tovaglie ricamate, servizi d’argento e candelabri da funerale, affinché cinque fantasmi cenassero con una tazza di caffelatte e frittelle”. La tavola, fin dall’Odissea, ha rappresentato la cerchia sociale di appartenenza. Femina, attraverso la sua insofferenza verso gli obblighi sociali, esprime disappunto per l’ambiente sociale del marito e dei doveri che deve sostenere. É una donna infelice, la cui unica rivalsa sono i continui scontri con la suocera, Donna Blanca, che, al contrario rappresenta la  borghese che ama ostentare l’appartenenza ad una classe sociale ritenuta encomiabile. Se Donna Blanca rappresenta la conservazione, Femina l’aspirazione ai cambiamenti. Quando Femina vuole introdurre la nuova moda inglese di servire biscotti al burro e confetture ai fiori con il té, Donna Blanca grida allo scandalo. Si oppone con tutte le sue forze: nulla deve sconvolgere le abitudini e le tradizioni della sua terra.

La nostalgia, l’infanzia e il disincanto

La nostalgia richiama il passato, l’infanzia, i sogni traditi. Lìamore ai tempi del colera: amore, cibo e nostalgiaLa vita rivela a Femina il “disincanto di non essere mai stata quello che sognava di essere quando era giovane…”. E ancora una volta Márquez sceglie la metafora del cibo. “Detestava le melanzane fin da bambina, prima ancora di averle assaggiate, perché le era sembrato che avessero un colore di veleno”. Femina Daza ricorda quel sentimento provato da tutti i bambini: il pregiudizio verso certi cibi mai assaggiati ma rifiutati per il loro colore. Superata l’infanzia, quel pregiudizio lo si vince, spesso con disprezzo, come atto di sfida, ma tutto ciò nasconde una forte nostalgia per un’epoca della propria vita dove si poteva sognare senza soffrire.

Un piatto descritto ne “L’amore ai tempi del colera”

Il sanchocho, piatto tipico del Sudamerica, porta con sé un soffio salvifico: il pentolone ribolle di pollo disossato, carne di maiale e bovina, platani a rondelle, patate bollite e granturco.

Un libro da rileggere: cibo e letteratura vi assicuro che danno un grande piacere!

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