Cibo e cultura: Beethoven e il suo cattivo rapporto con la tavola. A 250 anni dalla nascita al via le celebrazioni

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Per il 250esimo anniversario della nascita di Ludwig van Beethoven sono in programma diverse celebrazioni, tra cui la Decima sinfonia terminata da un algoritmo. Il grande compositore, la vera popstar dell’800, battezzato il 17 dicembre 1770 – la data di nascita è sconosciuta- aveva un pessimo rapporto con il cibo.

Cibo e cultura: Beethoven e il suo pessimo rapporto con la tavola

Sembra che Beethoven non amasse la carne, a cui preferiva il pesce, in particolare il nasello con patate. Beveva molta acqua di pozzo, ma anche vini austriaci novelli.

Si concedeva un caffè, dopo essersi alzato all’alba, verso metà mattina. Se rapito dal suo lavoro di compositore, dimenticava il pranzo. Se si concedeva una pausa per mangiare, sceglieva di pranzare in una trattoria. Qui si lasciava ingolosire da maccheroni col cacio grana o dalla zuppa di almeno dodici uova affogate. La cena era leggera, spesso la saltava o mangiava una minestra o ciò che era avanzato dalla cena precedente.

Beethoven soffriva di pancreatite cronica, che gli causava forti dolori all’addome.  Nel 1812 la malattia costrinse Beethoven a letto, causandogli disidratazione e prostrazione. Ai frequenti attacchi si associava l’anoressia. Al comparire della malattia beveva molto alcool per lenire i dolori addominali e, nonostante questo non giovasse alla sua salute, non smise mai di bere.

Beethoven e la passione per il vino

Alcuni studiosi hanno nutrito il forte sospetto che la causa dei problemi fisici e del comportamento eccentrico di Beethoven fosse proprio l’alcool. Ma Beethoven rifiutò sempre di ridurre o di smettere di bere.

Schindler, nella biografia dedicata al compositore, accenna alla sua passione per il punch e i vini adulterati, arrivando ad insinuare che la morte fosse causata dalla cattiva qualità dei vini: «Tra i vini preferiva la varietà ungherese Ofen. Purtroppo gli piaceva tantissimo il vino adulterato, che danneggiò il suo intestino debole. In questo caso non servì a niente metterlo in guardia. Il nostro maestro amava anche un buon bicchiere di birra alla sera […] E anche nei suoi ultimi anni visitava le osterie e i caffè».

Il segretario di Beethoven, Karl Holz, scrisse che Beethoven «beveva una grande quantità di vino a tavola, ma era in grado di reggerlo e in allegra compagnia qualche volta si ubriacava». Negli ultimi anni della sua vita, spesso passata insonne, la situazione peggiorò. Il dottor Giovanni Malfatti, amico del compositore, lo visitò e gli prescrisse un punch alcolico ghiacciato per poter dormire.

Incoraggiato dagli effetti del punch, Beethoven ne consumò grandi quantità, trasformando la sua insufficienza epatica in cirrosi. Da allora l’alcool gli fu razionato, ma il compositore  riusciva ugualmente a bere del vino del Reno.

L’aneddoto foodcultural

Una volta un cameriere gli servì un piatto, una pietanza di carne di vitello con molto condimento, che Beethoven non aveva ordinato. Il compositore protestò, ma il cameriere gli rispose maleducatamente e se ne andò. Quando poco dopo ritornò in sala per servire gli altri clienti, Beethoven afferrò il suo piatto pieno di carne al sugo e lo lanciò  in faccia al cameriere.

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