25 novembre giornata mondiale contro la violenza sulle donne, oltre l’indignazione cosa desideriamo?

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25 novembre giornata mondiale contro la violenza sulle donne: molestie, violenze, registi, attori, politici…la solita confusione, oltre all’insopportabile moralismo virtuale, che di certo non aiuta ad affrontare con serietà un problema che va al di là del genere: il potere e la sua conquista. Riflettere, discutere, cercare di capire costa fatica. Meglio le generalizzazioni, gli schieramenti precostituiti che portano alla facile indignazione. E così assistiamo al solito scontro inutile dove si fronteggiano due schieramenti corazzati l’uno contro l’altro. Da una parte chi strepita: tutti gli uomini sono porci, maniaci e maschilisti; dall’altra chi risponde con la medesima ottusità: tutte le donne sono troie, malate di vittimismo e alla ricerca del successo facile. Cresce quel fastidioso polverone che spinge a cercare sempre nomi nuovi da dare in pasto ai social. Tutto è ridotto a “perché non lo ha denunciato prima? Ma si tratta di molestia o di avances?” E la caccia alle streghe continua, facendo crescere quelle bolle che ti obbligano a schierarti. Ormai siamo costretti all’indignazione. Non ci interroghiamo più sulla natura dei fenomeni, sulla motivazione della loro evoluzione, su come risolvere eventuali problematiche. Sbatti il mostro in prima pagina e quando ti viene a noia cercane un altro! Che bello fare parte di una condivisa onda di indignazione, quanto è rassicurante trovare tanti “amici” che condividono le tue stesse emozioni (una volta non si condividevano idee che talvolta generavano emozioni?), quanto è facile trovare la frase ad effetto che ti fa conquistare il palcoscenico! Diciamoci la verità dei diritti delle donne non importa niente a nessuno. Oggi sono le donne, domani i panda! Conta creare processi mediatici, i tribunali popolari in cui alla fine “tutti sono colpevoli, nessuno è colpevole”. Ma, al di là del fatto che la violenza va rifiutata in quanto è un atto che mette in discussione l’umanità, perché, invece, non riportiamo la discussione su un piano culturale e forse capace di dare una reale svolta: che cosa è il potere e perché fino ad oggi è stato “sessualizzato”? Dagli uomini e dalle donne. E se provassimo a rifondarlo in modo a-sessuale?

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