Biella tessile e gastronomia si racconta attraverso un filo che unisce industria, paesaggio e cucina. Dalla saga dei Sella alla nascita del distretto tessile, dai filati di Tollegno 1900 agli archivi che custodiscono oltre un secolo di memoria industriale, fino ai formaggi d’alpeggio e alla polenta concia: questo viaggio esplora un territorio dove il lavoro diventa cultura e il cibo ne è naturale prosecuzione. Un racconto di lana, montagne e tavole imbandite, da vivere con lentezza
Per raccontare Biella bisogna partire da una saga familiare. Quella dei Sella, una storia imprenditoriale che coincide con la nascita della cultura tessile biellese e con l’identità profonda di questo territorio. Raccontare Biella significa attraversare filati, lana, mani operose, archivi e montagne. E, inevitabilmente, sedersi a tavola.
Biella tessile e gastronomia: un racconto di lana, montagne e tabole imbandite

Tutto ha inizio con Pietro Sella, che dopo aver lavorato in Inghilterra importa macchinari tessili innovativi in Belgio, dando il via alla modernizzazione industriale del Biellese. Un’intuizione che trasforma un territorio e fonda un sapere destinato a durare secoli.
Nel 1900 nasce Tollegno 1900, azienda che fa di qualità, innovazione e sostenibilità i suoi capisaldi. Nel 1908 prende vita il marchio Lana Gatto, che nei decenni diventerà simbolo di filati d’eccellenza. Dopo la grande espansione del Novecento, a fine secolo inizia una fase cruciale di ricerca e rinnovamento, con una forte valorizzazione della lana merino e delle fibre pregiate. Nel 2022 la divisione filati viene ceduta al colosso thailandese Indorama Ventures, mentre il lanificio resta autonomo, mantenendo intatti identità, tradizione e visione.
Accogliendoci in fabbrica, Lincoln Germanetti, presidente del CdA di Tollegno 1900, che lo scorso anno ha celebrato i 125 anni, ci ricorda che:
“La nostra storia è nata da un piccolo sogno ed è cresciuta grazie alla dedizione di generazioni di donne e uomini che hanno creduto nel valore del nostro lavoro. Crediamo che la storia vada ricordata e raccontata, perché è la storia del Biellese”.

Un racconto che oggi prende forma nell’Archivio Storico custodito nel Lanificio di Tollegno, nella mostra Piemonte Industria – Un secolo di lavoro in fotografia, ad oggi esposta sempre negli spazi di archeologica industriale del marchio, nel docufilm “Il filo rosso” di Giorgio Oppici, che presenta l’zienda, e nell’itinerario artistico che culmina nella Sala Luce, dove l’installazione Wolves of Light di Cracking Art – movimento biellese di fama internazionale – usa la plastica per riflettere sul rapporto tra natura e artificio. Il lupo, simbolo della mostra, è guardiano di una tradizione che continua a vivere con uno sguardo contemporaneo.
A Biella il tessile è un filo di vita
Scopri la storia del Biellese attraverso Tollegno 1900, il suo Archivio Storico e un patrimonio industriale che dialoga con l’arte contemporanea

Per non soccombere alla crisi del tessile e rispondere a un mercato in continua evoluzione, Tollegno 1900 ha scelto di guardare al passato per immaginare il futuro. Da questa consapevolezza nasce un archivio storico di straordinario valore, oggi visitabile su prenotazione, che custodisce oltre 160 anni di storia del costume, dell’industria e del saper fare italiano.

Visitare l’Archivio Storico di Tollegno 1900 significa entrare in un luogo dove il tempo non è mai fermo, ma stratificato. Scaffali, armadi metallici, cassetti e grandi tavoli di consultazione conservano campionari tessili, disegni, registri e documenti che raccontano l’evoluzione di un’impresa e, insieme, quella di un intero territorio. Qui la lana diventa linguaggio, il colore racconto, la trama memoria. Tra queste carte si legge il cambiamento del gusto, della società, dei modelli di consumo e del lavoro, dall’Ottocento industriale fino alla contemporaneità.
Per sentire come batte il cuore di Biella bisogna andare dove i telai non si fermano mai
L’archivio non è solo deposito, ma strumento vivo di ricerca e progettazione: una risorsa utilizzata da stilisti, designer, studenti e studiosi per comprendere come nasce un tessuto, come si costruisce una collezione, come si risponde alle esigenze di epoche diverse. Una lunga narrazione materiale che si sviluppa per oltre due chilometri di documentazione, rendendolo uno degli archivi d’impresa più articolati e completi a livello internazionale.
Campionari, disegni tecnici, registri commerciali, manifesti pubblicitari e fotografie documentano l’evoluzione dello stile maschile a partire dal 1880, la nascita e la crescita del marchio Lana Gatto, lo sviluppo dei tessuti in lana merino e le collaborazioni con grandi nomi della moda come Armani e Pucci. Un patrimonio che restituisce non solo l’estetica dei tessuti, ma anche la cultura industriale che li ha generati.
Visitare Biella: tra industria, arte e paesaggio
Da Biella Piazzo a Biella Piano, tra architettura rinascimentale, borghi medievali e palazzi storici, in una Città Creativa UNESCO

Raggiungere Biella da Torino o Milano è semplice e veloce. Dal 2019 è Città Creativa UNESCO per Artigianato e Arti Popolari, riconoscimento che ben racconta la sua anima produttiva e culturale.
Biella Piano custodisce capolavori come la chiesa rinascimentale di San Sebastiano e il Museo del Territorio Biellese. Biella Piazzo, raggiungibile anche con la funicolare gratuita, è un borgo medievale di rara bellezza, con il Polo Culturale formato da Palazzo Ferrero, Palazzo Gromo Losa e Palazzo Lamarmora: dimore storiche, giardini all’italiana, mostre e concerti che dialogano con il passato industriale della città.
A Biella la cultura contemporanea trova casa nella Fondazione Pistoletto – Cittadellarte, laboratorio internazionale di arte, moda, educazione e sostenibilità fondato da Michelangelo Pistoletto. Un luogo vivo, dove la creatività diventa strumento di trasformazione sociale e dialoga con il passato industriale del territorio.
La cucina di Biella: piatti nati per esaltare il formaggio
La cucina biellese è cucina di montagna, di pascoli e di latte. Polenta curscia e ris al cagnun nascono per valorizzare burro e formaggi locali. Accanto a questi, piatti antichi e quasi dimenticati: la supa mitunà, il mactabe con riso, latte e castagne, le verdure ripiene, la gallina farcita delle feste. Anche qui arriva la bagna cauda, spesso preparata con olio di noci. I dolci raccontano un Piemonte sobrio: torcetti, paste di meliga, torroni, wafer al cioccolato e canestrelli.
I formaggi di Biella: il vero patrimonio gastronomico

Come i filati, anche i formaggi biellesi sono il risultato di un sapere antico, tramandato nei secoli e profondamente legato all’ambiente alpino. Qui l’allevamento è di piccola scala, i pascoli sono alti e profumati, il latte è ricco e stagionale.
Il formaggio simbolo è il Macagn, presidio Slow Food, prodotto in alpeggio con latte vaccino crudo. Può essere fresco, morbido e lattico, oppure stagionato, più intenso e complesso, con note erbacee che raccontano i pascoli estivi. È l’anima della polenta concia e di molte preparazioni tradizionali.
Accanto al Macagn troviamo la Toma biellese, compatta, dolce, perfetta sia da tavola sia in cucina, e le tome d’alpeggio, che cambiano profilo aromatico a seconda dell’altitudine e delle erbe brucate. Non manca la maccagno d’alpe, più rustica, e una produzione limitata di burro di cascina, vero oro giallo della cucina locale. Questi formaggi non sono solo ingredienti: sono espressione culturale, come i tessuti di Tollegno. Raccontano lo stesso paesaggio, la stessa etica del lavoro, la stessa attenzione alla qualità.
Naturalmente Biella, un progetto tra territorio, cibo e cultura

Il progetto Naturalmente Biella nasce per raccontare e valorizzare il Biellese attraverso le sue eccellenze: Lo fa raccontando i vini, i salumi, i formaggi d’alpeggio e le ricette tradizionali che raccontano la cucina locale. Un’iniziativa che unisce territorio, cultura e gastronomia, mostrando come il lavoro e la creatività del Biellese diventino patrimonio da vivere e condividere, con lentezza e passione.
Ricetta: la polenta concia biellese
La polenta concia biellese come gesto culturale prima ancora che culinario
Ingredienti
Per 4–6 persone
- 300 g di farina di mais macinata a pietra
- 3 litri di acqua
- 500 ml di latte intero
- 200 g di Macagn fresco
- 100 g di toma biellese o fontina
- 100 g di burro di cascina
- 1 spicchio d’aglio
- 2–3 foglie di salvia
- Olio extravergine di oliva q.b.
- Pepe nero macinato al momento
- Sale q.b.
Procedimento
- Portate a ebollizione l’acqua in un paiolo o in una pentola capiente. Salate e versate la farina di mais a pioggia, mescolando energicamente con una frusta o un bastone di legno per evitare la formazione di grumi. Cuocete la polenta a fuoco moderato per circa 10 minuti, fino a ottenere una consistenza morbida e cremosa. Poco prima del termine della cottura, aggiungete il latte caldo.
- Nel frattempo, tagliate i formaggi a fettine sottili. In un padellino fate sciogliere il burro con un filo d’olio, l’aglio schiacciato e la salvia. Lasciate insaporire a fuoco dolce fino a quando il burro assume un colore nocciola chiaro, quindi eliminate aglio e salvia.
- Quando la polenta è quasi pronta, unite i formaggi e mescolate delicatamente fino a farli fondere. Aggiungete metà del burro fuso e amalgamate.
- Servite la polenta concia ben calda in piatti preriscaldati, completando con il burro rimasto e una generosa macinata di pepe nero.
Andare a Biella e il valore di un turismo lento
Un viaggio tra archivi, fabbriche storiche, pascoli e tavole locali, dove ogni esperienza chiede tempo e attenzione
Biella è una destinazione ideale per un turismo consapevole, che valorizza storia, natura, artigianato e cibo. Un turismo che chiede tempo, attenzione e rispetto, proprio come un tessuto ben fatto o un formaggio d’alpeggio. Noi lo abbiamo fatto in nome di Biella tessile e gastronomia.
Dove abbiamo dormito
Abbiamo soggiornato all’Hotel Agorà, in posizione centrale a Biella, con parcheggio coperto gratuito e un ristorante che soddisfa i palati più fini. Una base comoda per esplorare la città a piedi, senza fretta.
Credit Photo apertura: Niccolò Biddau


