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Chi inventò la dieta mediterranea? La sorprendente storia del frate che unì due mondi

La storia della dieta mediterranea e del canale di Panama

Il 13 novembre si celebra la Giornata Mondiale della Dieta Mediterranea. Chi inventò la dieta mediterranea? Un frate rinascimentale che ne fu uno dei padri, Fray Tomás de Berlanga

Il 13 novembre si celebra la Giornata Mondiale della Dieta Mediterranea, uno dei patrimoni immateriali più preziosi riconosciuti dall’UNESCO. Questa data non è solo un’occasione per riflettere su un modello alimentare equilibrato e sostenibile, ma anche per riscoprire le radici storiche di un modo di vivere che affonda le sue origini nel Mediterraneo, culla di civiltà e di saperi gastronomici.

Ma dietro a questo modello alimentare sano e sostenibile, decantato da medici e nutrizionisti, c’è una figura sorprendente: Fray Tomás de Berlanga (1487–1551), frate domenicano, esploratore e pensatore rinascimentale.

Chi inventò la dieta mediterranea?

Nato a Berlanga de Duero, nella regione spagnola di Soria, Fray Tomás era destinato alla vita ecclesiastica, ma la sua curiosità lo portò ben oltre le mura del convento. Dopo gli studi a Salamanca, partì per il Nuovo Mondo, dove divenne vescovo di Panamá e difensore degli indigeni. Ma la sua eredità più duratura non fu solo religiosa o politica: fu gastronomica.

Il frate che amava l’orto e la buona tavola

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I prodotti della buona tavola

Fray Tomás coltivava con passione il suo orto, sperimentando nuove tecniche di coltivazione e promuovendo un’alimentazione varia e naturale. Credeva nel valore dei prodotti freschi, nella stagionalità e nella moderazione — principi che oggi riconosciamo come pilastri della dieta mediterranea:

  • Olio d’oliva come base della cucina;
  • Frutta e verdura di stagione;
  • Legumi e cereali integrali;
  • Latticini in quantità moderate;
  • Carne rossa consumata con equilibrio

Un modello che si opponeva all’alimentazione più pesante e monotona delle popolazioni del Nord Europa.

Dalla Castiglia alle Americhe: il primo scambio alimentare globale

Durante i suoi viaggi, Fray Tomás importò e esportò saperi agricoli. A Santo Domingo, introdusse l’attuale banana delle Canarie; in America, studiò e coltivò per primo il pomodoro, intuendone il potenziale gastronomico.
Fu anche tra i primi a riportare in Europa semi di
patate e prezzemolo, contribuendo a una rivoluzione alimentare che avrebbe unito due mondi — quello europeo e quello americano.

Un pioniere anche nella scienza e nell’esplorazione

Fray Tomás non fu solo un amante del buon cibo: elaborò una proposta per collegare l’Atlantico e il Pacifico, anticipando di secoli l’idea del Canale di Panama. E nel 1535 approdò per caso alle isole Galápagos, molto prima di Charles Darwin, il teorico della teoria dell’evoluzione..

La leggenda dell’alligatore

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La statua di Fray Tomás de Berlanga

La leggenda vuole che, al ritorno in Spagna, portasse con sé un alligatore come prova dei suoi viaggi. L’animale, impagliato, fu appeso nella chiesa di Santa María del Mercado a Berlanga de Duero — dove ancora oggi una statua del frate celebra la sua memoria.

Un ricordo della figura di Fray Tomás de Berlanga si trova amnche nella piazza principale del suo paese natio, Berlanga de Duero.

L’eredità di Fray Tomás de Berlanga

Fray Tomás fu un vero pioniere della sostenibilità alimentare. La sua visione anticipava l’idea moderna di equilibrio tra uomo, natura e cultura gastronomica. La dieta mediterranea, oggi simbolo di benessere e convivialità, nasce anche grazie al suo spirito curioso e inquieto, alle sue coltivazioni e alla sua capacità di connettere culture.

Conclusione famelica: chi inventà la dieta mediterranea? 

Celebrando la Giornata Mondiale della Dieta Mediterranea, ricordiamo che questa non è solo una dieta, ma un modo di vivere che unisce storia, sapori e rispetto per la terra — proprio come insegnava Fray Tomás de Berlanga, il frate che seminò nel mondo la cultura del cibo buono e consapevole.

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Written by Monica Viani

Giornalista e blogger specializzata in enogastronomia e travel, non amo i confini e i pregiudizi, nemmeno quando mi siedo a tavola. In un calice di vino, in un piatto si nascondono storie, speranze e gioie di interi popoli. Cibo è cultura, contaminazione, convivialità, potere e tante altre cose da indagare con spirito famelico. Con Fabrizio Bellavista e il suo sguardo aperto al futuro, cerco di affrontare il mondo del cibo in chiave culturale. Il mio unico imperativo categorico? Mai fermarmi al primo morso, ma divorare tutto ciò che può essere degustato!

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