Dobbiamo scommettere su un modello più rispettoso dell’ambiente, ma soprattutto dobbiamo definire una volta per tutte ciò che intendiamo per pesca e acquacoltura sostenibili.
I mari non sfuggono alle reti predatorie, il mondo di Nemo è sempre meno abitato.La FAO, come riporta Good New Agency, ha recentemente firmato la prima dichiarazione a favore di una pesca e di un’acquacoltura sostenibili, invitando tutti i paesi ad adottare misure più severe per combattere l’IDNR (pesca illegale e non regolamentata), nell’ambito di un pacchetto di misure volte a promuovere una gestione sostenibile delle risorse acquatiche. Il documento The State of the World’s Fisheriesand Aquaculture per il 2020 stima che la produzione ittica globale totale aumenterà a 204 milioni di tonnellate entro il 2030, il 15% in più rispetto al 2018. Cifre che si traducono in un grido d’allarme: se non si garantisce una pesca sostenibile, gli ecosistemi marini rischiano di essere distrutti.
Che cosa significa perdere il 20% dei fondali marini
“Abbiamo perso il 20% dei fondali marini negli ultimi cento anni”, ha dichiarato la scienziata statunitense Karen McGlathery, direttrice dell’Environmental Resilience Institute dell’Università della Virginia, a capo di un progetto per recuperare gli ecosistemi marini. Lo ha fatto al terzo Meeting of the Seas, un congresso itinerante tenutosi ai primi di luglio a Siviglia, Cadice e Malaga. Il meeting, che quest’anno ha scelto come tema principale la riforestazione marina , ha l’obiettivo di mettere in relazione scienza e gastronomia. Come ricorda il giornale spagnolo Lavanguardia, praterie o foreste marine sono ecosistemi altamente diversificati e produttivi che possono ospitare centinaia di specie. Sono i polmoni marini del pianeta e in questo momento sono più che mai a rischio di estinzione: “l’inquinamento delle acque e il cambiamento climatico contribuiscono alla perdita della superficie, stiamo perdendo il capitale naturale degli oceani“, ha aggiunto la ricercatrice americana. Secondo la McGlathery, i fondali di alghe perduti potrebbero essere recuperati entro il 2050 seminando le macroalghe utilizzate per il rimboschimento. L’operazione migliorerebbe la qualità dell’acqua, riducendo l’impatto delle correnti e ciò si rivelerebbe una valida soluzione per mitigare i cambiamenti climatici. Ovviamente il progetto per avere successo dovrebbe essere adottato a livello globale.Quanti sanno che le alghe aiutano a ridurre la nostra impronta di carbonio e che sono, oltre che un ottimo cibo per noi, anche un’eccellente fonte di proteine per le specie che abitano il mare e gli oceani? In più con il loro utilizzo si possono produrre bioplastiche che sostituiscono definitivamente la plastica.
Garantire la crescita senza mettere a rischio l’ambiente
Ed ecco alcuni dati su cui riflettere.- Secondo uno studio pubblicato sulla rivista Nature Climate Change,la plastica rappresenta il 95% dei rifiuti del Mare Mediterraneo. Così la posidonia, pianta sottomarina, simbolo del Mare Mediterraneo e indispensabile per la conservazione dell’ambiente marino, si è ridotta del 40% , subendo la minaccia di oltre 700 specie invasive.
- La “sovrapesca” minaccia il tonno rosso, il merluzzo bianco, l’anguilla e il salmone, scomparsi su entrambe le sponde dell’Atlantico e che figurano in numerosi elenchi di specie minacciate.
- Secondo i dati dello studio Global Fishing Watch 2019, nel 2017 sono stati pescati 92,5 milioni di tonnellate di pesce, due terzi delle quali da 15 paesi, con Cina e India in testa.
- Un consumo di 11 kg di pesce all’anno a persona: questo è la stima dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Soprattutto compriamo sempre gli stessi pesci: salmone, merluzzo, gamberetti, spigola e sogliola. E questo non fa bene alla salute dei mari! Occorre uscire da quella che appare come una monomania e scoprire altre specie, come ad esempio la triglia e l’orata grigia.
Contro gli eccessi della pesca industriale per salvare il mare
Secondo Seaspiracy, il documentario di Netflix che ha suscitato scalpore, gli oceani, nel 2025, non saranno più abitati dai pesci.
É chiaro, quindi, che è arrivato il momento di scommettere su un modello di pesca sostenibile e rispettosa dell’ambiente. Come fare? Il problema è che manca una definizione accettata da tutti i Paesi di pesca e acquacoltura sostenibili. Ma le soluzioni esistono. E spetta anche a noi, consumatori, comprare pesce pescato in modo sostenibile per evitare la distruzione del mare.
L’intervista a Giacinto Callipo: come garantire un futuro alla pesca
Callipo Conserve Alimentari è stata la prima azienda in Calabria e tra le prime in Italia ad inscatolare il pregiato tonno rosso del Mediterraneo, raccogliendo l’eredità di una cultura millenaria radicata sul territorio. Non solo è un’azienda che, fin dalla sua fondazione, si è distinta per l’attenzione al territorio, alla sostenibilità, al contesto sociale e alle risorse umane senza dimenticare l’innovazione. Per approfondire un tema così dibattuto come quello della pesca sostenibile abbiamo deciso d’intervistare Giacinto Callipo, proprietario e rappresentate della quinta generazione Callipo, una famiglia che produce tonno e altri prodotti ittici dal 1913.

