Locanda Lollovers non solo ristorante, ma anima di Lollove

Simone Ciferni e tutti gli abitanti di Lollove stanno dando vita ad un progetto per il futuro: far rivivere un borgo medievale, ridando vigore ad una piccola comunità in nome di cibo e cultura e nel segno di #famedivero.

Lollove è stato riconosciuto come uno dei Borghi più belli d’Italia ed è, per la sua unicità e la sua storia, una tappa immancabile nella visita all’entroterra della Sardegna.

La Locanda Lollovers non è un ristorante, né un agriturismo. È qualcosa di più. È il centro di un progetto vissuto da un’intera comunità che conta solo 12 abitanti, ma che ambisce ad essere il borgo più abitato al mondo. Eh sì, perché chi viene a Lollove e si immerge nella sua cultura diventa subito un suo cittadino!

Lollove, piccolo borgo, a pochi chilometri da Nuoro, ha rischiato di essere cancellato, travolto dal triste fenomeno dell’abbandono dei piccoli centri abitati. Ma questo non poteva e non doveva essere il destino di un villaggio reso immortale da Grazia Deledda. Il premio Nobel per la letteratura ha, infatti, ambientato qui le vicende dello struggente romanzo La Madre.

Far rivivere un territorio e la sua comunità

Simone Ciferni e l’intera comunità di Lollove hanno voluto ridare vita ad un borgo abbattendo le frontiere del tempo. Qui il passato sposa il presente con l’obiettivo di costruire un futuro a misura di uomo. Per fare ciò è stato messo in campo un progetto che ha interessato anche la collaborazione con importanti università europee. Con l’università di Leeds, ad esempio, è nata una collaborazione per studiare l’evoluzione dei matrimoni detox, ovvero l’organizzazione di cerimonie in completo relax, senza stress. Lollove è il borgo ideale per chi, con la guida di un wedding planner, vuole organizzare una cerimonia che ha, nella sua location e nella sua tipicità, caratteristiche uniche. E’ infatti prevista l’ospitalità del nucleo familiare e degli amici più stretti qualche giorno prima dell’evento, impegnati nella preparazione della cerimonia in un perfetto clima di amicizia, serenità e familiarità. Un’esperienza interessante e fortemente caratterizzante, che ha già fatto guadagnare al piccolo borgo nuorese 2 matrimoni detox!

Locanda Lollovers, anima del borgo per creare un comfort emotivo

Il concetto della Locanda è “lontano da quello di un agriturismo, dove la quantità ha la priorità rispetto alla qualità, dove la mise en place e l’attenzione verso gli ospiti non assumono particolare importanza – mi racconta Simone mentre noi puntiamo sull’accoglienza e sul coinvolgimento dell’intera comunità. Il ristorante era la casa di mia nonna e qui si respira un’aria familiare. Si avverte che è una abitazione che traspira tradizioni e tanti racconti”. Il desiderio di Simone è quello di dare vita ad una proposta enogastronomica capace di raccontare il territorio. Non ha voluto aprire un ristorante finalizzato alla sola esperienza culinaria. Locanda Lollovers è invece il locale dove, oltre a poter gustare buona cucina locale, ti immerge in un contesto bucolico e rurale, nel quale si allevano capre, vacche e asini, dove c’è un uliveto e una vigna. Qui viene offerto anche il pernottamento, contribuendo a trasformare Lollove in un borgo diffuso. “Il nostro obiettivo – continua Simone non è quello di raggiungere grandi numeri. A seconda della stagione offriamo l’alloggio a 15-20 persone al massimo. Vogliamo salvaguardare il silenzio, la possibilità di entrare in contatto con la natura e la comunità. L’ospite deve sentirsi parte di Lollove. Per questo, qui da noi, si può imparare a fare il formaggio e il pane, come anche a preparare piatti della nostra cucina tradizionale”. Locanda Lollovers non si limita, quindi, a proporre piatti, ma vuole anche creare interazione tra chi lavora e l’ospite. Si vuole incoraggiare il visitatore a fare dello spazio il proprio spazio, della cena la propria cena. Il tutto per dare priorità al comfort emotivo. La cucina è tradizionale e i piatti cambiano in base alla stagionalità. Sono proposti menu vegetariani, vegani e carnivori. La carta va dall’antipasto al dessert. La mia impressione? Assai chiara: Locanda Lollovers è uno spazio dove l’identità di Lollove viene prima di tutto, il resto è la naturale conseguenza.

Simone e la comunità di Lollove

Simone ha sempre avuto la passione per il cibo e il vino. Gli è stata trasmessa dalla famiglia, da sempre impegnata nella ristorazione. Dopo essersi laureato in Economia, avere trascorso alcuni anni in Sud Africa e a Londra e seguito corsi sul turismo, è tornato in Sardegna, a Lollove. Un tuffo in un passato popolato dai ricordi, dagli insegnamenti impartiti dalla nonna. Un legame forte, indissolubile che lo ha spinto a realizzare un sogno: recuperare e ridare vita ad un borgo che nel tempo ha conosciuto il triste fenomeno dello spopolamento. Tutto è nato tre anni fa. “Ho voluto mettermi in gioco – racconta Simone insieme ad una piccola comunità desiderosa di conservare e di far conoscere la propria storia fatta anche di autarchia alimentare. Grazie ad un bando della comunità europea ho potuto vivere ed acquisire esperienze negli USA, tutte messe poi a disposizione per il progetto Lollove. Il nostro obiettivo era quello di lavorare non sui servizi singoli, ma su un insieme di complessità, tali da permettere all’ospite di immergersi in un borgo medievale e di esserne parte vitale ed integrante, vivendo in prima persona tutte le opportunità possibili, tra natura, storia, tradizioni e relazioni interpersonali. In particolare, per noi il cibo è cultura e per questo interessiamo l’ospite raccontando il piatto, coinvolgendolo, se vuole, nella preparazione. Creiamo una suggestione che lo spinge a sentirsi partecipe della vita della comunità. Il cibo è passione, condivisione e ricordo”.

Se un borgo chiede aiuto per sopravvivere…

Tre anni fa con Roberto Chessa, vice presidente dell’associazione Uniamoci Lollove, abbiamo partecipato al circuito di Cortes Apertas, una delle manifestazioni clou della Sardegna. In questa occasione abbiamo organizzato una giornata esperienziale a Lollove che prevedeva la visita del borgo, il pranzo e la condivisione di alcune esperienze. Nel corso delle giornate di Corte Apertas abbiamo intervistato i visitatori e distribuito un questionario per conoscere le aspettative degli ospiti e degli abitanti. Il riscontro non è stato, al momento, confortante, poichè ci è tornato un solo questionario compilato, ma non ci siamo lasciati abbattere, eravamo sicuri della validità del nostro progetto. In breve tempo il borgo è passato da 6 abitanti a 12. Non tanti? Beh, possiamo però dire che è raddoppiato, ed è un buon punto di partenza!”. Simone e Roberto hanno le idee molto chiare: il cibo è un mezzo per comunicare, una strada da percorrere per non recuperare e ridare nuova vita a quella cultura che rischiava di sparire.

Il progetto e il Covid

Il Covid non ha interrotto il progetto. “Anzi – mi racconta Simone – ha consentito all’Associazione di consolidarlo, di coinvolgere la comunità, di definire il concetto di ospitalità e di portare avanti tutto ciò che serviva per realizzarlo. Il tempo si è fermato e ci ha permesso di riflettere su ciò che volevamo fare. L’ospite deve integrarsi, deve vivere la comunità, non deve sentirsi invisibile, intimidito, abbandonato a se stesso. Deve sentirsi a suo agio e accompagnato in esperienze che gli facciano comprendere la cultura del luogo”. Tracciando il loro progetto, Simone e Roberto hanno anche disegnato dei piani per la costruzione di un’ospitalità nuova che prevede anche la creazione di diversi eventi culturali.

Ricordiamo che per mangiare da Lollovers è necessaria la prenotazione.

Una chiacchierata più approfondita con Roberto Chessa per scoprire maggiori dettagli sull’associazione Uniamoci Lollove la trovi qui: Lollove: il borgo abbandonato più abitato al mondo – Gallurablog.

Monica Viani e Roberto Rossi

Credit Photo: Francesca Ardau

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2 commenti per “Locanda Lollovers non solo ristorante, ma anima di Lollove

  • Zaira Pitzalis

    Buonasera Simone, sono il titolare di una concessionaria di moto e bici a Quartu S.E. che si era innamorata di Lollove, tempo fa andando con gli amici ad una giornata di Corte Aperte.
    Sarà per il mio sangue barbaricino mi ha richiamato a venire più volte a trovarvi, ma sono alcuni anni che rinvio una giornata con i miei amici e clienti motociclisti.
    Contavamo di organizzare un sabato e domenica 21/22 maggio un tour con arrivo il sabato sera per cena e pernottamento e pranzo domenicale.
    Contiamo di essere almeno una ventina di partecipanti.
    Potrei conoscere eventualmente i costi.
    Se é possibile anche solo il pranzo della domenica (alcuni partecipanti potrebbero solo la domenica).
    In attesa di una risposta colgo l’occasione per farti i complimenti (ti seguo sui media) e salutare.
    cordiali saluti
    Zaira Pitzalis

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