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Leggere le etichette al supermercato: 10 cose da sapere

Leggere le etichette al supermercato è importante e sembra che gli italiani lo facciano

Gli italiani leggono le etichette alimentari, ma non le trovano chiare. Alcune espressioni piottosto vaghe non aiutano a decidere se acquistare o meno un prodotto

Leggere le etichette al supermercato è importante? Fin dall’antichità si conosceva l’importanza di scegliere in modo accurato il cibo..”Lascia che il cibo sia la tua medicina e la medicina sia il tuo cibo” scriveva Ippocrate. Oggi non è semplice sapere cosa mangiamo. La lettura delle etichette non è sempre facile. Uno studio IPSOS per lOsservatorio Immagino di GS1 Italy rivela che il 42% degli italiani le legge sempre, mentre il 53% si sofferma solo su alcuni prodotti. Il 6%, invece, non le legge mai.Sette consumatori su dieci faticano a reperire le informazioni che cercano.

E chi legge l’etichetta cambia idea sull’acquisto? Quasi otto italiani su dieci decidono di riporre sullo scaffale un prodotto che avevano scelto di acquistare dopo aver letto le informazioni presenti sull’etichetta alimentare. Sei consumatori su dieci invece, hanno deciso di non riacquistare più un prodotto dopo aver letto attentamente l’etichetta a casa. Insomma l’italiano sembra dimostrare sempre più attenzione nei confronti di ciò che consuma.

Leggere le etichette al supermercato: un piccolo vademecum

  • La denominazione commerciale dell’alimento
  • Gli ingredienti sono riportati in ordine decrescente di peso, ovvero il primo dell’elenco è quello presente in maggior quantità, l’ultimo in minor quantità. Sempre diffidare della presenza di ingredienti di cui non si conosce la provenienza.
  • La quantità netta dell’alimento.
  • L‘etichetta prevede la tabella dei valori nutrizionali presentate per 100 grammi o per porzione, indicando calorie, proteine, carboidrati, grassi, sale e fibre contenuti nel prodotto.
  • Le etichette devono riportare la provenienza degli alimenti per consentire al consumatore anche la valutazione della sostenibilità. Norme più precise si applicano a prodotti come carne, pesce, miele e olio di oliva per prevenire frodi. Il problema si propone per i prodotti venduti sfusi.
  • Gli allergeni e le sostanze che provocano intolleranze devono essere evidenziati in etichetta in un formato diverso dal resto degli ingredienti.
  • Gli additivi devono essere indicati con la loro denominazione o il loro numero di codice.
  • Istruzioni per l’uso, per quei prodotti che necessitano di una guida per essere utilizzati correttamente. Ovviamente i suggerimenti vanno seguiti!
  • La data di scadenza o il termine minimo di conservazione. Le etichette riportano come conservare gli ingredienti in modo corretto. Ricordiamo che “da consumarsi preferibilmente entro” indica che la qualità massima del prodotto sarà la migliore fino a quella data. Non indica il deterioramento dello stesso.
  • Volume alcolico delle bevande che ne contengono più del 1,2%

Leggere le etichette al supermercato: una dicitura ricorrente

termine naturale sulle etichette

Se sei tra quelli che è abituato a leggere frequentemente le etichette al supermercato, sarai incorso nella dicitura:“può contenere tracce di senape o frutta a guscio”. Come mai?

La dicitura compare dal 2011, da quando è stata introdotto il regolamento (UE) n.1169/2011 relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori che impone di riportare nelletichetta dei prodotti preimballati  le sostanze in grado di provocare allergie e intolleranze alimentari presenti nei prodotti .In questo modo si segnala anche la presenza accidentale di prodotti che non sono stati usati per produrre il bene messo in vendita.

Questo perché, soprattutto le grandi industrie alimentari, producono diversi prodotti e le contaminazioni sono facili. Si tratta di una tutela nei confronti di eventuali denunce. Si tratta, infatti, di una dichiarazione volontaria in virtù del fatto che non si possa garantire con la massima sicurezza la presenza di allergeni. Se il rischio è alto si usa l’espressione “tracce” altrimenti “può contenere”.

La produzione di pasta e prodotti da forno prevede spesso l’uso della senape

Uno dei più famosi e progressisti artisti islandesi, Egill Sæbjörnsson, che rappresenterà il suo Paese alla futura Biennale 2017 a Venezia, in un percorso itinerante, “Bakery”, iniziato nel 2013 a Berlino, indaga la relazione tra ciò che siamo e ciò che mangiamo

Nella produzione del grano si presta molta attenzione alla concimazione dei campi per nutrire il terreno in modo che diventi più produttivo. Così si usa la senape che in più è anche un “nematocida“, ossia un elemento di annientamento della diffusione di vermi nocivi che danneggiano le piantagioni.

Proprio per questo è il Ministero della Salute che ha raccomandato agli Operatori del Settore Alimentare (OSA) di includere avvertenze di etichettatura del tipo “può contenere tracce di senape”.

Considerazioni fameliche

Leggere le etichette al supermercato talvolta solleva diversi dubbi sulla loro corretta interpretazione. Dichiarazioni molto generiche come “può contenere tracce di…” sono troppo generiche. Non aiutano il consumatore. Sembrano più voler tutelare le aziende che la salute dei consumatori.

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Written by Monica Viani

Giornalista e blogger specializzata in enogastronomia e travel, non amo i confini e i pregiudizi, nemmeno quando mi siedo a tavola. In un calice di vino, in un piatto si nascondono storie, speranze e gioie di interi popoli. Cibo è cultura, contaminazione, convivialità, potere e tante altre cose da indagare con spirito famelico. Con Fabrizio Bellavista e il suo sguardo aperto al futuro, cerco di affrontare il mondo del cibo in chiave culturale. Il mio unico imperativo categorico? Mai fermarmi al primo morso, ma divorare tutto ciò che può essere degustato!

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