Cibo e cultura: Boccaccio e il trionfo del gusto e dei sensi

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1400-2020. Settecento anni dalla data di pubblicazione del Decameron di Giovanni Boccaccio. Un capolavoro della letteratura italiana, dove si narra di come dieci amici trascorrono dieci giornate in un’antica dimora della campagna toscana per sfuggire alla peste. Un testo della letteratura italiana dove il cibo è spesso protagonista della narrazione dello scrittore di Certaldo.

Boccaccio e il trionfo del gusto e dei sensi. L’epopea di un mercante

Senza cibo non c’è vita, né amore. Non solo ha proprietà curative perché “dilicatissimi cibi e ottimi vini” rappresentano un possibile antidoto alla peste. Un tema che apre subito un vivace dibattito.  É più salutare usare cibi e vini “temperatissimamente e ogni lussuria fuggendo”, oppure è più saggio “il bere assai e il godere e l’andare cantando a torno e sollazzando”?

Per amare occorre cibarsi per acquisire la giusta energia, l’umore per essere allegri ed eccitare i sensi. Don Felice si burla di Puccio convincendolo che digiuno e astinenza gli apriranno le porte del Paradiso.  In realtà voleva  ficcarsi nel letto della giovane moglie Isabetta. E per farlo: “le più delle sere se ne veniva a cenare, seco sempre recando e ben da mangiare e ben da bere; poi con lei si giaceva infino all’ora del mattutino…”.

Boccaccio e quella gru con una zampa sola che celebra la beffa

E come non ricordare la sorprendente quarta novella della sesta giornata Chichibio, gran cuoco veneziano? Chichibio intende cucinare una gru “e con sollecitudine a cuocer la cominciò”, ma viene distratto da Brunetta, “di cui Chichibio era forte innamorato”. Desidera una delle due cosce della gru.Boccaccio e il trionfo del gusto. Chichibio e le gru Chichibio cerca di giustificare il suo rifiuto, ricordandole che è destinata al banchetto del signore Currado. Brunetta non sente ragione e minaccia lo sventurato: “tu non avrai mai da me la cosa che ti piace”. Chichibio l’accontenta e, quando il suo signore si accorge della mancanza di una coscia, Chichibio  cerca di salvarsi dicendo che le gru hanno una gamba sola. Currado non cade nell’inganno e per smascherarlo lo invita ad andare il mattino seguente lungo il fiume per dimostrare che le gru avessero una gamba sola. La mattina avvistano dodici gru che dormono su una gamba. E Chichibio vittorioso vince la scommessa.

Boccaccio e il paese di Bengodi: filari di salsicce e montagne di formaggi

In un periodo di carestie e di peste, non poteva mancare la rappresentazione del paese di Bengodi. Boccaccio lo descrive con ricchezza di particolari nella terza novella dell’ottavo giorno. Qui: “…si legano le vigne con le salsicce, e avevasi un’oca a denaio e un papero giunta, ed eravi una montagna tutta di formaggio parmigiano grattugiato, sopra la quale stavan genti che niuna altra cosa facevan che far maccheroni e raviuoli, e cuocergli in brodo di capponi, e poi gli gittavan quindi giù, e chi più ne pigliava più se n’aveva; e ivi presso correva un fiumicel di vernaccia, della migliore che mai si bevve, senza avervi entro gocciol d’acqua”.

Il cibo è usato per beffare lo sprovveduto Calandrino spinto a credere nell’esistenza dell’elitropia, la pietra dell’invisibilità attraverso la raffigurazione di un paese dominato dal piacere. Il cibo cade addirittura in bocca degli uomini! Nel Trecento la cucina cominciava a destare interesse tanto che numerosi testi ci descrivono le contaminazioni tra ricette occidentali e orientali alla ricerca di un gusto sopraffino. La ricerca della qualità non scalfiva, come dimostra Boccaccio, la ricerca della quantità, dell’abbondanza. Allestire sontuosi e ricchi banchetti poteva addirittura essere un problema come dimostra la promulgazione delle leggi suntuarie, per impedire il lusso eccessivo e gli sprechi.

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