Banchettare con la vita. E con una poesia di Derek Walcott per San Valentino

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“Hai mangiato?” è la più bella frase d’amore. Almeno così sosteneva Barbara Alberti, scrittrice e giornalista, in un articolo di qualche anno fa, di cui mi ricordo tutte le volte che tendo al troppo sentimentalismo.

“Siediti qui. Mangia” è però anche uno dei punti più intensi di questa poesia di Derek Walcott (Saint Lucia 1930-2017), premio Nobel per la letteratura nel 1992, noto anche come l’Omero dei Caraibi. Ecco il testo originale e, subito dopo, quello tradotto:

LOVE AFTER LOVE

The time will come
when, with elation
you will greet yourself arriving
at your own door, in your own mirror
and each will smile at the other’s welcome,

and say, sit here. Eat.
You will love again the stranger who was your self.
Give wine. Give bread. Give back your heart
to itself, to the stranger who has loved you

all your life, whom you ignored
for another, who knows you by heart.
Take down the love letters from the bookshelf,

the photographs, the desperate notes,
peel your own image from the mirror.
Sit. Feast on your life.

Derek Walcott

poesia, San Valentino, Derek Walcott

La traduzione, di Matteo Campagnoli:

L’AMORE DOPO L’AMORE

Verrà il momento
in cui, con gioia,
saluterai te stesso mentre arrivi
alla tua porta, nel tuo specchio,
e ognuno sorriderà al benvenuto dell’altro,

dicendo: siediti qui. Mangia.
Amerai di nuovo l’estraneo che era in te.
Offri vino. Offri pane. Rendi il cuore
a se stesso, all’estraneo che ti ha amato

per tutta la vita, che hai ignorato
per un altro, che ti conosce a memoria.
Togli le lettere d’amore dallo scaffale dei libri,

le foto, gli appunti disperati,
sbuccia la tua immagine dallo specchio.
Siediti. Banchetta con la tua vita.

(Love after love, da Uve di mare, 1976 – Traduzione di Matteo Campagnoli)

A propormi questi versi magnifici è stata Maria Cristina Fumagalli – Professor nel Department of Literature, Film, and Theatre Studies University of Essex – che mi ha suggerito di utilizzare la versione italiana qui pubblicata.

Ho solo un dubbio sulla traduzione della parola “elation” che, più che gioia, mi suggerisce “esultanza”. Quella calma esultanza di quando, ancora prima di dire “ti amo”, si è capaci di dire “mi amo”.

[Immagini: iPhone di Daniela, interactive.wttw.com]

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