Una cena di regime, una brigata di cucina formata da prigionieri politici e un piano di fuga che ribolle tra le pentole. A cena con il dittatore trasforma la memoria del franchismo in una farsa corrosiva e sorprendentemente attuale. Tra risate amare e tensioni sotterranee, il potere viene smontato col sarcasmo. Perché a volte, ridere è un modo lucido per resistere
C’è un modo intelligente – e sorprendentemente efficace – per parlare di dittature: riderci sopra. A cena con il dittatore lo fa senza chiedere il permesso, trasformando la memoria storica in una farsa pungente, tra cucina, potere e voglia di fuga.
A cena con il dittatore: la risata è una forma di resistenza

Il ritorno alla regia di Manuel Gómez Pereira porta sullo schermo una commedia politica che non ha paura di sporcarsi le mani. Anzi, le infila direttamente nella storia. Due settimane dopo la fine della Guerra Civile Spagnola Francisco Franco organizza una cena celebrativa nel lussuoso Palace Hotel Madrid.
In cucina? Non chef stellati, ma prigionieri repubblicani. E mentre il menù prende forma, qualcosa bolle davvero in pentola: un piano di evasione.
Tra fornelli e dittatura: quando la storia passa dalla cucina
Il film si muove tra cucine fumanti, cantine cariche di tensione e una Madrid ferita, dove la fame si sente anche fuori dal set principale. Il banchetto diventa così un microcosmo: un luogo chiuso dove esplodono ideologie, rancori e desideri di rivalsa.
Gómez Pereira costruisce una commedia corale che gioca sull’assurdo e sul paradosso. Tra brindisi, pentole e coltelli affilati, il tono resta leggero ma mai superficiale: la risata diventa uno strumento politico, una forma di resistenza contro l’autoritarismo.
Il duo di attori che regge il film (e funziona davvero)

Il cuore del film è la coppia formata da Alberto San Juan e Mario Casas.Il primo è Genaro, maître scaltro e disincantato. Il secondo è il tenente Medina, ingenuo e disciplinato. Insieme creano un equilibrio perfetto tra cinismo e innocenza.
Tra le scene più riuscite
- quella in cantina, tra vino rosso e tensioni sottotraccia
- quella nella vasca da bagno, dove finalmente la pressione si scioglie
E poi la battuta che sintetizza tutto il senso del film:
“Conosco persone ricche. Non saprebbero vivere in un mondo senza poveri.”
Un film spagnolo, una farsa volutamente esagerata
Chi cerca sottigliezza, qui non la troverà. A cena con il dittatore è una farsa dichiarata: sopra le righe, a tratti grottesca, spesso volutamente improbabile.
Tra falangisti che sparano ai topi e cuochi che sabotano piatti destinati ai gerarchi, il film sceglie l’iperbole come linguaggio. Una scelta che lo avvicina più ai film italiani di Ettore Scola o di Mario Monicelli che a commedie raffinate. Eppure è proprio questa assenza di realtà a renderlo efficace: il bersaglio è chiaro e viene colpito senza filtri.
Un cast corale che funziona

Accanto ai protagonisti, spicca Elvira Mínguez nei panni della cuoca Juana, energica e travolgente. Ottimo anche il lavoro di casting firmato da Marichu Sanz, che riesce a dare spazio a ogni personaggio senza perdere ritmo.
Tra complotti culinari e veleni improvvisati, ogni figura contribuisce a creare un caos organizzato che tiene sempre alta l’attenzione.
Perchè parlarne oggi
Non è solo una commedia storica. È un film che guarda al presente. In un momento in cui certe derive autoritarie tornano a farsi sentire, raccontare il passato con ironia diventa un atto politico.
La stampa spagnola lo ha già definito un caso raro: fare satira diretta su Franco è ancora, oggi, qualcosa di poco comune. E proprio per questo necessario.
Perchè andare a vedere la commedia politica A cena con il dittatore
A cena con il dittatore non è un film perfetto, ma è vivo, irriverente e necessario. Non cerca eleganza, ma efficacia. E dimostra che anche una risata, se ben assestata, può fare rumore. E forse, oggi più che mai, ne abbiamo bisogno.
Scheda film: A cena con il dittatore – film sul franchismo
A Milano dal 9 aprile al cinema Anteo
Paese e anno di produzione: Spagna, 2025.
Durata: 106 minuti.
Regia: Manuel Gómez Pereira .
Sceneggiatura: Joaquín Oristrell , Manuel Gómez Pereira e Yolanda García Serrano .
Cast: Mario Casas, Alberto San Juan, Asier Etxeandia, Nora Hernández, Elvira Mínguez, Óscar Lasarte, Martín Páez,Toni Agustí, Ferrán Gadea, Eleazar Ortiz, Xavi Francés, Carlos Serrano, Carmen Balagué, Eva Ugarte, Gloria March, Antonio Resines, Sergio Caballero, Laura Botta, Eva Serrano, Isabel Latorre, David Díaz, Sofía Kofoed, Abdel Senouci.


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