Cibo e tecnologia verso un’economia circolare

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Cibo e tecnologia trovano, nella tradizione alimentare italiana, nutrimento in un’ottica di economia circolare

Partiamo da un cambiamento di prospettiva prendendo in analisi alimenti che diventano “altro” e lo fanno grazie ad un forte connubbio tra tecnologia, ricerca e “sapienza alimentare”. Si sta parlando di materiali tessili realizzati da fonti alimentari tra le più disparate, a partire da mele, funghi, foglie di ananas: dunque la moda si orienta verso una visione più rispettosa nei confronti della natura e gli animali. In questo senso i rifiuti possono diventare una vera risorsa. Dunque rimodulare l’impatto sul pianeta. In Europa, la filiera agroalimentare genera 80 milioni di tonnellate di scarti. Gli esperti indicano questa strada per le aziende della filiera agroalimentare: cioè, investire in interventi che rispecchiano i principi dell’economia circolare. Il CNR ha studiato alcune soluzioni per le aziende che producono succhi di frutta, riso, formaggi, pane, prodotti da forno, pomodoro e vino. L’obiettivo è estrarre composti bioattivi per poter, poi, realizzare additivi alimentari, composti nutraceutici, ingredienti cosmetici, come ipotizzato dai ricercatori dell’Università di Bolzano a proposito degli scarti del caffè.

Cibo e riuso: la strada non è certo contrastare l’innovazione tecnologica …

Cibo e tecnologiaLa strada non è contrastare l’innovazione tecnologica, bensì orientarla verso binari compatibili con uno sviluppo equilibrato del pianeta. Ritornando ai materiali tessili realizzati da fonti alimentari, troviamo Orange Fiber, azienda italiana nata nel 2014 che ha brevettato e produce tessuti sostenibili dai sottoprodotti agrumicoli. Si tratta di un tessuto sostenibile di alta qualità, di colore bianco, che può poi essere colorato, stampato e lavato alla pari di qualunque altro tessuto già sul mercato. Dal 2017 c’è stata una serie di aziende che se ne sono servite: la Ferragamo Orange Fiber Collection,la Conscious Exclusive 2019 del colosso svedese H&M e CENTOCINQUE, la collezione in limited edition di cravatte sostenibili realizzate dallo storico brand di sartoria napoletana E. Marinella. Un’altra azienda, Packtin, invece recupera i prodotti di scarto della filiera agroalimentare per produrre packaging biodegradabili edibili. Questo packaging innovativo, sviluppato sotto forma di gel o pellicola, permette di aumentare la durata di conservazione dei prodotti. Altro esempio dal mondo vegetale è la Soybean Protein Fiber, una fibra tessile derivante dalla soia post-oliatura. Partendo dalla soia distillata e raffinata, il tessuto ottenuto risulta morbido, permeabile all’aria e all’umidità. Dalla soia passiamo al mais per trovare la Corn Fiber, materiale ecologico ottenuto dallo zucchero del mais per avere tessuti resistenti all’umidità, al calore e traspirante particolarmente utili, nell’abbigliamento, per imbottire materassi, cuscini e divani.

Nei particolari momenti di crisi, come quello attuale, tutte le idee che possono aiutare ad ottenere diverse forme di reddito in una chiave sostenibile, diventano il vero motore della ripartenza.

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