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Cammini e borghi: la nuova frontiera del turismo post- digitale

Smartphone, ChatGPT, app. E poi, improvvisamente, la Natura

In fuga dall’overtourism e dalla digitalizzazione esasperata, sempre più viaggiatori riscoprono i cammini e borghi italiani come forma di turismo lento e consapevole. Una tendenza in crescita che riflette il bisogno di autenticità, contatto con la natura e riconnessione con le radici culturali del territorio

Viviamo immersi nella tecnologia: smartphone, chatbot, app, algoritmi che ci conoscono meglio di noi stessi. Eppure, ogni tanto, come colti da un sussulto, ci ricordiamo che esiste qualcosa di più grande. Qualcosa che non si può misurare in pixel né raccontare in una story su Instagram. Esiste la Natura. E la cerchiamo. Con timidezza, come chi torna da un lungo esilio.

Il boom dei cammini e il bisogno di silenzio

Lo dimostra il successo dei cammini: lente percorrenze, viaggi a piedi, esperienze che chiedono gambe, cuore, silenzi. Non solo la celebre Via Francigena, ma anche la Via degli Dei, il Sentiero Italia CAI (oltre 7.000 km), l’Alta Via delle Dolomiti. Nel 2024, si sono contati oltre 191.000 pellegrini sui cammini italiani, con 1,4 milioni di pernottamenti e una spesa media di 30-50 euro al giorno. Numeri importanti, ma non è questo che conta.

Come ricorda Paolo Piacentini, esperto di cammini e turismo lento: “I cammini rappresentano una risposta concreta al declino demografico e alla crisi economica delle aree rurali. Sono uno strumento per riscoprire e valorizzare il patrimonio culturale e naturale, generando occupazione e promuovendo uno sviluppo sostenibile.”

Il crescente fenomeno delle donne che viaggiano da sole (female sole travel)

un giorno a malaga

Le donne non temono più i pericoli del mondo e amano viaggiare da sole. Fino a poco tempo fa si credeva che fosse meglio non ntraprendere viaggi, esplorazioni, cammini senza essere accompagnate. Il viaggiatore era Ulisse, mentre Penelope la donna che tesseva e disfava la tela in attesa del ritorno del marito, a cui erano concessi divertimenti e tradimenti. A frenare le donne per tanto tempo è stata la paura del mondo, degli spazi che superano le mura di casa. Una paura culturale, trasmessa dall’educazione che ha minato l’autonomia e la voglia di esplorare il mondo.

Oggi assistiamo all’aumento di viaggiatrici che intraprendono viaggi da sole. In Europa, si stima che 1 donna sola su 7 (14%) rappresenti la domanda turistica femminile; in Italia il segmento è in crescita: +1,1% di viaggiatrici sole dal giugno 2023, con una previsione che entro sei mesi le donne sole costituiranno 21,7% dei turisti totali

Le donne scelgono borghi e cammini?

Le donne scelgono borghi e cammini per:

  • l’autenticità (77% ricercano esperienze culturali)

  • il contatto con la natura e la lentezza

  • il senso di appartenenza e la connessione con gli abitanti e viaggiatrici simili

Cammini e borghi: la nuova frontiera del turismo post – digitale

Camminare o andare in bicicletta per ritrovare se stessi

Viaggio in Alto Adige
Bike in Alto Adige

Il cammino non è un viaggio, è una scuola. Insegna a fidarsi del proprio corpo, ad accettare il cambiamento, a fare pace con i propri limiti. Sempre più italiani – soprattutto donne tra i 46 e i 65 anni – decidono di mettersi in gioco. Ma crescono anche i giovani under 35. Segno che qualcosa, forse, si sta muovendo.

Non cerchiamo più il tramonto da cartolina, l’hotel a cinque stelle, il souvenir “autentico” prodotto in Cina. Cerchiamo esperienze vere. O meglio: cerchiamo la capacità di raccontare esperienze vere, prima a noi stessi, poi a chi ci sta vicino. Desideriamo riscoprire le radici, immergerci in un tempo più lento, riconnetterci alla vita rurale, ai suoi saperi dimenticati, sfuggendo all’overtourism.

La riscossa dei borghi: combattere l’analfabetismo rurale

Andare per borghi, ovvero viaggiare nel tempo, recuperare le radici che sono state recise e dimenticate

borghi gita. Erice
Il castello di Erice

Sempre più persone si avventurano nei piccoli borghi, dove qualcuno ancora sa coltivare ortaggi, servire una ricetta antica, mescere vino parlando di terra e vendemmia. È un ritorno necessario, fal momento che abbiamo dimenticato come si produce il miele, come si riconosce un’erba spontanea, come si rispettano gli animali. Ci sorprendiamo di chi scala montagne in infradito o si tuffa senza saper nuotare. Perché? Perché non abbiamo più memoria.

Soffriamo di un analfabetismo rurale di ritorno: non conosciamo più le regole della Natura e pretendiamo che si adatti a noi. Ma la Natura non fa sconti. Non si conquista con un filtro o con un post ben scritto.

Guardare le stelle (e con chi farlo)

osservazione del cielo, una nuova tendenza del turismo
Molto richieste sono le esperienze di osservazione del cielo.

Sempre più richieste sono le esperienze di osservazione del cielo. Ma anche lì, attenzione: non è la stessa cosa farlo da soli, o in compagnia di chi condivide la tua sensibilità. È difficile trovare persone capaci di vivere l’emozione senza mediarla, senza doverla immortalare. Oggi tutto viene filtrato dalla domanda: “Come lo racconterò?”. Ma ci sono emozioni che vanno solo vissute.

Animali, natura e quella frattura che non vogliamo guardare

In questa corsa verso un contatto più diretto con la natura, ci portiamo dietro anche un errore grave: l’eccessiva umanizzazione degli animali. Non chiediamogli di colmare i nostri vuoti. Non carichiamoli di significati affettivi che non comprendono. Così come i nostri cani da divano hanno perso il legame con il selvatico, anche noi abbiamo smarrito l’istinto. E in questo smarrimento, alimentiamo quei cambiamenti climatici che ci fanno paura, ma che continuiamo a ignorare.

Internet, natura e l’illusione della semplicità

100torri
Il Cammino 100 torri in Sardegna

I social ci fanno credere che tutto sia facile: scalare una vetta, attraversare un bosco, piantare una tenda in riva a un lago. Ma la natura non è un set fotografico. È imprevedibile, spietata, vera. Non perdona l’improvvisazione. Non tollera l’arroganza.

Abbiamo perso la capacità di costruire, di allenare il corpo e la mente alla fatica, al tempo lungo. Viviamo nell’illusione dell’hic et nunc, ma la vita reale è fatta di attesa, di imprevisti, di cadute. La natura può essere maestra di vita, se accettiamo di metterci in ascolto. Può aiutarci a ricomporre le fratture, a ritrovare un senso, forse addirittura una ragione per cui valga la pena camminare.

La più nuova foma di turismo per sfuggire all’overtourism? Il necroturismo

Cappella bricherasio a Fubine Monferrato
Cappella bricherasio a Fubine Monferrato

Aumenta un nuova forma di turismo: il necroturismo., ovvero la ricerca di cappelle votive, edicole, cripte, mausolei e catacombe. Una tendenza che sembra riprendere lo spirito dell’ Antologia di Spoon River del 1914, poesie cantate da Fabrizio De Andrè. Se a Milano sono aumentate le visite del Cimitero monumentale aperto nel 1866 o alla Chiesa di San Bernardino alle Ossa, nella cui cappella-ossario le pareti interne sono interamente ricoperte da teschi e ossa, a Bologna si va a visitare la Certosa di Bologna che ospita le opere dello scultore Alessandro Franceschi o nel Sud Italia le catacombe del Convento dei frati Cappuccini di Palermo.

Noin mancano vacanze organizzate per scoprire tesori poco conosciuti ai più. Noi vi suggeriamo una tappa a Fubine Monferrato. La zona dove si erge la Cappella è conosciuta come “dei Cappuccini” (Capissìn, in dialetto). Qui, nel 1611, fu costruito il Convento dei frati Cappuccini, che fu poi abbandonato e distrutto nel 1814 a seguito dell’Editto Napoleonico che sopprimeva gli ordini religiosi.

La Cappella attuale fu commissionata nel 1864 dal Conte Cavaliere Luigi di Bricherasio, genitore del conte Emanuele e della contessa Sofia. L’edificio, realizzato in stile neogotico, ha una struttura esterna in mattoni con pareti sottili, rinforzate da piccoli contrafforti, cinque sui lati e due sulla facciata. Un’ottima scusa per poi concedersi un pranzo in Monferrato!

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Written by Monica Viani

Giornalista e blogger specializzata in enogastronomia e travel, non amo i confini e i pregiudizi, nemmeno quando mi siedo a tavola. In un calice di vino, in un piatto si nascondono storie, speranze e gioie di interi popoli. Cibo è cultura, contaminazione, convivialità, potere e tante altre cose da indagare con spirito famelico. Con Fabrizio Bellavista e il suo sguardo aperto al futuro, cerco di affrontare il mondo del cibo in chiave culturale. Il mio unico imperativo categorico? Mai fermarmi al primo morso, ma divorare tutto ciò che può essere degustato!

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