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60 Years of design in Crystal, la storia di Arnolfo di Cambio, di una famiglia e di Colle di Val d’Elsa

La cittadina toscana di Colle Val d’Elsa e Arnolfo di Cambio sono i protagonisti di una mostra che racconta tutti i segreti del cristallo

Nel 1963 il nonno e il papà di Gabriele Bagnasacco hanno creato l’Arnolfo di Cambio, azienda specializzata nella produzione di oggetti in cristallo. Un punto di riferimento nel settore della cristalleria. In occasione del suo 60°anniversario è stata inaugurata una mostra temporanea presso il Museo del Cristallo a Colle di Val d’Elsa

60 Years of design in Crystal è una mostra che narra la storia di un’azienda, l’Arnolfo di Cambio, e della città di Colle di Val d’Elsa. Un racconto in cui la storia di una famiglia si intreccia con quella di una comunità. All’Arnolfo di Cambio tutto si è forgiato all’interno di un nucleo famigliare. Arrivata alla terza generazione, l’azienda ha compiuto 60 anni e ha voluto festeggiare l’importante compleanno inaugurando una mostra temporanea al Museo del Cristallo, che ricorda la storia della comunità e di quei maestri artigiani che hanno fatto conoscere nel mondo Colle di Val d’Elsa come la città del cristallo.

60 Years of design in Crystal

Arnolfo di Cambio: il successo di un’azienda familiare

Nel 1982 l’uscita del film Blade Runner impone una nuova tendenza: bere whisky in un bicchiere disegnato nel 1974 da Cini Boeri per Arnolfo di Cambio. Ogni bicchiere in cristallo soffiato a mano è realizzato in un formato 37cl. perfetto per un doppio Old Fashioned. Un prodotto di lusso ormai conosciuto in tutto il mondo

Se la vita di Gabriele Bagnasacco fosse un romanzo, con un pizzico di licenza letteraria potrebbe intitolarsi “Cronaca di una vita annunciata”. Nato e cresciuto in una famiglia che ha saputo coniugare la tradizione dei maestri vetrai con l’innovazione tecnologica e il design, ha sempre vissuto il cristallo come una materia prima con un’anima preziosa, destinata a durare nel tempo.

bicchiere arnolfo di cambio blade runner
Il bicchiere di Arnolfo di Cambio firmato Cini Boeri

Come ricorda lui stesso: “Abbiamo sempre collaborato con grandi designer internazionali, come Joe Colombo, Ettore Sottsass, Enzo Mari, Marco Zanuso, Sergio Asti, Toshiyuki Kita. Abbiamo sempre cercato la bellezza e l’eccellenza attraverso la combinazione di artigianalità raffinata e materiali pregiati”.

60 Years of Design in Crystal: Arnolfo di Cambio, un’azienda, una comunità

Gebriele Bagnasacco, durante l’affollata conferenza stampa di presentazione della mostra, ha ricordato la storia di un’azienda familiare, ma anche la goia di lavorare con tanti artigiani, designer e amanti del bello e dell’arte. Insieme hanno condiviso un unico scopo: edificare un’azienda lentamente, con la consapevolezza della necessità di concorrere a costruire il senso di una comunità. L’Arnolfo di Cambio non ha mai desistito dal raggiungimento del suo obiettivo. Ha saputo fare fronte ai grandi cambiamenti di mercato senza mai abbandonare la lavorazione del cristallo.

una fase della lavorazione del cristallo

Il punto di forza dell’azienda è la passione per i prodotti realizzati, la capacità di costruire team motivati, l’investimento nell’innovazione, i processi decisionali veloci, l’esperienza maturata in sessant’anni di attività e la conoscenza del mercato. Tutto questo ha portato al raggiungimento dei grandi traguardi di Arnolfo di Cambio.

Gabriele Bagnasacco ricorda “siamo stati – se noi i primi – tra i primi a intraprendere il percorso compiuto dall’industria vetraria colligiana per arrivare alla lavorazione del cristallo al piombo. Inoltre abbiamo fatto dialogare tra loro artigianato, design e mondo del lusso“.

Gabriele Bagnasacco sa di cosa sta parlando, non solo perché a guida dell’Arnolfo di Cambio, ma anche perchè è azionista unico e amministratore delegato della Compagnia Italiana del Cristallo, fondata nel 1979 dal papà Gilberto Bagnasacco come azienda specializzata nel settore del cristallo e dei brand di lusso.

60 Years of Design in Crystal: i segreti di un’azienda di successo che sposa l’alta qualità

La mostra, come il Museo del Cristallo, dimostra che un’azienda diventa vincente quando sa dimostrare che un prodotto è costoso perché è il migliore

All’interno del Museo del Cristallo si può visitare la mostra 60 Years of Design in Crystal, una mostra che come ha sottolineato Giacomo Baldini, direttore dei Musei Colligiani: “ha il grande merito di parlare di una comunità, che ha costruito la sua identità intorno alla lavorazione del cristallo. Conoscere la propria identità significa conoscere se stessi per accogliere gli altri“.

vaso arnolfo di cambio

Come ha sottolineato François Burkhardt, teorico, storico e critico dell’architettura e del design, la storia dell’Arnolfo di Cambio fotografa la possibilità di costruire una relazione identitaria poggiata su tre realtà: produzione industriale, creatività  e manualità. La produzione che cerca la bellezza non può escludere la manualità.

Sempre François Burkhardt ha ricordato poi la necessità di modernizzare le professioni. La stessa tradizione deve sapersi evolvere, non può rimanere uguale a se stessa per non rischiare di trasformarsi in conservazione.Tradizione e innovazione devono dialogare per sapersi adattare l’una all’altra.

La mostra 60 Years of Design in Crystal? Assolutamente da visitare, magari organizzando un week end per conoscere Colle di Val D’Elsa. L’esposizione, curata dal designer Andrea Ruggiero, è un viaggio attraverso differenti epoche narrate dalle storiche collezioni del brand firmate da designer come Joe Colombo (collezione Smoke, esposta al MoMa), Cini Boeri (collezione Cibi nel film Blade Runner), Michele De Lucchi, Enzo Mari e tanti altri.

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Written by Monica Viani

Giornalista e blogger specializzata in enogastronomia e travel, non amo i confini e i pregiudizi, nemmeno quando mi siedo a tavola. In un calice di vino, in un piatto si nascondono storie, speranze e gioie di interi popoli. Cibo è cultura, contaminazione, convivialità, potere e tante altre cose da indagare con spirito famelico. Con Fabrizio Bellavista e il suo sguardo aperto al futuro, cerco di affrontare il mondo del cibo in chiave culturale. Il mio unico imperativo categorico? Mai fermarmi al primo morso, ma divorare tutto ciò che può essere degustato!

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