La storia di Burghy è la storia di Milano e di quei giovani che negli anni 80 erano definiti paninari. Non solo, ma anche la storia di un’impresa italiana che ha didato un colosso americano, McDonald’s
Raccontare la storia di Burghy significa raccontare la storia di una generazione.Siamo negli anni 80 della Milano da bere, la Milano dei socialisti rampanti, ma anche degli degli Yuppies, di Drive In alla tv, ma soprattutto dei paninari.
In Piazza San Babila, nel 1982, Burghy emerge come fast food con l’intento di sfidare McDonald’s, rappresentante del modello americano. Inaugurato dalla catena di supermercati GS, si distingue per i suoi panini, in particolare gli hamburger ricchi di salse. Il prodotto di punta, il Crispy McBacon, oggi offerto da McDonald’s, era noto all’epoca come King Bacon presso Burghy. Come era realizzato? “Doppia porzione di carne bovina 100%, gustoso formaggio, croccante bacon e salsa speciale, in un panino ai semi di sesamo”.
Oggi il Burghy di Piazza San Babila non esiste più, la sua chiusura ha segnato la fine di un’era e i ricordi di un’intera generazione, che ora persistono solo tra pochi nostalgici.
Burghy, il regno dei paninari, una delle prime sottoculture Made in Italy

Burghy è rapidamente diventato un punto d’incontro per adolescenti spensierati, inclini alla destra, distanti dalle proteste delle generazioni passate, edonisti, abbronzati, appassionati di moto, maschilisti e un po’ volgari.
A Milano, chi può dimenticarli con quel loro atteggiamento noncurante, ammassati davanti al Burghy vicino alla fermata San Babila della linea rossa? Indossavano piumini Moncler colorati o giubbotti Bomber Avirex, felpe con il logo oversize della Best Company, scarpe Timberland, cinture El Charro con fibbie vistose, jeans Levi’s 501 o Americanino arrotolati per mostrare le calze a rombi Burlington e avevano capelli impomatati.
La storia dei paninari, noti per il loro abbigliamento e il loro linguaggio
II paninari non erano noti solo per la loro “divisa” distintiva, ma anche per il loro linguaggio particolare. Prima di evolversi in un fenomeno sociale, si radunavano al bar “Al Panino” in Piazza Liberty. Fu un giornalista a coniare il termine, associandoli alla loro predilezione per i panini.
Solo in seguito si radunarono davanti a San Babila, eleggendo il Burghy a loro punto di ritrovo. L’obiettivo era emulare il modello americano, preservando però l’identità italiana.
Che cosa mangiavano i paninari e i numeri di un successo tutto italiano

Gli hamburger preferiti dai paninari erano il Big Burghy, una hamburger doppio con formaggio, cipolla, lattuga e salsa, il King Bacon, il King Cheese con doppio formaggio e il King Fish, tutti accompagnati da patatine e una Coca Cola.
Il trionfo di Burghy porta il gruppo a controllare sei punti vendita a Milano e dintorni. Tuttavia, il successo crea difficoltà per i proprietari che, nel 1985, vendono Burghy al Gruppo Cremonini.
L’impresa è straordinaria. Burghy espande la sua rete a 96 punti vendita nel Nord e Centro Italia. Questo non passa inosservato al colosso americano McDonald’s, che inizia una competizione. Con un fatturato quasi doppio rispetto a quello di McDonald’s Italia, che ammontava a 200 miliardi di lire, Burghy diventa un boccone ambito!
…ma torniamo alla storia di Burghy King
Nel 1995, il Gruppo Cremonini di Modena, trovandosi in crisi, non rimane indifferente alle proposte del gigante americano, che aveva fatto il suo ingresso in Italia con l’apertura di un negozio a Roma in Piazza di Spagna, sollevando varie controversie. Tuttavia, McDonald’s non riesciva a intaccare il successo di Burghy.
Se non puoi sconfiggerli, comprali

A causa dell’impossibilità di mantenere il successo raggiunto, il Gruppo Cremonini decide di arrivare alla cessione del marchio e dei punti vendita della catena, ottenendo un contratto esclusivo per la fornitura di carne bovina a McDonald’s per i successivi cinque anni. E, naturalmente, una notevole somma di denaro! Gradualmente, ma inesorabilmente, il marchio Burghy è scomparso.


Burghy grande nome e grande azienda di Cremonini.
Sono cresciuta con loro. Brava gente.
Burghy grande azienda e grande mossa da Cremonini