Robinson Crusoe l’eroe oscuro che affascina ancora oggi migliaia di lettori. A trecento anni dalla sua pubblicazione, il libro di Daniel Defoe fa discutere. Robinson è un eroe borghese con una grave macchia: l’accettazione della schiavitù. Famelici non può evitare d’indagare anche il suo rapporto con il cibo.
“Robinson Crusoe” non è un libro per ragazzi, ma il manifesto della nascita della borghesia britannica, dove si esalta l’intraprendenza, la forza di volontà, la capacità di asservire la natura e il diritto dell’uomo bianco di schiavizzare le popolazioni indigene per accrescere la propria ricchezza.
Tutti sanno che Robinson Crusoe naufragò su un’isola deserta per restarvi 28 anni con la sola compagnia di Venerdì, un selvaggio reso suo schiavo. L’eroicità di Robinson sta nella sua capacità di sopravvivere in un ambiente ostile, di combattere la solitudine che può facilmente condurre alla disperazione. Eppure c’è un aspetto meno nobile che non può essere taciuto. Robinson era uno schiavista. Eccovi svelato il lato oscuro di Robinson e della società capitalista, che oggi tace in modo colpevole sulla tragedia dei migranti.

Robinson Crusoe l’eroe oscuro: il cibo e la nascita del sistema capitalista
“La nave era sfondata e c’era molta acqua nella stiva. Andai nella cambusa e scoprii che fortunatamente tutte le
provviste erano asciutte e l’acqua non le aveva toccate. Mangiai alcune gallette e mi organizzai per portare a riva tutte quelle cose che mi sarebbero state necessarie“. Il naufrago Robinson comprende subito quanto sia importante il cibo per assicurarsi la sopravvivenza. Seguendo la sua filosofia di vita Crouse approfitta di tutto ciò che la vita gli offre.
Per sopravvivere, Robinson deve fare i conti su come procacciarsi il cibo. Così per pescare dà vita a uno strumento che noi giudicheremmo primitivo. Forgia un ramo affilato per formare una lancia. Questo metodo rudimentale gli consente di pescare cinque pesci al giorno. Robinson non si accontenta, vuole risparmiare energie. Vuole, con linguaggio moderno, risparmiare risorse, ovvero il proprio tempo e le proprie forze per costruire i mezzi per vivere senza affanni. La strategia sembra folle, ma è vincente.
Pesca solo tre pesci al giorno, facendo i conti con la fame, ma investendo tempo nella costruzione di una rete da pesca realizzata con le fronde. La visione della costruzione del futuro sconfigge le esigenze del presente. La privazione dell’oggi porta alla conquista di un possibile ricco futuro. Robinson scommette per assicurarsi un investimento proficuo, che gli assicuri la vita. Nasce il concetto del consumo differito: non consumo oggi, per consumare domani. È la base del primo capitalismo.
Robinson Crusoe l’eroe oscuro che è il borghese primordiale

Robinson è l’unico sopravvissuto di una nave che si stava dirigendo in Africa in cerca di schiavi da impiegare nelle piantagioni brasiliane. Crouse ringrazia Dio di essersi salvato, chiede perdono per i suoi peccati, ma tra questi non compare quello di rendere schiavi altri esseri umani.
Eppure lui stesso aveva provato sulla sua pelle che cosa volesse dire essere ridotto in schiavitù. In un precedente viaggio che dalle Canarie lo doveva portare in Africa era stato fatto prigionero da pirati che lo avevano reso schiavo. Fuggito con una barca da pesca, non aveva esitato a gettare in mare un uomo e un ragazzo. Robinson non sente il peso del gesto, anzi rassicura la propria coscienza ricordando che l’uomo è un abile nuotatore. E il ragazzo? Poteva morire, in lui vedeva Maometto.
Alla fine salva il giovane solo perchè gli sorride. E lo schiavizza. Gli fa promettere eterna fedeltà, gli impone di seguirlo ovunque e per renderlo “un grande uomo” gli fa abbracciare il cristianesimo. Robinson e Xury sono salvati da un mercante in viaggio verso il Brasile. Crusoe rifiuta di vendergli il ragazzo, ma alla fine cede in cambio di soldi e della promessa che, dopo dieci anni, lo libererà.
Di nuovo solo, Robinson si stabilisce in una piantagione dove coltiva tabacco e zucchero. Qui rimpiange di aver venduto Xury. Il lavoro è duro e uno schiavo può fare la differenza. Appena gli affari glielo consentono, cerca un servo europeo e uno schiavo nero. Ritenendo lo schiavismo una pratica lecita, decide di tornare sulla costa della Guinea per acquistare uomini da far lavorare nelle piantagioni brasiliane. Il costo? “Sciocchezze, come giocattoli, coltelli, forbici, asce, pezzi di vetro e cose simili“.
Robinson organizza il viaggio senza mai interrogarsi sull’obiettivo disgustoso di rendere schiavi altri uomini. Durante il viaggio avviene quel naufragio, che lo renderà un eroe. Sull’isola, dopo aver salvato le provviste dalla nave semi affondata, alleverà capre, distillerà liquori, cuocerà pane e produrrà burro e formaggi. E la solitudine? La risolverà il giorno in cui scoprirà delle orme sulla spiaggia Finalmente incontra Venerdì. Non nasce un rapporto solidale, Crusoe non ha alcun dubbio: il selvaggio sarà il suo schiavo.
Il commento famelico
Questa la trama del libro di Defoe. Un libro che è riduttivo definire d’avventura. In realtà è uno dei primi testi che descrive l’eroe borghese. A noi che lo leggiamo dopo trecento anni sorge spontanea una domanda: chi è il vero selvaggio? Robinson che rende schiavo Venerdì o Venerdì che per sfamarsi è stato un cannibale? In fondo i due compagni di sventura sono uguali. Entrambi sono solo uomini che cercano di affrontare le asprezze della loro vita senza farsi troppe domande.

