Soltanto una vita, la vita soltanto. Quanto il cibo può essere presente nella vita di una grande famiglia contadina? Quanto lo sarà dopo aver superato la seconda Guerra Mondiale? Da uno spicchio di Appennino ci si trasferisce a Milano per sopravvivere e vendere proprio la cosa che è più preziosa: il cibo. Un negozietto di frutta e verdura sullo sfondo di un Paese stremato dalla Grande guerra. Non in un posto qualsiasi di Milano ma proprio al suo centro, nella ricca via della Spiga. E’ la storia di Gemma e della famiglia Nobili, da floridi contadini che si perdono nel boom economico e passano per le lacrime degli anni di piombo: una intensa vita familiare dove il cibo ruota intorno, ma che ne è anche il suo centro. Una bella descrizione della Reggio Emilia degli anni ’20, con uno spaccato delle vicende forti del secolo scorso, un libro di Andrea Munari, La vita soltanto, che è uscito nelle librerie dallo scorso 27 aprile.
“Il suo pensiero, nel vedere la scia di sangue che quell’uomo aveva lasciato sull’asfalto, era immediatamente andato alla moglie e ai figli, e con loro a tutti quelli che ne avrebbero pianto la scomparsa, che si sarebbero tolti la pelle di dosso pur di non far accadere ciò che era accaduto. Di fronte alla morte siamo tutti uguali, e nessuno meglio di lei avrebbe potuto testimoniarlo.”
La povertà, che ” mentre la nazione precipita verso la guerra, a Vetto si ama, si nasce e si muore, a volte per un semplice raffreddore”, una protagonista femminile “di carne e sangue”; una civiltà antica ed emozionante, soltanto una vita o, appunto, una vita soltanto. E lei, la protagonista, dovrà prendersi cura della casa e delle cibarie dei familiari, sarà lì che un semplice fagiolo diventerà davvero importante.

