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Anguria e kefiah: simboli della resistenza palestinese che il mondo non può ignorare

Perché l’anguria è diventata il frutto della resistenza palestinese (insieme alla kefiah)

L’anguria e la kefiah sono due potenti simboli della resistenza palestinese, intrecciati a un’identità nazionale che va oltre l’assenza di uno stato riconosciuto. L’anguria, con i suoi colori che richiamano la bandiera palestinese, è diventata un segno discreto ma forte di opposizione e speranza. La kefiah, invece, è un emblema storico e globale di lotta e appartenenza, che ha attraversato decenni e continenti. L’ articolo esplora il significato culturale e politico di simboli, oggi sempre più presenti nelle manifestazioni di solidarietà e nelle espressioni artistiche

Nel cuore della Palestina, tra arte, agricoltura e memoria collettiva, due simboli emergono con forza: l’anguria e la kefiah (o kufiya). Uno è un frutto, apparentemente innocuo, l’altra è una sciarpa tradizionale. Ma entrambi raccontano una storia di resistenza, identità e appartenenza, oggi più che mai visibile nelle piazze di tutto il mondo che protestano contro l’occupazione e la repressione del popolo palestinese. Simboli culturali che parlano senza parole, usati là dove le bandiere vengono vietate, confiscate o criminalizzate. Comprendere il valore simbolico dell’anguria e della kefia oggi significa andare oltre il gesto estetico, per cogliere l’intensità di un grido di autodeterminazione che trova spazio tra gli oggetti quotidiani.

I simboli della reistenza palestinese: anguria e kefiah

anguria simbolo della lotta e della resistenza palestinese
Anguria simbolo della Palestina

L’anguria è molto più che un frutto estivo nella cultura palestinese. Coltivata nelle terre della Striscia di Gaza e della Cisgiordania, essa riprende i colori della bandiera palestinese: rosso, verde, nero e bianco. È proprio per questo che, durante i decenni in cui la bandiera palestinese era vietata nei territori occupati – in particolare tra il 1967 e il 1993 – l’anguria divenne un simbolo alternativo di resistenza.

Secondo la storica dell’arte – come ha dichiarato al New York Times  Sascha Crasnow, l’uso dell’anguria come simbolo fu una forma di sovversione culturale. Gli artisti palestinesi, privati della possibilità di rappresentare i colori nazionali, iniziarono a inserire nelle loro opere immagini di angurie. Sliman Mansour, figura di spicco dell’arte palestinese, racconta di essersi sentito dire che anche disegnare un’anguria avrebbe portato alla confisca delle sue opere.

Negli ultimi anni, l’anguria è diventata un simbolo universale della causa palestinese, rilanciata anche da artisti come Khaled Hourani. Sui social, nelle proteste globali, nelle opere d’arte contemporanea, il frutto è oggi una bandiera mimetica che denuncia l’ingiustizia e celebra l’identità.

La kefiah, da sciarpa contadina a icona mondiale

kufiya o kefia simbolo della lotta palestinese
La kefiah, o kefia, o hatta è diventata simbolo della resistenza palestinese

La kefiah – conosciuta anche come kufiya o hatta – è un’altra potente rappresentazione visiva della resistenza palestinese. Di origine contadina, era utilizzata per proteggersi dal sole e dalla polvere, ma dagli anni ’30 ha assunto un significato politico ben preciso.

Durante la Grande Rivolta Araba del 1936 contro il mandato britannico, la kefia diventò un modo per celare l’identità dei ribelli e per marcare la distanza dalla classe dirigente filo-britannica, che indossava il tarbush. A partire da quel momento, la kefiah si è caricata di un simbolismo profondo, divenendo il segno distintivo della lotta per l’autodeterminazione palestinese.

Il momento simbolico più potente arriva nel 1974, quando Yasser Arafat indossa la kefiah davanti all’ONU e pronuncia la celebre frase:

Vengo con il fucile del combattente per la libertà in una mano e il ramo d’ulivo nell’altra. Non lasciate che il ramo d’ulivo cada dalla mia mano.

Da allora, la kefiah è diventata un simbolo globale della resistenza, indossata da leader come Nelson Mandela e Fidel Castro, ma anche da Leila Khaled, una delle prime donne a entrare nell’immaginario collettivo della resistenza armata.

La storia identitaria e di rivolta della kefiah

Leila Khaled
Leila Khaled, la fedaye nota per il dirottamento di un aereo nel 1969.

La repressione da parte delle autorità britanniche includeva l’identificazione delle persone, compreso il volto, quindi la kufiya è diventata utile come un modo per coprire i volti per proteggere l’identità delle persone che si sono sollevate contro gli inglesi,

La kefiah sostituì gradualmente il cappello di tarbush (ampiamente usato tra le classi superiori) per identificarsi come simbolo di resistenza contro l’occupazione britannica e contro la colonizzazione sionista in quel momento.

arafay e Castro

La kefiah assume sempre più il significato di resistenza nel 1974, quando Yasser Arafat, leader dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, arrivò alle Nazioni Unite con una frase che sarebbe rimasta nella storia (“Vengo con il fucile del combattente per la libertà in una mano e il ramo d’ulivo nell’altra. Non lasciare che il ramo d’ulivo cada dalla mia mano”) e una kefiah sulla testa.

Il significato era chiaro. Non si poteve ignorare il dramma vissuto dalla popolazione palestinese, che doveve essere sempre presente e portata con sè. Rappresentava la mappa della Palestina storica.

La kefiah oggi diremmo diventà virale, assumendo un significato globale di lotta, di resistenza, di guerra contro ogni forma di soopraffazione. Così Nelson Mandela ad Algeri e Fidel Castro a Cuba la indossarono per raccontare al mondo le sofferenze dei loro popoli.

La kefiah fu indossata anche dalle donne, come testimoniano le foto di Leila Khaled, la fedaye nota in tutto il mondo per il dirottamento di un aereo nel 1969, ritratta con la kefia e il mitra in mano.

Il significato culturale della kefiah in Occidente

kefiah e anguria
Perché l’anguria è diventata il frutto della resistenza palestinese (insieme alla kefiah)

Negli anni 2000, la kefia è diventata anche un oggetto di moda. Da Madonna a David Beckham, da Kirsten Dunst a Justin Timberlake, la kefia ha calcato le passerelle delle grandi maison di moda (come Balenciaga) e ha popolato le strade delle capitali europee, perdendo – almeno per un periodo – il suo significato originario.

Ma oggi, con il riaccendersi del conflitto e delle proteste in tutto il mondo, la kefiah ha riacquistato il suo valore politico. In molti paesi europei – come la Germania – è stata perfino vietata, proprio per la sua valenza simbolica. Ma il divieto non ha fatto altro che rafforzarne il messaggio: la kefiah torna ad essere uno strumento di denuncia e visibilità.

In Palestina, oggi esiste una sola fabbrica che la produce ancora: la Hirbawi Textile Factory di Hebron, attiva dal 1961. Tra interruzioni di corrente, blocchi stradali e doganali, continua a produrre kefieh artigianali che raggiungono ogni angolo del mondo, testimonianza viva di un’identità che resiste.

Il ritorno del significato politico della kefiah contro il genocidio in Palestina

la kufiya o kefiah, simbolo della liberazione della Palestina
Oggi le piazze europee che protestano contro il genocidio palestinese perpetrato da Israele hanno recuperato il significato politico della kefiah

In Europa, vietata in paesi come la Germania, viene mostrata ancora di più come un simbolo della resistenza palestinese. Oggi le piazze europee che protestano contro il genocidio palestinese perpetrato da Israele hanno recuperato il suo significato politico. Così viene utilizzata nelle proteste per la Palestina per proteggere i volti dei manifestanti, proprio come durante la repressione del mandato britannico e durante l’Intifada del 1987

Conclusione famelica: simboli che parlano, più delle parole

simboli della resistenza palestinese
Riscoprire il significato profondo dell’anguria e della kefiah significa riconoscere il potere della cultura e degli oggetti quotidiani come strumenti di resistenza.

In un tempo in cui le bandiere possono essere rimosse, un’anguria disegnata su un muro o una kefiah indossata con consapevolezza possono dire molto di più. Raccontano una storia fatta di terra, di cultura, di oppressione e di resilienza. Simboli che unificano un popolo senza stato e che oggi parlano anche per tutti coloro che nel mondo si oppongono alle ingiustizie.

Riscoprire il significato profondo dell’anguria e della kefiah significa riconoscere il potere della cultura e degli oggetti quotidiani come strumenti di resistenza. In un mondo in cui tutto può diventare virale, resta essenziale ricordare il perché certi simboli esistono, e per chi.

 

 

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Written by Monica Viani

Giornalista e blogger specializzata in enogastronomia e travel, non amo i confini e i pregiudizi, nemmeno quando mi siedo a tavola. In un calice di vino, in un piatto si nascondono storie, speranze e gioie di interi popoli. Cibo è cultura, contaminazione, convivialità, potere e tante altre cose da indagare con spirito famelico. Con Fabrizio Bellavista e il suo sguardo aperto al futuro, cerco di affrontare il mondo del cibo in chiave culturale. Il mio unico imperativo categorico? Mai fermarmi al primo morso, ma divorare tutto ciò che può essere degustato!

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