Retail e cibo al tempo dei Romani

Lo street food era già conosciuto al tempo dei Romani. Lo sappiamo grazie ai ritrovamenti di Pompei ed Ercolano.

Semplice street food, diffuso da sempre in tutta l’area mediterranea, oppure un vero fast food con locali annessi? Nelle città vesuviane di Pompei ed Ercolano c’erano i thermopolium (Pompei ne aveva ben 89). Connesso a questo particolare importante sul “retail” del 79 d.C., ci giungono anche notizie altrettanto importanti sulla dieta dell’epoca grazie alle ricerche degli studiosi della Royal Holloway University di Londra e dell’University of York. Tra i tanti risultati, una particolarità: a Ercolano gli uomini avevano una dieta più varia rispetto alle donne. Un’ultima riflessione prima di approfondire: la forte presenza di pesce e crostacei nella dieta, significava un grande miglioramento delle capacità cognitive (e quindi creative) del cervello di questi nostri antenati.

Il thermopolium era un punto di ristoro dove acquistare bevande e cibi pronti

Innanzitutto l’etimologia di thermopolium (ϑερμός “caldo” e πωλέω “vendere”): un locale di piccole o medie dimensioni (uno dei più grandi, a Pompei, è quello di Lucius Vetutius Placidus, sulla centrale via dell’Abbondanza) con un bancone sovente arredato con marmi colorati. Qualche particolare: sul banco erano incassate delle grandi anfore per la conservazione di cibi e bevande, mentre sul ripiano e su mensole a parete c’era i fornelli mentre molte grandi anfore di terracotta, destinate a contenere vivande, erano incassate nei muri. Un particolare: non sempre era possibile sedersi per consumare il pasto. Non c’è dubbio: si parla dell’antesignano dei moderni bar e lounge bar, tavole calde, street e fast food.

Cosa e come si mangiava al tempo dei Romani: retail e cibo 2000 anni fa

Quali erano i prodotti che si usavano sulle tavole? Riguardo sempre gli abitanti di Ercolano, grazie all’analisi delle ossa di 17 vittime, si è accertato cosa mangiassero, ecco qualche spunto: molti cereali come grano e miglio, poi lenticchie, fagioli, ciliegie, pesche e olive. Molte le varietà di pesce provenienti dal Golfo di Napoli: circa 70 tipi di pesce e crostacei. Molta curiosità ha destato il dato relativo all’olio d’oliva, consumato annualmente in misura di 20 litri pro capite. Altra particolarità, già segnalata nelle righe sopra: le donne di Ercolano mangiavano meno cereali e meno pesci e crostacei degli uomini. Proprio il pesce ma soprattutto i frutti di mare, erano un segno distintivo che differenziava nettamente i Romani rispetto ad altri popoli della regione mediterranea.

Dimmi cosa mangi e ti dirò chi sei! Anche in questo caso, anzi, ancora di più nel caso delle analisi storiche, si comprende il successo di una civiltà piuttosto che un’altra: una varietà così netta nella dieta non poteva che portare a più facili successi. Non dimentichiamoci, per esempio, l’impattodi una dieta a base di pesce e crostacei sulle capacità cognitive (e quindi creative) del cervello.

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