in

Gabriele Manzoni Bianco Asolo Montello DOC racconta il Montello tra memoria, territorio e futuro

Il Montello e la storia di un vitigno nato a Conegliano: un’altra idea di Veneto

Dettaglio dell'etichetta del Gabriele Manzoni Bianco Asolo Montello DOC, caratterizzata dalla figura della beccaccia, uccello tipico del territorio.

Gabriele Manzoni Bianco Asolo Montello DOC è il nuovo vino di Giusti Wine dedicato a Gabriele Zanatta, enologo e nipote del fondatore Ermenegildo Giusti. Prodotto da Incrocio Manzoni in purezza e nato nel cuore del Montello, il vino racconta il legame tra vitigno, paesaggio e memoria familiare. Dalla Tenuta Abazia, ai piedi dell’Abbazia di Sant’Eustachio, arriva un bianco di struttura, sapido e persistente, che interpreta una delle espressioni meno scontate della viticoltura trevigiana.

Il Montello ha una geografia che si riconosce prima ancora di essere raccontata. Colline compatte, boschi, vigneti e, ai piedi del rilievo, il Piave. È un paesaggio dove la storia non è mai troppo lontana: quella della Grande Guerra, quella delle famiglie contadine, quella delle abbazie e quella, più recente, di chi è partito e poi ha scelto di tornare.

È dentro questo paesaggio che nasce Gabriele Manzoni Bianco Asolo Montello DOC, il nuovo vino di Giusti Wine dedicato a Gabriele Zanatta, enologo e nipote del fondatore Ermenegildo Giusti.

Il nome della bottiglia è personale, ma il suo racconto è territoriale. Le uve arrivano dalla Tenuta Abazia, ai piedi dell’Abbazia di Sant’Eustachio, e sono quelle dell’Incrocio Manzoni, vitigno nato negli anni Trenta del Novecento dal lavoro di Luigi Manzoni alla Scuola Enologica di Conegliano.

Abbazia e i vigneti di Montello in provincia di treviso
I vigneti del Montello, territorio storico della viticoltura trevigiana e area di produzione del Gabriele Manzoni Bianco Asolo Montello DOC.

In una regione enologica abituata a essere raccontata soprattutto attraverso il Prosecco, il Gabriele porta dunque l’attenzione su unaltra idea di Veneto: quella dei vini bianchi di struttura, capaci di parlare di una collina e della sua storia senza necessariamente cercare la strada più prevedibile.

E forse non è un caso che sull’etichetta sia stata scelta una beccaccia, pronta a spiccare il volo. È un’immagine che tiene insieme due direzioni apparentemente opposte: le radici e il futuro. Esattamente come la storia di Gabriele Zanatta.

Il Montello, dove il Manzoni bianco ha trovato casa

Un vitigno nato dalla ricerca

scuola enologica conegliano

Per capire il carattere di Gabriele bisogna tornare alla Scuola Enologica di Conegliano e agli anni Trenta del Novecento. È qui che Luigi Manzoni, preside e studioso di viticoltura, lavorò alla creazione di diversi incroci destinati a lasciare un segno nella storia dell’enologia italiana. Il Manzoni Bianco nasce dall’incrocio tra Riesling Renano e Pinot Bianco: due varietà che danno origine a un vitigno capace di coniugare profumi, struttura e freschezza.

Quasi un secolo dopo, Giusti Wine sceglie di interpretarlo in purezza proprio nel territorio del Montello. Non è una scelta casuale. Qui il vitigno trova una dimensione coerente con la sua storia e con un paesaggio che, oltre ai vigneti, conserva boschi, sorgenti, abbazie e tracce profonde della storia veneta.

Una terra di vino, ma non solo

Il Montello è da secoli associato alla produzione di vino. Già nel Cinquecento, nella Historia Trevigiana di Giovan Francesco Bonifacio, il territorio viene ricordato per la qualità delle sue produzioni. Ma fermarsi al vino sarebbe riduttivo.

Il Montello è anche il paesaggio della Battaglia del Solstizio, combattuta nel giugno del 1918 durante la Prima guerra mondiale, quando il fronte del Piave divenne uno dei luoghi decisivi del conflitto.

È un territorio, dunque, nel quale la vigna non è mai completamente separata dalla storia. E forse proprio questa stratificazione aiuta a capire perché un vino come Gabriele non possa essere raccontato soltanto attraverso le sue caratteristiche organolettiche.

Gabriele Zanatta: quando il nome di una persona diventa un vino bianco veneto

Zanatta Gabriele e il Gabriele Manzoni Asolo Montello DOC

Crescere tra i filari e tornare a casa

Gabriele Zanatta è nato e cresciuto a Nervesa della Battaglia, nel cuore di questo paesaggio. La familiarità con la vigna è diventata presto una scelta professionale. Dopo la Scuola Enologica di Conegliano, ha proseguito gli studi all’Università di Udine, dove si è laureato a pieni voti. Poi sono arrivate altre esperienze nel settore, prima del ritorno nella cantina di famiglia.

Oggi lavora accanto all’enologo Mirco Pozzobon, sotto la supervisione di Graziana Grassini. Ma è il rapporto con questo vino a rendere il progetto particolarmente personale. «Mi sono innamorato di questo vino da subito», racconta Zanatta, ricordando che inizialmente la sua produzione non era nemmeno certa.

Alla fine, proprio quella convinzione ha portato Ermenegildo Giusti a scegliere il nome del nipote per la nuova etichetta. Il risultato è curioso: Gabriele è contemporaneamente una persona, un vino e una dichiarazione di continuità familiare.

Una beccaccia, un’abbazia e il paesaggio del Montello

Etichetta del vino Gabriele Manzoni Bianco con beccaccia
Dettaglio dell’etichetta del Gabriele Manzoni Bianco Asolo Montello DOC, caratterizzata dalla figura della beccaccia, uccello tipico del territorio.

La Tenuta Abazia

Le uve di Gabriele arrivano dalla Tenuta Abazia, una delle proprietà di Giusti Wine, situata ai piedi dell’Abbazia di Sant’Eustachio. L’abbazia è uno dei luoghi simbolo del Montello e rappresenta bene quel particolare rapporto tra paesaggio e cultura che caratterizza questa parte del Veneto.

Qui è legata anche la figura di Giovanni Della Casa, autore del Galateo, che frequentò il luogo nel Cinquecento. Il riferimento letterario non è soltanto una curiosità: ricorda quanto il territorio fosse già allora inserito in una rete culturale più ampia.

L’Abbazia di Sant’Eustachio è stata inoltre recuperata grazie al sostegno della famiglia Giusti, tornando a essere un luogo accessibile alla comunità. Vigneti e abbazia, quindi, convivono nello stesso paesaggio. E il vino finisce inevitabilmente per diventare una delle forme attraverso cui quel paesaggio viene raccontato.

La beccaccia come metafora

Sull’etichetta di Gabriele compare una beccaccia, uccello tipico del territorio, raffigurata nell’atto di spiccare il volo. È un’immagine semplice, ma efficace.

La beccaccia appartiene al paesaggio del Montello, mentre il volo suggerisce qualcosa che va oltre il luogo d’origine. È la metafora di Gabriele Zanatta: radici molto precise e, allo stesso tempo, la volontà di guardare oltre.

In fondo è questo il passaggio che molte aziende familiari stanno affrontando: come conservare una storia senza trasformarla in nostalgia?

Gabriele nel bicchiere: frutta, erbe e una vena minerale

Gabriele Manzoni Bianco Asolo

Il profilo aromatico

Nel bicchiere Gabriele Manzoni Bianco Asolo Montello DOC è di colore giallo brillante, con bagliori dorati, e mostra una buona consistenza. Il naso si apre su profumi di frutta gialla matura, fiori bianchi e gialli ed erbe aromatiche.

La susina incontra il biancospino, mentre maggiorana e timo aggiungono una componente vegetale delicata. Sul finale arrivano sensazioni più minerali, che ricordano gesso e sabbia. È un profilo che evita, almeno nelle intenzioni, la ricerca dell’effetto spettacolare. Il carattere del vino emerge piuttosto dalla progressione dei profumi.

Il sorso: equilibrio senza persistenza

n bocca il vino gioca soprattutto sull’equilibrio tra morbidezza e sapidità. La struttura c’è, ma non diventa mai pesante. La componente sapida mantiene il sorso vivo e accompagna una persistenza elegante.

Tornano la frutta, i fiori e le erbe aromatiche, mentre la vena minerale contribuisce alla sensazione di profondità. È forse proprio questo il punto più interessante del vino: dimostrare che un bianco del Montello può avere struttura senza rinunciare alla bevibilità.

La scommessa di Ermenegildo Giusti

La nascita di Gabriele è arrivata anche attraverso un dubbio. Ermenegildo Giusti racconta infatti di non essere stato inizialmente convinto dall’idea di produrre questo vino. Il timore era che i mercati esteri non fossero pronti a comprendere un bianco del genere.

Poi è arrivato l’assaggio in cantina durante l’affinamento. E qualcosa è cambiato. «Ho capito che rappresenta la vera espressione di ciò che può fare una viticoltura sana e mirata sul Montello», racconta Giusti.

La frase contiene una piccola sfida culturale: il Montello viene spesso associato ai suoi rossi e, più in generale, alle produzioni che hanno costruito la reputazione enologica della zona. Gabriele prova invece a spostare lo sguardo verso i bianchi di struttura, mostrando un’altra possibilità del territorio.

Dal Canada al Montello: la storia di Ermenegildo Giusti

Tornare dove tutto era cominciato

La storia di Giusti Wine non comincia in cantina. Ermenegildo Giusti, nato nel 1954 a Volpago del Montello, proviene da una famiglia contadina con una lunga tradizione legata alla terra. A 17 anni emigra in Canada, dove costruisce la propria attività imprenditoriale nel settore delle costruzioni.

Il ritorno al Montello arriva molti anni dopo. A partire dagli anni Duemila, Giusti decide di reinvestire nel territorio d’origine, dando vita al progetto agricolo che porterà alla nascita di Giusti Wine e sostenendo il recupero dell’Abbazia di Sant’Eustachio. La viticoltura diventa così una forma di ritorno. Non soltanto un investimento economico, ma anche un modo per riallacciare il filo con un luogo che era rimasto nella memoria.

Dal Prosecco alla Recantina, un territorio in bottiglia

Gabriele si inserisce in un progetto più ampio. Nella produzione di Giusti Wine trovano spazio l’Asolo Prosecco Superiore DOCG, i rossi del Montello e vitigni come la Recantina, varietà autoctona che negli ultimi anni è stata oggetto di una rinnovata attenzione.

La direzione sembra essere quella di costruire una lettura articolata del territorio, senza affidarsi a una sola denominazione o a un unico vitigno. In questo senso Gabriele è un tassello interessante: porta nel progetto un vitigno nato dalla ricerca della Scuola Enologica di Conegliano e lo riporta dentro il paesaggio del Montello.

Quando il vino diventa una storia di famiglia

Alla fine, Gabriele è un vino che parla di famiglia senza avere bisogno di trasformarsi in un semplice monumento alla famiglia. C’è il nonno che è partito per il Canada. C’è il nipote che è tornato alla terra attraverso lo studio dell’enologia. C’è un vitigno nato quasi un secolo fa nelle aule della Scuola Enologica di Conegliano. C’è un’abbazia recuperata, un territorio attraversato dalla storia e una beccaccia pronta a volare. Ma soprattutto c’è il Montello.

È lui il vero protagonista della bottiglia. Il Manzoni Bianco diventa così un modo per guardare nuovamente a questo territorio, chiedendosi non soltanto che cosa abbia rappresentato nel passato, ma che cosa possa ancora raccontare. Forse è questo il senso più interessante di Gabriele: non dimostrare che il Montello può fare grandi bianchi, ma provare ad ascoltare cosa il Montello ha ancora da dire.

Gabriele Manzoni Bianco Asolo Montello DOC in breve

  • Produttore: Giusti Wine
  • Vitigno: Incrocio Manzoni in purezza
  • Denominazione: Asolo Montello DOC
  • Zona: Montello, provincia di Treviso
  • Vigneti: Tenuta Abazia
  • Debutto: Vinitaly 2026, Verona
  • Prezzo indicativo: 22 euro in cantina e nello shop online


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Written by Monica Viani

Giornalista e blogger specializzata in enogastronomia e travel, non amo i confini e i pregiudizi, nemmeno quando mi siedo a tavola. In un calice di vino, in un piatto si nascondono storie, speranze e gioie di interi popoli. Cibo è cultura, contaminazione, convivialità, potere e tante altre cose da indagare con spirito famelico. Con Fabrizio Bellavista e il suo sguardo aperto al futuro, cerco di affrontare il mondo del cibo in chiave culturale. Il mio unico imperativo categorico? Mai fermarmi al primo morso, ma divorare tutto ciò che può essere degustato!

Cosa vedere a San Pietro di Feletto

Cosa vedere a San Pietro di Feletto: tra borghi, vigneti e cantine del Conegliano Valdobbiadene DOCG

Tradewife e casalinga non sono la stessa cosa

Il ritorno della casalinga: tradwife, Instagram e nostalgia di una vita perfetta