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Viaggio enogastronomico nell’Alto Casertano: vino, mozzarella di bufala e tante “chicche” da scoprire

Dove alloggiare, dove mangiare, un viaggio tra vigneti e un allevamento di bufale. E molto altro.

Mozzarella

La nostra partecipazione alla kermesse Praesentia – un evento che celebra le eccellenze del territorio tra cucina, cultura e identità – prosegue con un viaggio enogastronomico nell’Alto Casertano. Qui le proposte gastronomiche si intrecciano alla storia di una terra che gli antichi Romani chianavano Campania Felix. Ecco il racconto di un viaggio tra sapori e profumi

Ed eccomi a segiuire la seconda tappa della kermesse Praesentia, una manifestazione che si propone non solo come evento gastronomico, ma anche come occasione di scoperta e valorizzazione del territorio casertano, dove la cultura del cibo incontra la bellezza del paesaggio rurale. Siamo nella terra del vino, della mozzarella di bufala, del maialino nero, del fungo Porcino del Vulcano di Roccamonfina, delle nocciole Mortarelle e delle fragole di Pareto.

Viaggio enogastronomico Alto Casertano: gli itinerari del gusto in Campania

L’Alto Casertano, un tempo conosciuta come Campania Felix, continua a sorprendere con prodotti tipici, tradizioni contadine e sapori intensi

L’Alto Casertano è la terra della nostalgia, la terra che testimonia il suo passato con l’antica definizione romana di Campania Felix.Un appellativo che designava una terra fortunata, ricca di cultura e tradizioni, con un clima mite e un terreno fertile. Perfetta per il commercio e per godere degli ozi. Oggi chi la abita ricorda con un pizzico di nostalgia quelle epoche d’oro, come se fossero la “petit madelaine” di Proust.

Il periodo d’oro del Casertano: l’epoca borbonica e l’opera di Luigi Vanvitelli

reggia di caserta

Il momento storico più significativo per la città di Caserta coincide con l’epoca borbonica, quando la città fu protagonista di una trasformazione radicale. Durante questo periodo, Caserta si presentava come un grande cantiere a cielo aperto, con un unico obiettivo: diventare la nuova capitale del Regno di Napoli. A guidare questo ambizioso progetto fu uno dei più grandi architetti e ingegneri del Settecento, Luigi Vanvitelli, celebre soprattutto per la progettazione della maestosa Reggia di Caserta.

Tra le numerose opere concepite da Vanvitelli, alcune vennero completate, altre invece rimasero incompiute. Una delle più ambiziose fu il canale navigabile di Viale Carlo III, un’opera imponente pensata per collegare Napoli alla Reggia in modo funzionale e scenografico.

Le tre tappe per conoscere la tradizione culinaria campana interpretata dall’Alto Casertano

  • Cantina Magliulo 
  • Tenuta Cacciagalli
  • Azienda Agricola Casearia Lupara

L’Alto Casertano nasconde alcuni tesori enogastronomici, tutti da scoprire e gustare! Qui la bellezza della natura danza con lo scorrere di un tempo dettato dalla Natura. Non è un caso che Plinio il Vecchio definisse questa terra Campania Felix. Un’area della Campania, dove riscoprire il fascino di ritmi dolci e il sapore della vita rurale tra antichi borghi, arte, ristoranti e chicche segrete da cercare.

Prodotti tipici Alto Casertano e cultura del cibo nel Sud Italia

Reggia di Carditello,
Reggia di Carditello

Il nostro viaggio nell’Alto Casertano si concentra sul vino e la mozzarella di bufala. Dopo eserci soffermati ad ammirare la Reggia di Carditello, detta anche Real sito di Carditello, gioiello dell’architettura settecentesca, che faceva parte di un gruppo di 22 siti di proprietà della dinastia reale dei Borbone di Napoli, è la volta di tuffarci nella cultura enologica dell’Alto Casertano.

Cantina Magliulo, la storia dell’Asprinio d’Aversa

“Questo grande piccolo vino profuma di limone, è di una secchezza totale, sostanziale, che non lo si può immaginare se non lo si gusta”. Mario Soldati

Raffaele Magliulo, quarta generazione alla conduzione delle Cantine Magliulo, mi accoglie a Frignano, a pochi chilometri da Aversa, all’ingresso delle cantine sotterranee, profonde 14 metri e scavate nel tufo. Il protagonista delle nostre conversazioni è l’Asprinio d’Aversa, un vino bianco (anche in versione Spumante) che si segnala per la sua freschezza. L’Asprinio d’Aversa è anche testimone della cultura vitivinicola dell’Alto Casertano, dove la produzione del vino risale agli Etruschi. L’Alberata Aversana, la vite maritata e gli ipogei di tufo dove riposa il vino, raccontano, infatti, una produzione eroica del vino.

Cos’è l’Alberata Aversana: la vite maritata ai pioppi

Cantina Magliulo vite maritata
Viti maritate

L’Alberata Aversana è un’antica tecnica di coltivazione della vite tipica della Campania, in particolare dell’area aversana, in provincia di Caserta. Questo metodo si distingue per l’uso di pioppi o olmi come tutori naturali, attorno ai quali le viti vengono fatte crescere fino a raggiungere anche i 20 metri di altezza. Le viti così coltivate prendono il nome di vigne maritate.

La raccolta prevede l’utilizzo di un cesto e di una scala costruita sulla lunghezza della gamba del vignaiolo in modo da permettergli di avere le mani libere per raccogliere l’uva. Si tratta di una tipologia di coltura assaio costosa, prevedendo molta manodopera. Si tende, così, a ridurre l’altezza delle piante per abbattere le spese.

Una viticoltura eroica e spettacolare

La raccolta dell’uva nelle alberate richiede abilità straordinarie: i contadini locali, chiamati anche “uomini ragno“, si arrampicano su alte e strette scale di legno per vendemmiare e potare le viti. Questo tipo di viticoltura è altamente artigianale e faticosa, ma presenta notevoli vantaggi agronomici:

  • I grappoli, distanti dal suolo, sono protetti dal calore e dall’umidità 
  • L’uva mantiene un elevato grado di acidità
  • Le malattie della vite sono meno frequenti grazie alla maggiore aerazione.
  • Ha minore gradazione alcolica, pur mantenendo una certa complessità
  • Il terreno sabbioso conferisce al vino un bel colore giallo dorato
  • Si abbina perfettamente ai piatti di pesce, alla mozzarella di bufala e ai piatti poco profumati
  • Con l’aggiunta dell’Aperol, si trasforma in Aspritz. Da provare!

Le caratteristiche dell’uva Asprinio: degustare vini in una cantina sotterranea

Le caratteristiche dell'uva Asprinio: degustare vini in una cantina sotterranea

L’alberata è strettamente legata alla coltivazione dell’uva Asprinio, un vitigno autoctono campano che dà origine a un vino molto secco, fresco e agrumato. Grazie alla sua acidità tagliente e alla spiccata sapidità, l’Asprinio è perfetto per la spumantizzazione, sia con metodo classico che con metodo Charmat. Dopo aber visitato la cantina sotterranea, il mio consiglio è una degustazione delle migliori proposte di Cantina Magliulo.

Tenuta Cacciagalli: enoturismo, vini naturali e cucina gourmet ai piedi del vulcano di Roccamonfina

Tenuta Cacciagalli: enoturismo, vini naturali e cucina gourmet ai piedi del vulcano di Roccamonfina

A Teano, alle falde del vulcano spento di Roccamonfina, sorge l’azienda vitivinicola biologica I Cacciagalli. Un progetto nato dalla visione di Diana Iannaccone e Mario Basco, che hanno trasformato l’antica azienda agricola di famiglia in una realtà moderna e sostenibile, dedicata alla produzione di vini naturali e all’ospitalità rurale di qualità. Una grande opera di riqualificazione che ha previsto l’estirpo dei vitigni internazionali piantati dal nonno e la costruzione di un progetto che rifasse nascere quella Campania Felix dimenticata dopo l’Unità d’Italai.

Vitigni autoctoni e vini naturali in anfora

Tenuta Cacciagalli

La Tenuta Cacciagalli, con i suoi 4 ettari di bosco, si distingue per la valorizzazione di 5 vitigni autoctoni campani:

  • Aglianico

  • Falanghina

  • Fiano

  • Pallagrello Nero

  • Piedirosso

Questi vengono vinificati con metodi artigianali, spesso in anfora, per esaltare al massimo le caratteristiche del territorio vulcanico. Un esempio è lo Zagreo 2022, 100% Fiano, vinificato in anfora con lunghe macerazioni, che ha ottenuto i Tre Bicchieri Gambero Rosso 2025: uno degli orange wine più apprezzati in Italia.

Ospitalità di charme tra natura e gusto

I ruderi dell’antica tenuta sono stati recuperati e trasformati in otto camere eleganti, immerse nel verde. A completare l’esperienza, il ristorante gourmet guidato dal giovane e talentuoso chef Dario Panico, che propone piatti ispirati alla cucina contemporanea e realizzati con ingredienti a km 0, provenienti direttamente dal pollaio, orto e allevamento dell’azienda.

Un’esperienza enogastronomica unica

Un'esperienza enogastronomica unica al ristorante di Un'esperienza Tenuta Cacciagalli

Ogni piatto è pensato per valorizzare i vini dell’azienda e i prodotti locali. Ecco che cosa ho degustato:

  • Primo sfizio:Ciliegia alla sangria, una invitante ciliegia in osmosi con la sangria e carpaccio di bufala comn maionese di sesamo abbinato a Viento ‘e Mare, Metodo Classico Brut Nature da Fiano (80%) e Falanghina (20%).
  • Aperitivo di benvenuto:
    Viento ‘e Mare, Metodo Classico Brut Nature da Fiano (80%) e Falanghina (20%), con uovo poché su letto di asparagi, liquirizia e primosale di bufala.

  • Primi piatti d’autore:
    Cappellacci ripieni di stracotto di nero casertano, aglio nero e fave, abbinati a Pellerosa 2019, Aglianico vinificato in anfora.

  • Secondi piatti a filiera corta:
    Faraona in doppia cottura con carciofi e patate, accompagnata da Sphaeranera, Pallagrello Nero 100% affinato in anfora.

  • Pre dessert: crema di caffè
  • Dessert:
    Nocciola in tre consistenze, omaggio al territorio e ai noccioleti dell’azienda.

Agricola Casearia Lupara: storia, tradizione e innovazione nel cuore della Campania

La storia dell’Agricola Casearia Lupara tra tradizione, benessere animale e innovazione sostenibile

Alla scoperta della Mozzarella di Bufala Campana Dop a Pastorano, vicino Capua

Agricola Casearia Lupara: storia, tradizione e innovazione nel cuore della Campania

Nel cuore della piana del Volturno, a Pastorano, poco distante da Capua, sorge l’Agricola Casearia Lupara, un’eccellenza della produzione di Mozzarella di Bufala Campana Dop. Questo storico caseificio prende il nome dalla suggestiva Torre Lupara, un antico edificio simile a un castello, costruito all’epoca di Ferdinando IV di Borbone in un’area allora popolata da lupi – da qui il nome “Lupara”.

La famiglia Iemma e lo spirito pionieristico che ha cambiato la storia del latte di bufala

Agricola Casearia Lupara: storia, tradizione e innovazione nel cuore della Campania

Le radici dell’azienda affondano nella storia familiare dei fratelli Iemma – Cesare, Antonio, Benito e Ugo – originari del salernitano e un tempo allevatori di cavalli per il re e bufale. A seguito degli eventi bellici della Seconda Guerra Mondiale, furono costretti a ricominciare da zero, trovando rifugio a Torre Lupara, nel casertano.

Qui, Ugo Iemma, detto “don Ugo”, ebbe un’intuizione rivoluzionaria: fondare il primo caseificio specializzato nella trasformazione del latte di bufala in mozzarella e ricotta. Una scelta visionaria che ha anticipato di decenni le attuali tendenze di valorizzazione delle produzioni locali e di filiera corta.

Una visione etica ispirata allo Statuto di San Leucio

L’Agricola Casearia Lupara è molto più di un caseificio: è un progetto sociale e sostenibile. Fin dalla sua fondazione, l’obiettivo è stato creare un luogo che valorizzasse non solo il prodotto, ma anche le persone che lo realizzano.

Sono state costruite villette per i dipendenti, ispirate allo storico Statuto di San Leucio (1789), un modello sociale avanzato voluto da Ferdinando IV per i lavoratori della colonia reale. Questo statuto promuoveva uguaglianza, dignità, educazione e benessere, anticipando i principi del welfare moderno. Come allora, anche oggi il motto è chiaro:

“Un dipendente felice e una bufala felice rendono l’azienda vincente.”

La mozzarella di bufala frozen per il mercato americano

La scadenza della mozzarella di bufala di Agricola Casearia Lupara, una volta congelata, è di 24 mesi. Questo significa che la mozzarella può essere conservata in freezer per due anni senza perdere le sue caratteristiche di qualità e sapore.

Le piscine per il benessere delle bufale e per la produzione del latte della felicità

Le piscine per il benessere delle bufale e per la produzione del latte della felicità

Gli spazi dedicati alle bufale sono progettati per rispettare e favorire il loro comportamento naturale, garantendo benessere fisico e psicologico. Tra tutti gli elementi, uno in particolare attira l’attenzione: le piscine per bufale. Durante i mesi più caldi, l’acqua diventa un elemento cruciale per la loro salute. Le bufale amano trascorrere molto tempo immerse, sia per comfort sia per una necessità fisiologica: non possiedono ghiandole sudoripare. A differenza di altri mammiferi, infatti, non possono regolare la temperatura corporea sudando, per cui ricorrono all’acqua o al fango per abbassare la temperatura.

Visitare Agricola Casearia Lupara per imparare a fare la mozzarella di bufala e…degustarla!

Visitare Agricola Casearia Lupara per imparare a fare la mozzarella di bufala e...degustarla!

E poi presso Agricola Casearia Lupara è possibile partecipare ad una eravigliosa Mozzarella Experience, un modo divertente per vovere la mozzarella, conoscendone tutti i segreti.

Mozzarella Experience è un percorso di conoscenza che racconta

  • della Terra, come “Madre” Terra e come “Terra Felix”,
  • degli Animali, come i mammiferi e come la Bufala Mediterranea Italiana,
  • della trasformazione del Latte in Mozzarella.

Mozzarella Experience è un percorso esperienziale dove l’ospite potrà

  • dare con il biberon il latte al vitellino
  • fare dal latte la mozzarella
  • gustare la mozzarella e altri prodotti di bufala, come il gelato!

Come raggiungere Capua

Il modo migliore per arrivare da Napoli a Capua è in treno che richiede 53 min e costa €4 – €9. In alternativa, è possibile autobus, che costa €3 – €6 e richiede 1h 10min.

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Written by Monica Viani

Giornalista e blogger specializzata in enogastronomia e travel, non amo i confini e i pregiudizi, nemmeno quando mi siedo a tavola. In un calice di vino, in un piatto si nascondono storie, speranze e gioie di interi popoli. Cibo è cultura, contaminazione, convivialità, potere e tante altre cose da indagare con spirito famelico. Con Fabrizio Bellavista e il suo sguardo aperto al futuro, cerco di affrontare il mondo del cibo in chiave culturale. Il mio unico imperativo categorico? Mai fermarmi al primo morso, ma divorare tutto ciò che può essere degustato!

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