L’Istituto del Gelato Italiano e Sonia Peronaci propongono una ricetta a base di gelato confezionato facile da preparare a casa.Delizie al pandoro e pistacchio è un’idea per non rinunciare al gelato anche d’inverno!
La ricetta di Natale: delizie al pandoro e pistacchio

Ingredienti
Per 6 monoporzioni
- Per la base
Pandoro 750 g
- Per il ripieno
Magnum Algida pistacchio 2
- Per la bagna alla vaniglia
Zucchero 50 g
Acqua 50 g
Vaniglia 1 cucchiaino di estratto
- Per la glassa pinguino
Cioccolato fondente 450 g
Burro di cacao 200 g
Olio di semi di girasole 40 g
- Per completare
Granella di pistacchi 200 g
Procedimento
Per la bagna
Metti in un pentolino, l’acqua, lo zucchero e l’estratto di vaniglia e porta a bollore mescolando fino a che lo zucchero non si sarà completamente sciolto. Quindi spegni il fuoco e lascia raffreddare.
Per le basi
Tagliare il pandoro in sezioni orizzontali spesse 5 mm. Quindi copparle in modo da ottenere 6 dischi da 8,5 cm e 6 dischi da 7 cm.
Prendere i dischi più grandi e usarli per foderare altrettanti stampini a semisfera con diametro da 7 cm e altezza da 3,5 cm, quindi inumidirli con la bagna preparata.
Per il ripieno
- Prendere i gelati al pistacchio, eliminare i bastoncini di legno e tritarli grossolanamente a coltello.
- Usarli per riempire le cupole rivestite di pandoro e chiudere tutto con i dischetti di pandoro più piccoli, anch’essi inumiditi solo su un lato con la bagna, facendo sì che questo rimanga verso l’interno del dolce.
- A questo punto mettere tutto in freezer a congelare per 2 ore.
Per la glassa pinguino
- Fai sciogliere al microonde o a bagnomaria il cioccolato insieme al burro di cacao. Mischiare per bene i due ingredienti sciolti e aggiungere anche l’olio di semi di girasole e la granella di pistacchi, mescolando con una frusta.
- Attendere che la temperatura della glassa scenda fino a 30-32* e immergere uno a uno i dolcetti congelati con la calotta all’ingiù e poi rigirarli nella glassa con una spatolina o forchetta in modo da rivestirli completamente.
- Lasciare sgocciolare l’eccesso di glassa, disporre le delizie su una gratella appoggiata su una placca da forno, poi metterle in freezer su un vassoio foderato di carta forno a raffreddare per 10 minuti in modo che la copertura si rapprenda.
La ricetta delizie al pandoro e pistacchio è anche una ricetta anti spreco perché ci consente di utilizzare un pandoro regalato che non riusciamo a mangiare.
Conosci la storia del pandoro, uno degi ingredienti di delizie al pandoro e pistacchio?

Gli storici fanno discendere il pandoro da un antico dolce veronese probabilmente del 700, il Nadalin, un dolce lievitato ricoperto di un impasto di pinoli lavorati con lo zucchero – “la pignocada“ – e da granella di mandorle.
Le sue tracce si ritrovano in antichi documenti delle corporazioni dei festari o scalettéri, corporazioni di produttori di dolci che preparavano un pane dolce ricoperto di pinoli e zucchero in concorrenza con i pistori, i panettieri, a cui era permesso aggiungere alla pasta lievitata solo lo zucchero.
Il Nadalin è considerato l’antenato del pandoro anche per la caratteristica forma di stella a otto punte. La lavorazione era però assai diversa, dal momento che le punte erano formate a mano prima della lievitazione.
Lo storico Brugnoli per questi motivi preferisce considerare il veronese pan di Natale il vero antenato del pandoro. Studiando i registri di spesa del 700 della casa veronese Del Bene oltre al Nadalin trovò registrati gli acquisti di alcuni “pan di Natale” prodotti in un monastero femminile di San Giuseppe a Fidenzio. La ricetta, modificata poi nell’800 per l’influenza dei dolci viennesi che conoscevano un’importante lievitazione, aveva alcune similitudini con quella del pandoro.
Etimologia del nome e significato delle otto punte
La leggenda narra che un garzone della drogheria Melegatti alla vista del colore dell’impasto del nuovo dolce abbia lanciato un grido di stupore: “ L’è proprio un pan de oro!”.
Realtà o fantasia, è assai probabile che il nome del dolce natalizio veronese derivi dal colore giallo della pasta lievitata.
Una tesi meno accreditata rimanda al pan de oro della Serenissima, di cui non si hanno notizie certe. Sembra che nelle case dei patrizi veneziani si consumasse, durante le feste, un pane ricoperto di una foglia d’oro.
La classica forma a otto punte del pandoro, secondo alcuni studiosi richiamerebbe diversi riti pagani, per altri, al contrario, rimanderebbe alla stella cometa dei Re Magi.

